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Speed Racer

2h 15'

Regia: Andy e Larry Wachowski



Speed Racer è cinema di transizione. E già ibrido tra videogame, cartoon tradizionale, blockbuster action, per non dire della serialità tv e dell'animazione giapponese "Mach GoGo" realizzata da Tatuo Yoshida. I fratelli Andy e Larry Wachowski spingono al massimo il media cinema che si riscopre sempre più vetusto, vero e proprio dinosauro, incapace di regalare quel coacervo di emozioni che sarebbe lecito aspettarsi da un certo tipo di spettacoli. Il cinema, con la sua sala vecchia, i sedili, lo schermo (per quanto grande) e il Dolby Digital, rimane comunque evento gestibile solo dall'occhio e dal cervello; non è ottovolante, non è il bungee jumping, non è neanche l'interazione che offre la console. La fruizione di Speed Racer è al novantanove per cento sensoriale: colori e velocità. Se poi gradite il flaccido contorno, l'insipido attributo insignificante di familismo, voglia di successo, diciamo che tutta questa vecchia "ferraglia" drammaturgica non è mai sembrata così obsoleta, sorpassata. Ma chi se ne frega del rapporto fraterno, della scomparsa di Rex e del suo enigmatico ritorno sotto mentite spoglie, che poi è la cosa più lucida del racconto tradizionale. Perché tutti gli interpreti badano soprattutto a rappresentare corpi buffi, vere e proprie caricature, manipolazioni e se vogliamo mutazioni in atto dell'organismo. Non a caso il film contiene una delle più originali idee di lotta corpo a corpo, laddove il corpulento John Goodman fa ruotare vorticosamente come un'elica l'avversario prima di scaraventarlo fuori dalla finestra (almeno mai visto nel cinema occidentale). Ed anche i precedenti combattimenti in stile orientale sono godibilissimi per ironia ed effetti speciali anche se durano soltanto pochi minuti di film, limitandosi a segnare in modo decisivo qualche scena. Ben più centrale è l'inedito "car-fu", vale a dire l'arte marziale praticata dalle vetture che si affrontano con le stesse spinte, evoluzioni, acrobazie dei lottatori orientali.

Certo fa impressione vedere Susan Sarandon tra tanti matti svitati, perché solo lei sembra non possedere quella faccia di gomma istrionica di tutti gli attori. Emile Hirsch/Speed Racer, che era il protagonista di Into the Wild, è del tutto trasformato. Il citato Goodman sembra fatto apposta per questa parte, anche se probabilmente poteva esser sfruttato di più come attore e non soltanto come corpo. Christina Ricci è la solita abile trasformista, nel senso che dove la metti sta sempre bene e nella parte. Matthew Fox, che interpreta Rex, ha una perfetta faccia geometrica, in pendant assoluto con le geometrie visionarie del film. Il cast tecnico certamente ha fatto il lavoro sporco. La digitalizzazione di tutte le scene è talmente massiccia che non c'è più un fotogramma girato senza il ritocco grafico. Film come Speed Racer devono far riflettere molto sul cammino che sta facendo il cinema in questi anni, ammesso che freghi a qualcuno. In ogni caso, Speed Racer difficilmente può essere ugualmente interessante su un piccolo schermo. Lo spettatore, infatti, deve giocoforza esser avvolto dal turbine di immagini in movimento, perché il piacere maggiore consiste proprio nell'elevato grado di pervasività di certo cinema contemporaneo, che non richiede interazione, piuttosto una passiva/massiva partecipazione sensoriale. Sicuramente la versione tridimensionale potrebbe rivelarsi quale naturale evoluzione di simili spettacoli.

© 2008 reVision, Andrea Caramanna