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L'Angelo della Spalla Destra

Fararishtay Kifti Rost - 1h 31'

Regia: Jamshed Usmonov



Alcuni movimenti dello sguardo, la lentezza della mdp che esplora silenziosa azioni, senza parole, solo gesti che sembrano dilatarsi/ti nel tempo "infinito" dell’umanità. La secolarizzazione non ha ancora spazzato i segni del villaggio in Tagikistan, i mestieri, i ruoli, le caratteristiche dei luoghi. Il cinema è ancora lo spettacolo precario, genuino, degli inizi (della Storia del Cinema), perché vale innanzitutto il movimento degli attori sulla scena e dall’altra parte una partecipazione attonita e rumorosa del pubblico; il divertimento cinematografico è, pornograficamente, "sempre" in movimento, contrapposto alla immobilità apparente del territorio, al segreto dispiegarsi delle vite diverse dei vari personaggi.
Così l’arrivo di Hamro coincide con l’inizio di una messinscena: la malattia della madre. Trucco "cinematografico" per indurre la pietà del figlio e spingerlo a ristrutturare la casa. Il cinema di Usmonov è pervaso da questa dimensione surreale e sognante, capace di raccontare con leggerezza le sfumature più o meno sorridenti o brutali del carattere ed anche le preoccupazioni umane, i dolori, le asprezze e le crudeltà di ogni vita.

Naturalmente sono segni profondamente scolpiti, incisi sui volti degli attori, tutti in grado di penetrare con efficacia ed offrire una simulazione azzerata dello spettacolo (da Actor’s Studio). Il cinema di Usmonov appare come la radura al riparo da ogni tipo di spettacolarizzazione, laddove la vivacità corrisponde al lato più autentico dei personaggi, alle sorprese curiose degli aspetti reconditi, che si mostrano "quasi" casualmente durante la narrazione come probabilità/improbabilità dell’anima.
L’Angelo della Spalla Destra è un film profondamente realistico e religioso per la sua infinita caducità narrativa e per l’interfaccia annullata nel respiro intenso di un’ambientazione sempre segnata da un codice filologico, che non sa mai di ricostruzione fatiscente di storie e spazi altri, esotici e non. Le derive trascendenti, in effetti, non trovano mai un’affermazione sincera, più che altro si ibridano, si mescolano con i riti e le tradizioni di funerali e morti annunciate, come il sogno della madre, non segnato da parentesi indicative, che precede solo un comportamento conseguente ai costumi popolari, come l’usanza di offrire regali agli abitanti del villaggio prima di passare a miglior vita.

© 2004 reVision, Andrea Caramanna