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La recensione dal 55° Festival de Cannes
di Elisa Schianchi clicca qui!


Spider

1h 38'

Regia: David Cronenberg



La scena iniziale di Spider è una soggettiva che a poco a poco invade il visibile: i passeggeri del treno scorrono a destra e sinistra dello sguardo, scivolano toccando il presunto misterioso osservatore, ma non si tratta di una soggettiva "concreta" poiché corrisponde solo al punto di vista "oscuro" di una macchina (da presa) e non al protagonista che infine scende da una carrozza del treno con la stessa valigia di un emigrante, baule del quale s'intuisce subito l'estraneità dall'utilizzazione consueta, ricettacolo di reliquie, effetti personali particolari, intimità diffuse, feticci, ninnoli misteriosi, rimasugli non identificabili, una spazzatura dell'anima che vive di scarti, rifiuti significativi. L'uomo, giovane ma profondamente affaticato, si trascina a stento lungo la banchina della stazione, in uno stillicidio che disturba e produce intensa repulsione. Balbetta confuso, farfuglia alcune parole, poi all'improvviso sembra lucido nello spazio che lo circonda, ridestandosi vigile e attento in altri spazi, luoghi e tempi della memoria. Appare quale custode o testimone di un vissuto intimo in cui è alter ego o freudianamente spaccatura incessante tra coscienza e subconscio. La percezione della realtà allora muta attraverso il flusso perturbante delle forze oscure, dell'abisso dell'anima, e produce reazioni variabili che si palesano come le trame di una tela di ragno. Su queste trame probabilmente sta incisa la potenza cogente delle pulsioni libidiche, il conflitto principale che Freud ha cristallizzato come sindrome della triangolazione edipica. Madre, padre e figlio sono elaborati nello spazio mentale e costituiscono infine una gabbia che implode continuamente, nella quale non c'è più certezza di coordinate.

Da questo spunto abbastanza tradizionale Cronenberg rifà una sorta di Gabinetto del Dottor Caligari, tanti punti in comune (come il direttore della casa di cura che si trasforma in responsabile di tutti i mali) con il capolavoro di Wiene. Cronenberg però tenta di dirci tutto e subito fin dal principio, mostra chiaramente un corpo malato, si concentra sulla percezione già alterata del protagonista, i tic naturalmente, le espressioni di terribile sofferenza, drammatica instabilità e incertezza, e la sensibilità ragnesca (chiusa nella sua impenetrabile dimensione arcana), focalizzata su organi come l'olfatto, la vista al buio, i rumori sordi eppure potenti, e poi i movimenti adiacenti rasoterra, lo scivolare su superfici remote (in basso, invisibili) che individuano i piccoli recessi della stanza, li fanno ridestare come appartenenze e opportunità per le capacità abilità di interazione del ragno, spazi microscopici e cosmi impensabili (gli stessi che ci sgomentano quando vi scorgiamo il passaggio di insetti) dove si trovano nascosti i segreti/secreti del corpo, e l'organismo si ammanta di altri corpi estranei, i vestiti plurimi, le camicie una sull'altra, per custodire più efficacemente la carica vitale selvaggia che cerca estenuante di rielaborare qualsiasi luogo per riprodursi.

La storia è quindi la produzione del sogno che intende fornire al sé la prova testimoniata, una situazione indicata come realtà. In Caligari il racconto introduceva a una storia che infine si dimostrava completamente falsa (o solo possibile), e nel racconto i personaggi principali erano gli stessi malati del manicomio. In Spider la malattia ha la stessa potenza di conversione, simula instancabilmente i personaggi principali della "propria" storia. Li fa diventare qualcosa di razionale e soprattutto costruisce elementi contro cui scagliarsi per nascondere il senso di colpa (così concluderebbe un'analisi psichiatrica). In Spider però ci interessa più che altro seguire la componente perturbante di qualsiasi percezione, il suo grado di deriva e di "schifo", di oscena repulsione (tanto nella tradizione Cronenberghiana), la sua fatica ad oggettivarsi, la sua (ri)caduta in una soggettività malata, laddove malattia significa sopravvivenza e per il ragnoindividuo costruzione incessante dell'intreccio, della tela, di fili e perle traslucide che possano funzionare come saldi punti di riferimento. Il ragno femmina dopo aver tessuto la tela e deposto le uova lascia la ragnatela per andare a morire, la storia naturale complessiva appare come momento di predestinazione. La storia si ripete come da Caligari a Spider e a noi non resta che accettarla con brutale inquietudine.

© 2002 reVision, Andrea Caramanna