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Stigmate

Stigmata - 1h 41'

Regia: Rupert Wainwright



Bel pasticcio questo Stigmate opera ultima del giovane regista inglese Rupert Wainwright. Film che mischia (consapevolmente?) sacro e profano, le sante stigmate con la possessione demoniaca, lo Stato Vaticano con una qualsiasi dittatura sudamericana, la professione del prete con quella dell'investigatore privato. Tra il diavolo e l'acqua santa non vi è più molta differenza.
Frankie Paige (Patricia Arquette) è una tranquilla ragazza americana. Una vita segnata dai ritmi della normalità, un lavoro in un negozio da parrucchiera, serate trascorse con gli amici in discoteca, nottate passate a letto con il ragazzo di turno. La sua vita inizia a cambiare quando misteriose ferite si aprono nel suo corpo. Sui polsi, nella schiena. Uno strano potere sembra prendere il sopravvento sulla normalità della sua esistenza. Dopo essere stata causa involontaria di un incidente ferroviario in cui rimane coinvolto anche un prete, il suo caso comincia ad interessare la chiesa. Le ferite riportate da Frankie assomigliano sempre più a quelle inflitte a Gesù Cristo al momento della morte. Le stigmate. Ad indagare sugli strani accadimenti viene inviato Padre Kiernan (Gabriel Byrne), investigatore della Santa Sede specialista in miracoli. Ben presto Padre Kiernan si rende conto di essere di fronte ad un caso di possessione. Il corpo di Frankie è abitato da uno spirito. Resta da stabilire quale spirito, e per quale motivo, si sia impadronito dell'involucro mortale della ragazza. Lo spirito di Padre Almeyda, sacerdote morto in odore di santità, sembra pian piano emergere come il responsabile delle sofferenze patire da Frankie. Il motivo? Mettere in crisi il potere temporale della chiesa moderna come istituzione terrena. Il mezzo? La scoperta di un nuovo vangelo apocrifo scritto in antico armaico le cui prime parole sono: "Il regno di Dio è dentro te e in ciò che ti circonda. Non in edifici di legno e pietra."

In realtà "Stigmate" è un film di genere, appartenente a quella categoria di horror religiosi inaugurati circa vent'anni fa da L'Esorcista e che vede nel recente Giorni Contati il suo adeguamento tecnologico. Il fascino del diavolo, del maligno, non perde il suo potere neppure nell'era di internet. L'Esorcista si siede ad osservare lo stile MTV e ne scaturisce come risultato Stigmate.
Va però ben separato il contenuto del film dalla sua forma. Un contenuto confusionario formato da una casuale accozzaglia di simboli, questioni ed icone legate alla religione cattolica. Una trama assurda, frammentata, senza né capo né coda, che ben difficilmente sarà in grado di catturare emotivamente l'attenzione dello spettatore. Il film manca di ogni coerenza narrativa, gli avvenimenti si succedono quasi per giustapposizione. Enormi pertugi si aprono nell'intricato labirinto narrativo senza che alcuno sia in grado di percorrerli. (Come mai la (ri)posseduta Frankie cerca in più di una occasione di uccidere Padre Kiernan? Quale logica sottende al dolore inflitto dallo spirito di Padre Almeyda al corpo della povera ragazza?) Anche il detective in abito talare deve arrendersi di fronte alla completa mancanza di una logica.

A fare da contraltare alla pochezza del contenuto resta la forma. Uno stile certamente mutuato da quello dei videoclip. Molte immagini, numerosi frame, nell'arco di pochissimi secondi. Quasi ad ogni singolo frame viene assegnato un forte valore simbolico/narrativo. La pioggia del diluvio universale che bagna letteralmente tutto il film. Il volo delle colombe che in più di una occasione riempie e satura l'immagine. Le statue della Madonna che piangono lacrime di sangue. L'immagine, la sagoma, della croce che si ripete in modo quasi irritante per lo spettatore. Ed infine le stigmate. Segni misteriosi e minacciosi. La beatitudine e la sofferenza racchiuse in un'unica ferita. Interessante è anche notare, sempre a livello di forma, l'attenzione che il lungometraggio pone ai colori. Predominante è infatti l'utilizzo di colori freddi, dal blue, al nero, al verde, per rappresentare la città di Pittsburgh, luogo centrale del racconto. Il forte conflitto con il rosso vivo del sangue che sgorga dalle ferite della giovane Frankie è probabilmente l'effetto speciale più riuscito del film. A fungere da contrasto con la fredda città statunitense, è l'utilizzo di colori caldi, giallo, rosso, arancione, utilizzati per dipingere la città del Vaticano, la piccola città brasiliana che si vede all'inizio del film, e l'interno delle chiese. Anche al diverso uso dei colori è assegnato un valore simbolico. In definitiva un film da apprezzare con gli occhi e da dimenticare con la mente.

© 2000 reVision, Fabrizio Pirovano