Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



Under The Skin

1h 25'



Esplora i meandri più riposti dell'animo femminile il bel film della regista inglese Carine Adler, Under The Skin. Presentato in anteprima alla passata Mostra del Cinema di Venezia nell'ambito della rassegna "British Renaissance", Under The Skin racconta la storia di Iris (Samantha Morton), giovane irrequieta e assetata d'amore, attraverso il suo rapporto con le altre due donne della sua famiglia: la madre e la sorella maggiore. Da sempre Iris vive nella convinzione che la madre (Rita Tushingham) abbia una particolare predilezione per sua sorella Rose (Claire Rushbrook), pertanto si adopera in ogni modo per attirare l'attenzione della donna su di sé. Quando poi questa si ammala di cancro, cercare di conquistarne l'affetto diventa un impegno a tempo pieno per la giovane, ma la donna muore prima di accorgersi che lei esista, o almeno così pensa Iris. Sconvolta e incapace di reagire, Iris abbandona la casa materna per trasferirsi in un piccolo appartamento e dare inizio ad una nuova vita, una vita che la vede rompere con tutto ciò che la lega al passato: il suo ragazzo, il suo lavoro, i suoi amici, sua sorella... La giovane non riesce però a liberarsi del dolore per la perdita della madre che, inespresso, ben presto sfocia in comportamenti patologici che la spingono sempre più verso l'autodistruzione. Solo quando Iris riuscirà ad accettare di condividere il proprio dolore con la sorella ritroverà il suo equilibrio e avrà la forza di affrontare la vita.
Girato sullo sfondo di una Liverpool irreale, funzionale ad esprimere lo smarrimento della protagonista, Under The Skin è un film di grande impatto emotivo che si arrischia sul terreno poco battuto delle ossessioni femminili con ottimi risultati e questo sia per l'uso di un linguaggio visivo fortemente emozionale, sia per la selezione di suggestivi temi musicali, sia per le innovative scelte stilistiche, ma soprattutto per l'intensa interpretazione della brava Samantha Morton.




Incontro con Carine Adler




Carine Adler, bella signora inglese dai capelli castani, dopo aver conseguito una laurea alla National Film and Television School ed aver collaborato con le principali reti televisive britanniche in veste di sceneggiatrice e autrice di cortometraggi, è riuscita finalmente a realizzare il suo sogno: fare un film.
Così la regista ha risposto alle nostre domande...

- Signora Adler, da quale intenzione nasce Under The Skin?
"Potrei dire che Under The Skin nasce da una serie di intenzioni... Innanzi tutto mi interessava raccontare un'esperienza totalmente femminile, ma volevo farlo seguendo un percorso narrativo alternativo a quelli tradizionali e andando a toccare quegli aspetti dell'animo femminile di cui il cinema in genere non si occupa. A suggerirmi la strada da seguire è stato il libro "Madre, Madonna, Puttana" della psichiatra Estela Welldon in cui viene spiegato come nel rapportarsi al dolore molte donne sviluppino comportamenti autodistruttivi. Ho quindi pensato ad un contesto che rendesse possibile trattare questo argomento ma che al tempo stesso mi permettesse di affrontare un altro tema che mi era caro e che raramente viene trattato al femminile, quello della rivalità. Una volta definito il contesto mi sono concentrata sulla protagonista: volevo fosse diversa, un'anti-eroina, una donna con cui fosse difficile simpatizzare d'impatto, ma la cui intensità emotiva inducesse alla riflessione. Be', credo di essere riuscita nel mio intento!".

- C'è qualcosa di autobiografico nella vicenda raccontata in Under The Skin?
"A parte il fatto che anch'io ho delle sorelle, assolutamente nulla".

- Quali sono state le principali difficoltà che ha dovuto affrontare per realizzare questo film?
"Come tutti gli esordienti ho dovuto lottare ed aspettare molto prima di riuscire ad ottenere i finanziamenti per il film. Se è difficile infatti trovare qualcuno disposto a finanziare un film incentrato su una storia di vita reale, lo è doppiamente se di tale storia è protagonista una donna, e questo a causa della convinzione, ormai radicata in molti produttori, che tali argomenti al giorno d'oggi non interessano più. Comunque, non so ancora come, ma alla fine sono riuscita a trovare i finanziamenti per il mio film. Risolto il problema dei soldi, pensavo di avere in mano la situazione e invece si è presentata subito una nuova difficoltà e questa volta, vi assicuro, risolverla non è stato semplice...".

- Non ci tenga sulle spine, di cosa si è trattato?
"Della ricerca della protagonista. E' stato molto difficile infatti trovare l'attrice giusta per il ruolo di Iris, perché, trattandosi di un personaggio estremamente complesso dal punto di vista emotivo, necessitava di un'interprete capace di darsi con grande generosità e nessuna delle attrici cui avevamo sottoposto il ruolo sembrava invece disposta a mettersi in gioco. Poi un giorno si è presentata per la parte una giovane attrice, Samantha Morton: abbiamo capito subito che il ruolo di Iris sarebbe stato suo, perché aveva sia il fisico che l'inquietudine che richiedeva il personaggio. Quando poi l'abbiamo sottoposta ad un provino non abbiamo avuto più dubbi: era assolutamente perfetta".

- Nel suo film è possibile identificare dei richiami al cinema di Wong Kar-Wai, in particolare ad Hong Kong Express. Cosa le piace di questo cineasta e quale lezione ha appreso da lui?
"Mi fa piacere che abbiate visto nel mio film dei riferimenti ai lavori di Wong Kar-Wai, trattandosi di un regista che amo molto. Sono sempre stata affascinata dalla libertà con cui racconta le sue storie, dal suo prescindere dalle convenzioni e così ho cercato anch'io nel mio film di rompere le regole, scegliendo insieme al mio direttore della fotografia, il bravissimo Barry Ackroyd, le soluzioni tecniche più funzionali alla storia e ad esprimere gli umori della protagonista".

- Ci fa qualche esempio?
"Per dare al film uno stile più "intimo" abbiamo deciso di riprendere tutto con una telecamera a spalla e di usare il ralenti nelle scene in cui era importante che venisse fuori il tormento interiore di Iris, la sua percezione delle cose".

- Perché ha scelto di girare il film proprio a Liverpool?
"Avevamo bisogno di una città che evocasse il senso di perdita e la malinconia che attanagliano la protagonista e a questo scopo Liverpool ci è sembrata assolutamente perfetta. Inoltre girare a Liverpool presentava anche meno problemi rispetto a una città come Londra".

- Under The Skin ha conseguito numerosi premi, ce n'è uno che le ha fatto particolarmente piacere ricevere?
"Naturalmente sono stata felice ogni qual volta il film ha ricevuto anche un piccolo riconoscimento, ma devo ammettere di aver provato una fortissima emozione quando il Festival di Edimburgo ha assegnato ad Under The Skin il premio come miglior opera prima inglese, anche perché non credevo di poterla spuntare con un concorrente come The Full Monty".

- Quale messaggio spera che porti questo film al pubblico?
"Spero che questo film aiuti le donne a non aver paura di guardarsi dentro".

© 1998 reVision, Maria Stella Taccone



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci