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Stuart Little1h 32'
Regia: Rob Minkoff Il sogno di rendere umani gli animali prima o poi si avvererà del tutto. Intanto il cinema contribuisce alla realizzazione del sogno
coi suoi effetti speciali sempre più strabilianti grazie alle tecnologie digitali, regalandoci le imprese di animali d'ogni tipo. La storia del topolino Stuart
che lascia l'orfanotrofio, per essere adottato dalla famiglia newyorchese Little è ispirata al romanzo per fanciulli scritto da E. B. White negli anni quaranta ed
è diretta da Rob Minkoff, già realizzatore del disneyano Il Re Leone. Stuart è un roditore, dal pelo bianchissimo, alto neanche una decina di
centimetri, vestito di tutto punto, pantaloni, giacca e cravattino, parla, come un vecchio saggio, di valori importanti, il desiderio di affetti familiari e i Little, padre
(Hugh Laurie), madre (Geena Davis) e figlioletto George (Jonathan Lipnicki), sono ideali per accoglierlo come un membro della famiglia, passano presto il test della scrupolosa
responsabile di adozioni. Ma all'inizio George è deluso del nuovo particolare, microscopico fratellino, che per le dimensioni ridotte non sarà mai in grado di
giocare con biciclette e pattini a rotelle, mentre Fiocco di Neve, il gatto di casa, bel persiano bianco, non sopporta che uno dei suoi nuovi padroni sia proprio l'avversario
di sempre, un topaccio, che mangerebbe in un sol boccone, tenta così di eliminarlo: prima lo abbandona sperando che anneghi dentro la lavatrice che si riempie d'acqua,
e poi "assolda" un gruppo di temibili gatti randagi. Ma Stuart mostra mille risorse, tra le quali la più impressionante per il piccolo George sarà la guida
intrepida del modellino di vascello a vela, costruito per la consueta gara al Central park in cui rivaleggiano i rampolli di Manhattan.
La parte più interessante del film è limitata alla stupefacente animazione degli animali. Soprattutto dei felini giacché
i gatti sono solitamente refrattari al tentativo tutto umano di fornire loro verosimili espressioni di sentimenti. Chi conosce i gatti sa bene quanto suonino falsi quei movimenti
artificiosi del viso per farli parlare. Eppure i tecnici dei laboratori Sony riescono a raffigurare con disinvoltura, lunghe conversazioni tra gatti, perfino un lungo inseguimento
in Central Park, attraverso tunnel, arrampicate sugli alberi, e un gran salto di molti metri nel laghetto da parte dei gatti cattivi, che naturalmente odiano l'acqua. Purtroppo,
esaurita la meraviglia fanciullesca - il target è piuttosto ristretto, per bimbi dai cinque ai nove anni -, plot e dialoghi s'incaricano di veicolare sterili pistolotti
sull'integrazione razziale, sul fatto che individui diversi, proprio come nella famiglia Little, possono tranquillamente convivere in perfetto amore. Tutto ciò è
davvero divertente dal momento che contrasta col pregiudizio visibile (per non dire ideologico) nell'illustrazione degli spazi della città separati dal famoso ponte di
Brooklyn: da una parte il quartiere italoamericano, buio, quasi gotico, frequentato da tipi poco raccomandabili, dall'altra le belle strade luminose di Manhattan dove abitano
le più quotate famiglie wasp (si tratta di un lapsus... ma la barca a vela di George si chiama proprio "wasp", in americano "insetto volante" ma anche acronimo di "white
anglo saxon protestant"). Alla faccia del politicamente corretto...
© 2000 reVision, Andrea Caramanna |
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