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Solo un Bacio per Favore

Un Baiser s’il Vous Plaît - 1h 40'

Regia: Emmanuel Mouret



Di uno come Emmanuel Mouret s’impara presto a non farne a meno. Nato dalle parti di Marsiglia e trasferitosi presto a Parigi, il nostro non è solo un interprete dal singolare ed impassibile aplomb, un commediante stralunato e sornione come certi prototipi attorali dei classici d’antan, ma è pure un autore a tutto tondo che scrive e dirige i suoi film esibendo una vena ironica dallo spiccato retrogusto amarognolo: trame ed atmosfere tra Rohmer e Woody Allen abilmente sciolte in raffinate partiture assai curate nei dettagli e ben capaci di conquistare per intelligenza e misura.
Che Mouret possegga l’orecchio assoluto tipico di chi sa fare i conti con la difficile arte della commedia, lo abbiamo compreso vedendo, in occasione di una fugace apparizione nelle italiche sale, il suo penultimo Cambio d’Indirizzo, delizioso calembour musicale giocato sul pretesto delle fatali conseguenze dalla condivisione casuale di un appartamento, minimalistica ronde di vedute esistenziali con scorci urbani e casalinghi interni disegnati per accenni come, del resto, le tenerezze e le leggerezze di marca truffautiana rilevabili direttamente nella pettinatura demodé del protagonista che cita quella dell’indimenticabile Antoine Doinel/Jean-Pierre Léaud della mitica saga.
Altrettanta attenzione merita quest’ultimo Solo un Bacio per Favore, arguta lezione di economia del desiderio, visto durante le "Giornate degli Autori" l’anno scorso al festival di Venezia. E’ ancora una volta il bacio a divenire emblema della vertigine amorosa, rigurgito di un fremito più o meno "rubato", vibrazione episodica destinata a farsi eterna attraverso la memoria: a patto che a regalarlo sia la persona giusta, quella che è difficile da individuare tra le pieghe di un quotidiano sempre più alienato, quella che svela l’altra metà del cielo generando un’imprevedibile reazione dei sensi.

Per Gabriel (Michaël Cohen) tutto sembra doversi risolvere rapidamente riguardo al fulminante incontro con la bella ed elegante Emilie (Julie Gayet), in quel di Nantes dove la giovane si trova per affari: passaggio in auto, invito a cena non privo di consensuale fibrillazione e poi nuovamente in auto dove lui tenta di suggellare il feeling conquistato attraverso un bacio sulla bocca mentre lei lo frena conducendolo in una camera d’albergo per raccontargli la storia di due suoi amici irretiti anche loro da un improvvido schiocco. Il sipario si apre su una parigina prospettiva en abîme lungo la quale c’imbattiamo in Nicolas (incarnato da Mouret), timidissimo professore di matematica al quale capita di vedersi negato un bacio da parte di una giovane prostituta casalinga incontrata dopo l’ultima delusione amorosa. Sottrattosi al mercificato amplesso, l’uomo mostra di non sapersi fare una ragione di quel cogente rifiuto al punto di coinvolgere, nella sua nevrosi a fior di labbra, l’amica e confidente Judith (Virginie Ledoyen), sposata all’italiano Claudio (il nostro Stefano Accorsi), benestante e innamoratissimo farmacista colmo di hobby fino all’astrazione (dal tennis alla passione per Schubert). La richiesta, da parte dell’ormai complessato Nicolas, di un bacio liberatorio con Judith fa scattare il sentimentale afflato rimosso: ai due amici scopertisi innamorati non resta che trasformarsi in cupidi ad uso e consumo del terzo incomodo. A Claudio viene destinata l’hostess Câline (Frédérique Bel, già vista in Cambio d’Indirizzo), opportunamente addestrata all’addescamento fatale dall’amico Nicolas.

Inutile risulterebbe sciorinare la trama e gli infiniti spunti sofisticati e surreali dell’intrigo erotico–rosa: anche in questo caso Il Letto Racconta, come recita il titolo di una celebre commedia con Doris Day. Basti dire che Mouret si rivela raffinatissimo stratega della narrazione di pulsioni intermittenti: due vicende incastonate ad arte riflettono, intessendo immagini volanti come parole, le impervie giravolte dell’estasi desiderante mentre l’occhio esperto del regista cattura l’impalpabile simmetria del corteggiamento comme il faut. Un delizioso teatrino dell’amore appena appena meno casto di quello alla Renoir: palpeggiamento del seno, bacio fatidico e poi l’amplesso magico tra Judith e Nicolas, con il sigillo dei piedi di lei intrecciati ai calzini di lui ai bordi del letto. Eleganza di un sagace tocco alla francese, quello che si può mostrare in forma di commedia dell’indicibile erosione di due destini (più due più due) che s’incrociano. Il piacere del cinema che fa della passione una suggestiva possibilità di evasione, il tutto donatoci da un cineasta dallo sguardo lungo che in futuro, scommettiamo, saprà ancora farci sorridere.

© 2008 reVision, Francesco Puma