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Il Senso di Smilla per la NeveSmilla's Sense of Snow - 1h 55' Prima grande produzione cinematografica girata, sia pure parzialmente, in Groenlandia, Il Senso di Smilla per la Neve è tratto dall'omonimo bestseller, oltre 5 milioni di copie vendute in tutto il mondo, di Peter Hoeg, quarantenne scrittore danese particolarmente amato dalla critica. Ma tanto il libro risulta coinvolgente ed affascinante, tanto vuoto e superfluo ci appare il film.
Diretto da Bille August, già vincitore di un premio Oscar e della Palma d'Oro a Cannes nel 1987 con il suo Pelle alla Conquista del Mondo, Smilla, chiamiamolo così per maggiore comodità, è l'ennesimo passo falso di un regista troppo spesso osannato a sproposito. Chi, del resto, può essersi dimenticato la noia e l'irritazione prodotte da quel melodrammone finto-sudamericano che era La Casa degli Spiriti? Certo, qui la situazione è un po' migliorata, ma la qualità continua ad essere latente. Thriller psicologico dai ritmi volutamente lenti, Smilla si propone come la versione al femminile di uno dei tanti film di azione hollywoodiani, ma un incalzare degli eventi al limite della staticità e, d'altro canto, un'analisi dei personaggi poco più che superficiale ne fanno un prodotto difficilmente apprezzabile. Aperto da un prologo in stile catastrofico ambientato nella Groenlandia del secolo scorso che risulterà chiarificatore dell'intera vicenda, il film è la storia di Smilla, glaciologa trasferitasi a Copenhagen dalla natia Groenlandia, donna dal carattere duro ed introverso, attratta da tutto ciò che le da una sensazione di infinito e, proprio per questo, con una forte sensibilità per la neve e la matematica. Quando il piccolo Isaiah, suo vicino di casa a cui, come vediamo attraverso una serie di flashback, è molto legata, viene trovato morto dopo essere caduto dal tetto e la polizia archivia subito il caso come un incidente, Smilla, convinta dalle tracce lasciate nella neve che la situazione non possa essere così semplice, si impegna con tutte le sue energie per risolvere i tanti misteri che si frappongono fra lei e la verità. Scontrandosi con le reticenze di medici illustri, i segreti di oscure spedizioni scientifiche e società minerarie dalle ambigue macchinazioni, Smilla, con il solo aiuto dell'indecifrabile vicino di casa che conosciamo solo come "il meccanico", riuscirà nel suo intento solo dopo un pericolosissimo viaggio che la porterà verso le caverne ghiacciate della Groenlandia a bordo del Kronos, un battello dall'aspetto tenebroso, trasformato in un attrezzatissimo laboratorio. A fronte di una bella fotografia che si fa apprezzare in modo particolare nelle scene artiche e di un cast perfetto nei ruoli minori, con nomi del calibro di Richard Harris, Mario Adorf e Vanessa Redgrave, chi non convince affatto sono proprio i protagonisti. Sia Julia Ormond (Vento di Passioni, Sabrina) che Gabriel Byrne (Nel Nome del Padre, I Soliti Sospetti) sembrano completamente fuori parte e, non riuscendo a suscitare in noi la benchè minima emozione, certamente non contribuiscono alla buona riuscita di questo film. © 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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