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Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate

A Midsummer Night's Dream - 2h 03'

Regia: Michael Hoffman



Il cinema ispirato a William Shakespeare ha spesso destato sentimenti di diffidenza. Shakespeare è un'altra cosa - è ovviamente più complesso ed ambiguo -, si potrebbe facilmente concludere, anche a proposito di questa versione sullo schermo di Sogno Di Una Notte Di Mezza Estate. Ma la storia del cinema è fatta di continue trasposizioni dalla letteratura, alcune opere sono ripetutamente materia di rielaborazione, il cui obiettivo è spesso di stravolgere il modello originale, illuminandolo di una luce moderna. Ricordiamo due bellissimi esempi recenti, i due Riccardo III, quello di Richard Loncraine interpretato da Ian McKellen e quello di Al Pacino, sua pure la regia. Questa commedia giocosa del Bardo è già stata adattata più di una decina di volte, secondo le informazioni di Garzatine e dizionari di cinema. Ricordiamo quella del regista tedesco Max Reinhardt del 1935 che vedeva nelle parti di Puck e Nick Bottom rispettivamente un giovanissimo Mickey Rooney, allora tredicenne, e James Cagney; quella molto libera di Woody Allen del 1982 più esplicitamente dedicata al sesso (non per niente si chiamava Commedia Sexy In Una Notte Di Mezza Estate).

Due elementi sono determinanti per un giudizio abbastanza positivo sul film: il primo è che Michael Hoffmann non solo è un ottimo scrittore di commedie (è autore, infatti, della sceneggiatura) ma è anche un regista sensibile al ritmo, come avevamo già scoperto nel suo ultimo film, Un Giorno Per Caso, con la coppia scintillante Pfeiffer-Clooney. Il secondo è che gli effetti speciali non sono utilizzati a sproposito, essendo limitati alla creazione dell'immaginario fatato: un bosco popolato da elfi e lucciole, una terra misteriosa, luoghi che evocano perfettamente il mondo mitologico dell'inconscio tanto caro a Shakespeare.

La lettura di Hoffman è dunque assai fedele all'originale, mentre i toni più cupi sono stemperati dai modi carini della commedia hollywoodiana anni novanta. Tra gli attori spicca senz'altro Kevin Kline, uno di quei pochi attori che davvero può permettersi qualunque cosa e rimanere credibile ed affascinante, finanche, prendendo le sembianze di un asino, di esser vittima di un incantesimo insieme alla regina Titania che s'innamora del brutto animale. Se la godibilità della messa in scena è attribuibile soprattutto all'apporto tenero e delicato della scenografia, alle sequenze notturne nella foresta, la superficialità dei personaggi tende invece a sacrificare la parte del testo che sviluppa i conflitti, gli ineffabili ingranaggi dell'attrazione amorosa, che sullo sfondo dovrebbero comunicare un percettibile sgomento per l'insostenibile leggerezza dell'essere umano. Invece qui tutti gli ingredienti sono funzionali alla commedia e la verve comica dei personaggi finisce con l'apparire, alla lunga, stucchevole, a meno di non considerare il film un'opera d'animazione strettamente riservata ad un pubblico infante.

© 1999 reVision, Andrea Caramanna



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