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Solo un Padre

1h 33'

Regia: Luca Lucini



Ogni pulsione ha una sua particolare fisiognomica. E la pulsione del dolore, quando la memoria si aggancia alle esperienze più lancinanti rimanendo incagliata tra presente e passato, è capace d’imprimere il proprio marchio nell’espressione più di qualsiasi sentimento. Accade quando si diventa prigionieri di sé stessi, segnati da traumi trascorsi, e i sorrisi tirati fungono da maschera del disagio quotidiano: il dolore ama nascondersi, come testimonia qualunque cul de sac esistenziale e ritrovare la strada del dialogo, con la propria coscienza e con quella del mondo, è un tragitto assai difficile da percorrere.
Qui si racconta la storia di un padre. Di un trentenne rimasto vedovo con una figlia di dieci mesi a carico. Una storia apparentemente semplice, ma difficile da rappresentare con la dovuta acutezza e sensibilità. Trovarsi di fronte al peso di una responsabilità biologica (l’aver messo al mondo una creatura) può essere viatico di un rigenerante apprendistato. Ed è questo il tragitto di Carlo, il dermatologo protagonista di Solo un Padre, film con cui il regista Luca Lucini compie un passo avanti scrollandosi di dosso l’esperienza didascalica e sorniona di Tre Metri Sopra il Cielo e L’Uomo Perfetto (entrambi con Riccardo Scamarcio) e la nervosa enfasi del precedente Amore, Bugie & Calcetto. Il Carlo di Luca Argentero (che scopriamo attore in fase di crescita) ha una carriera ben avviata, amici solidali in grado di confortarlo, genitori premurosi ed affettuosi (interpretati da Gianni Bisacca e Elisabetta De Palo), un fisico atletico mantenuto dallo jogging quotidiano, un auto sportiva e una bella casa. Suo principale sostegno emotivo è la splendida e dolcissima Sofia, detta Fagiolino (in scena le sorelline Michela e Fabiana Gatto), vibrante ed incerta, capace di risucchiare energie fisiche e mentali come sanno esserlo le neonate. La piccola è nata mentre Melissa (Claudia Pandolfi) moriva sul tavolo operatorio nel metterla al mondo. Carlo, elaborando a fatica il suo lutto, si è legato ad amici che condividono il suo stesso lavoro: l’estroso e spiritoso Giorgio (Fabio Troiano) e l’omosessuale Oscar (Alessandro Sampaoli) entrambi capaci di riempire i vuoti delle sue serate. Ed ecco che davanti lo specchio convesso, nel quale Carlo si riflette confondendosi coi tratti vispi ed intelligenti della figlioletta, appare la single Caterina (interpretata dalla promettente Anna Foglietta di cui abbiamo notato la presenza nell’interessante esordio della regista siracusana Lisa Romano, Se Chiudi gli Occhi, film che, come questo di Lucini, sa mescolare dramma ed ironia). E’ una donna incredibilmente generosa, che ama il suo gatto e corteggia il nostro ragazzo padre inviandogli spesso delle e-mail eloquenti. Fino a quando una mattina, durante una corsa lungo il fiume Po, Carlo incontra casualmente Camille (la dolce Diane Fleri), una ricercatrice francese trasferitasi a Torino per ragioni di studio. L’afflato, destinato a trasformarsi in solidarietà, provoca un effetto catartico e una metamorfosi fisiognomica che apre la rigenerante prospettiva di un’autoanalisi sincera in Carlo. Quando Camille entra con decisione nella sua vita, i toni da commedia della prima parte del film si stemperano in quelli sentimentali della seconda. Facendo luce sull’esperienza passata, il protagonista ora può rileggere ed interpretare la qualità del suo ménage con la moglie Melissa scoprendo che esso si era già consumato prima della nascita della piccola.

Derivato da un romanzo di un brillante scrittore australiano di nome Nick Earls intitolato "Le disavventure semiserie di un ragazzo padre", sceneggiato con mano sensibile da Giulia Calenda e Maddalena Ravagli, Solo un Padre è una parabola morale lavorata con tocchi delicati ed un buon equilibrio drammaturgico anche se lo script sacrifica alcuni personaggi secondari, come il gruppo di amici di Carlo, come l’esuberante figura di Caterina al centro di una cena casalinga (dove l’impacciato protagonista combina guai nel bagno) e come la segretaria dello studio Eleonora (Sara D’Amario). Con questa sua equilibrata prova Lucini si mostra assai abile a fotografare con la dovuta espressività Torino (con l’ausilio del direttore Manfredo Archinto) rendendone la dimensione di capitale europea ed accentuandone le tonalità malinconiche in linea con lo spirito del racconto. Anche gli ambienti interni assumono una loro dimensione narrativa: l’elegante abitazione di Carlo in relazione con l’habitat precario di Camille, con problemi di ristrutturazione e di corrente elettrica. Il personaggio del libro di Earls è uno di quelli che sarebbero piaciuti a Hugh Grant (anche se i padri e i mariti incarnati dall’attore inglese risultano più cinici). Con questo climax sospeso tra Woody Allen e Nick Hornby, Solo un Padre evoca atmosfere apparentabili a quei drammi romantici americani dove il paesaggio si fonde alle identità più segrete dei personaggi.
Una sequenza come quella della voce di Melissa, ormai morta, che echeggia nella segreteria telefonica messa in moto dalla vivace Fagiolino è una sfumatura mélo che rimanda all’incipit commovente di Grace is Gone dove John Cusack si trascina malinconico mentre risuona l’ultima incisione vocale della moglie che morirà in Iraq. Ed è curiosa l’analogia tra il personaggio di Argentero e quello di Richard Gere, chirurgo plastico nell’imminente Come un Uragano, folgorato dal dolore che lo attanaglia (la morte sul tavolo operatorio di una paziente affetta da un tumore alla pelle) durante una corsa sulla spiaggia di Rodanthe. Anche Carlo è sedotto epifanicamente mentre si ritrova a contatto con la natura, nel paesaggio di un mare in tempesta. E’ quello l’istante in cui il dolore si trasforma in consapevole adesione alla necessità del vivere, in coscienziosa presa d’atto del proprio, importante ruolo di genitore.
Ad incorniciare con il dovuto vigore questo film attento a calibrare lacrime e sorrisi, troviamo le musiche originali di Fabrizio Campanelli e una celebre canzone dei R.E.M., "Everybody Hurts", che evoca, sottolineandolo emblematicamente, il frastagliato percorso di resurrezione di Carlo, giovane padre di oggi.

© 2008 reVision, Francesco Puma