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South Park: Il Film
Più Grosso, Più Lungo & Tutto Intero

South Park: Bigger, Longer And Uncut - 1h 20'

Regia: Trey Parker



Una premessa è d'obbligo per introdurre il lungometraggio South Park: Bigger, Longer and Uncut. Il film come è ovvio è tratto direttamente dalla serie animata South Park. Appena sbarcata in Italia, trasmessa la sera della befana da Italia 1, la serie ha subito dado adito ad una ridda di polemiche. Per chi si fosse perso questa prima è pertanto necessario introdurre "personaggi" ed "interpreti" del cartoon. Difficilmente il neofita potrebbe avvicinarsi allo spirito e ai fatti narrati nel lungometraggio senza conoscere almeno a spanne il piccolo universo anarchico di South Park.
I protagonisti principali sono quattro piccoli bambini. Personaggi tanto piccoli quanto cattivi ed irriverenti nei confronti di ogni autorità... Eric, obeso ed aggressivo, vive con la madre che ha un oscuro passato da protagonista di film a luci rosse. Stan, il leader del gruppo, ha una sorella maggiore che lo picchia continuamente, un cane con dichiarate tendenze omosessuali e bandana rosina, ed ogni volta che incontra la sua amata Wendy non regge l'emozione e le vomita in faccia. Kyle è ebreo. Tanto basta a farne lo zimbello della compagnia. Ha un fratellino adottato che usa come pallone da football ed una madre che assomiglia in maniera impressionante al segretario di stato americano Madeleine Albright. Kenny è povero. La sua condizione sociale non lo pone certo al riparo dalle angherie dei compari, anzi. Vive sotto un cappuccio che gli copre perennemente il volto impedendo di comprendere cosa dice. Inoltre Kenny è costantemente vittima di un atroce destino. Un destino che lo vede morire, a volte tra indicibili sofferenze, alla fine di ogni episodio per poi resuscitare miracolosamente in quello successivo. Contorno ai protagonisti sono il maestro schizofrenico, che si esprime in classe utilizzando un buffo pupazzetto, il preside della scuola, depressa e deprimente larva umana affetto da strane manie comportamentali, il cuoco di colore della mensa scolastica, depositario della conoscenza sessuale e animato da irrefrenabili istinti libidinosi verso qualsiasi esseri animato o meno. Tutti vivono nella bucolica cittadina di South Park, Colorado, Stati Uniti. Tranquilla e ridente cittadina all'interno del parco delle Montagne Rocciose dove si consumano i peggiori riti di sopraffazione.

Il tutto è rappresentato con tratti molto semplici, infantili, da cartoncino di auguri natalizio. Una serie di figure ed ambientazioni costituiti dalla semplice unione di elementari forme geometriche, quasi del tutto prive di movimento. A questa semplicità del disegno fa da contrappunto l'estrema violenza del linguaggio. Parolacce a raffica, espressioni scurrili, rumori molesti e continui riferimenti all'organo sessuale maschile e femminile. Il contrasto tra il medium ed il mezzo di espressione verbale non fa che amplificare la risonanza di entrambi, aprendo un varco incolmabile tra mezzo e messaggio. Creato da due ex compagni di università, Matt Stone e Trey Parker, South Park non rispetta nulla e nessuno, trasformando ogni disgrazia, sia essa di ordine storico, sociale, psichico o addirittura fisico, in commedia, in soggetto del ridicolo. South Park è talmente politicamente scorretto da farsi beffe persino della definizione di "politicamente corretto". Per fare questo approfitta di un mezzo solitamente riservato ai più piccoli, il paradiso terrestre dei cartoni animati, per irridere, smitizzare, spernacchaire il mondo degli adulti. Adulti del mondo reale che insorgono, impauriti, perché il "loro" mondo non è più solo "loro". Distinti onorevoli che pongono interrogazioni alle istituzioni, non rendendosi conto che certe sedute parlamentari liberamente mostrate dalla televisione potrebbero finire direttamente nella prossima puntata della serie animata. Anche Telefono Azzurro insorge e protesta, forse allertato da uno dei protagonisti del cartone animato. South Park spaventa perché mostra, edulcorato dal medium cartoon, la società in cui viviamo. Ma spaventa anche per la completa assenza del mondo adulto, capace di mostrasi nel cartoon intento a creare disastri ancora peggiori di quelli creati dai bambini. Questa assenza di un senso etico, o di qualsivoglia "senso", soprattutto nelle persone adulte dovrebbe scandalizzare e far riflettere maggiormente che il semplice uso ed abuso di un linguaggio particolarmente colorito. In questo modo la serie si piazza al di fuori di qualsiasi contesto normale, risultando fortemente spiazzante per il pubblico.

Il lungometraggio animato South Park: Bigger, Longer and Uncut è una riflessione autoironica ed autoreferenziale sui temi portati avanti dalla serie televisiva. Questa volta i quattro protagonisti vengono plagiati nel loro comportamento e nel loro linguaggio da un film canadese: "Culi di Fuoco". Un film che ha come protagonisti due attori canadesi, tali Terrence e Philip, che basano tutta la loro comicità sull'uso sconsiderato della scoreggia e sull'abuso di termini scurrili. In pratica "Culi di Fuoco" come riflesso di South Park. Terrence e Philip come Matt Stone e Trey Parker, i due creatori di South Park. Quasi costretti ad apprendere qualcosa sul mondo adulto dal cinema, data l'assenza completa di una normale relazione tra genitori e figli, i quattro finiscono col riportare pari pari le gesta e le espressioni dei loro eroi cinematografici a scuola. Un comportamento anomalo che scatena le ire del loro insegnante e costringe genitori ad infliggere loro un periodo di punizione. Non contenti i genitori sembrano aver finalmente trovato il pretesto per poter scaricare tutti i loro peccati, le loro mancanze, e le colpe della società americana su di un elemento esterno. La nazione canadese. Dopo aver rapito con l'inganno i due attori nordamericani ed averli condannati a morte, gli adulti scatenano una assurda guerra santa contro il placido paese degli aceri. Paese degli aceri che reagisce eliminando fisicamente, grazie ad un ardito raid aereo, tutti i membri della famiglia Baldwin. Nota famiglia di attori hollywoodiani. E' la dichiarazione di guerra. Canada e Stati Uniti da sempre alleati sono coinvolti in una atroce guerra fratricida che solo il coraggio e la saggezza dei bambini porterà a conclusione. Parallelamente e contemporaneamente a questa vicenda principale si sviluppano le avventure separate dei quattro protagonisti. Stan alla ricerca del santo clitoride per poter finalmente conquistare la bella Wendy. Kenny che, nel tentativo di dare fuoco ad una delle sue scoregge imitando Terrence e Philip, viene avvolto dalle fiamme e muore tra atroci sofferenze. Giunto all'inferno trova un luogo governato da un Satana omosessuale che intrattiene una deprimente relazione con Saddam Hussein. Sarà il suo "solito" sacrificio finale a riportare la pace sulla terra evitando l'invasione delle forze del male. Kyle alle prese con l'iperattiva madre, leader della neonata associazione delle Madri Contro il Canada, ed animata da forti istinti guerrafondai. Ed infine Eric, vittima di un nuovo esperimento scientifico. Nel suo cervello viene impiantato un chip elettronico che provoca una forte scossa elettrica ogniqualvolta il soggetto pronuncia un vocabolo sconcio. Una sorta di novella Cura Lodovico. In una sorta di contrappasso sarà proprio questo componente elettronico a fornire l'arma definitiva contro le preponderanti forze del male comandate da Saddam Hussein. Le quattro storie parallele ed il tema principale troveranno il loro punto di incontro nel pirotecnico finale.

Lo stile utilizzato per raccontare tutta la vicenda è quello del musical. In circa ottanta minuti di durata del lungometraggio si contano ben quindici interventi musicali. Interventi volutamente ispirati alla produzione animata disneiana, ma che ne rappresentano l'esatto opposto. Basta leggere i titoli di alcune canzoni e scorrere tra i versi delle stesse. "La madre di Kyle è una troia", "Incolpiamo il Canada", "I am super" apologo in stile Broadway sull'omosessualità, e via dicendo fino al tenero Satana che intona una leggiadra "Lassù" in stile La Sirenetta di Disney.
Oltre che una "profonda" riflessione sul ruolo della censura, soprattutto quella cinematografica, il film si rivela essere una graffiante satira animata sulla società degli adulti. Sulla loro incapacità cronica di avvicinarsi al mondo dei bambini. Il vero obiettivo della satira è la stupidità del mondo dei grandi, intento ad osservare la pagliuzza negli occhi dei bambini piuttosto che accorgersi del tronco posizionato nel loro cervello. La libertà di espressione verbale e il coraggio di fronte all'oppressione e alla imbecillità delle persone "mature" sono le armi utilizzate dai piccoli eroi di South Park. Del resto solo un mondo abitato da adulti degenerati sarebbe in grado di andare incontro alla catastrofe dell'autodistruzione difendendo ed utilizzando la violenza fisica e accusando la violenza verbale di corrompere la mente dei più piccoli.

© 2000 reVision, Fabrizio Pirovano