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Indagini SporcheDark Blue - 1h 32'
Regia: Ron Shelton L'universo della polizia e la Los Angeles delle strade descritti da James Ellroy derivano da quel brutale omicidio della madre
dello scrittore, come ispirazione del male "assoluto", e della sua perpetuazione come mistero. Il tormento di una morte violenta, terrificante, che si
trasmette a tutti i personaggi di Ellroy, siano essi buoni o cattivi. La tensione morale tra Bene e Male si scontra con la quotidiana necessità di vivere in un
ambiente già molto determinato, claustrofobico e corrotto. Non si tratta di avvistare i puri di cuore o di abbattere i delinquenti, ma di reagire al "male
che si fa" come rumore inquietante di fondo. Tali reazioni sono varie. La corruzione del poliziotto, il senso di appartenenza che è sigillato e protetto da
decine di rituali compreso quello di iniziazione. Appare così un meccanismo complesso ma al tempo stesso regolato dagli eventi delle vite in gioco: ciascuno
con i propri segreti, le grandi paure, le angosce, costretti ad essere in qualche modo, forse il primo che si intuisce e poi su quel modo forse ricredersi, tornare
indietro ammesso che sia possibile, o troppo tardi perché non si paghi con la morte un gesto di dignità o coraggio. Ma anche tutto questo ha poco o nulla
importanza. Nel groviglio di sentimenti è prevalente il senso di caos martellante. Che si trasforma in una sorta di viaggio continuo, per le strade di Los Angeles
che sono o sembrano infinite. Per questo alla fine è la strada ad essere abbandonata, è l'orizzontalità pericolosa di quei percorsi perversi che per
un attimo vien meno. E quello sguardo dall'alto, anche se abbraccia con dolore i sobborghi in fiamme per le rivolte, sembra, almeno come punto di vista del protagonista
Kurt Russell, sostenuto dal movimento di catarsi che si è appena compiuto. In alcuni gesti, folli, misericordiosi, compassionevoli, allora consiste il senso epico
della presenza di una coscienza umana diretta verso mete irraggiungibili, ma tali tentativi scrivono la Storia ed accendono la speranza in qualcosa di migliore. Un'utopia forse?
Il pregio del film è di assediare i personaggi attraverso il confronto diretto con i loro rivali. Le altre facce, i diversi,
poiché la sfida, che ricorda quella di Michael Mann, è tra due fronti morali, ma anche tra bianchi e neri, che si affrontano in una lotta di potere,
ancorché gli afroamericani in quest'opera incarnino totalmente il senso di giustizia e di solidarietà (ad eccezione dei criminali e delinquenti di strada).
E poi la comunicazione vibrante di un'atmosfera di inquietante sospensione e di attesa. Cosa può succedere dopo il pestaggio di Rodney King? I poliziotti inchiodati
dal video la faranno franca? E dall'altra parte altri poliziotti mettono in scena abili falsificazioni. Uccidono apparentemente solo per difesa, arrestano solo gli indiziati,
mentre il sistema continua a mostrarci le innumerevoli complicità tra poliziotti, commissioni di giudizio, interrogatori pilotati e giudici che firmano mentre
sorseggiano l'aperitivo. Una città dove luci ed ombre in fondo coincidono, come un buco nero che risucchia tutto, la reattività dei personaggi appare troppo
impetuosa, è una risorsa psicologica smisurata che non ha cedimenti di fronte a orrori incessanti e all'immobilità impotente della società umana.
Per questo l'epilogo è squilibrato rispetto alle disperate visioni delle altre parti del film. Solo un piccolo spiraglio nella tragedia che continua a bruciare
all'orizzonte.
© 2003 reVision, Andrea Caramanna |
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