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Shrek 2

1h 32'

Regia: Andrew Adamson, Kelly Asbury, Conrad Vernon



La missione di Shrek 2 è invadere due universi: la Fiaba e il Cinema. Guerra dichiarata sin dall’incipit. Prima scena: il Principe Azzurro entra nel solito castello incantato per destare la Bella Addormentata... ma sul bianco talamo, dietro le candide tende, trova un lupo dal sesso incerto ad informarlo che la bella è convolata in viaggio di nozze. Seconda scena: il filmino della luna di miele di Shrek e Fiona, con tanto di manone dell’orco sullo schermo per aggiustare l’obiettivo e abbracci tra le stesse onde di Da Qui all’Eternità.
Shrek 2 è una terra di mezzo posta tra le favole e le immagini in movimento, zona franca nella quale dissidenti e schegge impazzite di entrambi i regni si trovano a coabitare con esiti esplosivi. E tale incrocio giunge a completa fusione a Far Far Away (città natale di Fiona), dove Hollywood e il Reame Fatato diventano esattamente la stessa cosa. Il Cinema si finge Fiaba che si finge Cinema: Pinocchio come Tom Cruise in Mission Impossible, il matrimonio di Shrek e Fiona come la cerimonia degli Oscar. Gioco di specchi che coinvolge perfino il doppiaggio: Antonio Banderas è il Gatto con gli Stivali, ma è pure il Banderas di Zorro; Eddie Murphy è Ciuchino, ma pure la spalla ciarliera e rompiscatole di Nick Nolte in 48 Ore.
Anche la musica viene immersa in questo calderone di rimandi. Se Pixar e Dreamworks hanno ripudiato la logora struttura "a operetta" della Disney, Shrek 2 la recupera in modo sottile. Non una sola nota è "innocente", ma tutto si fa citazione e ironia multistrato. La metamorfosi di Shrek in aitante bellimbusto è commentata da "Change" di Bowie (con stridente allusione al travestitismo gay). Tutti i brani intradiegetici trovano poi "giustificazione" realistica nel concerto finale, quando il Gatto e Ciuchino si calano nel ruolo di rockstar per un’indiavolata "Livin’ la vida loca" di Ricky Martin, con annesse parodie di Michael Jackson e Flashdance. Finanche l’unico intervento sonoro tradizionale (e dunque tradotto, come canone Disney impone), la minacciosa predica che la Fata Madrina rivolge a Fiona tra mobili che saltellano, partecipa anch’esso al registro metacinematografico dell’insieme, echeggiando tutte le streghe malefiche del cinema animato da Biancaneve a Cenerentola.

Ma sotto il gioco intertestuale, è da ammirare il perfetto sviluppo drammaturgico. Prendiamo la sequenza del ritorno di Shrek imbellito a Far Far Away. L’orco sale lo scalone del castello (non si accorge di Fiona che corre dalla parte opposta), entra in camera, scorge una figura di spalle: crede che sia Fiona, ma invece è la Fata Madrina; intanto Fiona esce all’aperto, trova Ciuchino tramutato in destriero e scambia il Gatto con gli Stivali per Shrek; quindi si imbatte nel Principe Azzurro che si finge Shrek; lei non sa se crederci, ma ecco che sopraggiungono il Re e la Regina; il Re sa benissimo dell’inganno e cerca di persuadere la moglie, che resta sospettosa; contemporaneamente, dalla finestra la Fata Madrina mostra a Shrek che Fiona ha ormai trovato un nuovo amore... Questo traffico incredibilmente complesso di sette personaggi persi tra equivoci e finzioni, viene risolto in meno di due minuti, con un’efficacia e una leggerezza inarrivabili.
Tra voci che connotano corpi, pozioni che li trasformano, animali che si sognano divi del pop, Shrek 2 si rivela un saggio sull’eterno dualismo essere/apparire: l’orco fa di tutto per sembrare rispettabile ai regali suoceri; Fiona rinuncia alla bellezza per amore; il re era in realtà un ranocchio; l’inferocito Gatto con gli Stivali sa diventare all’occorrenza un tenero micino... Un mondo di maschere dove tutti recitano se stessi, e il ruolo che vorrebbero diventare, e il ruolo in cui la vita ci incatena. Personaggi che evadono dalla favola che li soffoca, disegni animati che evadono dal pubblico infantile a cui il mercato li costringe. Verde, puzzolente, scorretto come il Grinch, Shrek è l’incontrollabile catalizzatore che sporca e sovverte per sempre questa società congelata in compartimenti stagni, dove si nasce o re con corona o villico con forcone. Shrek è l’alieno inclassificabile, verace incarnazione della fiaba classica, crudele, antigraziosa, orripilante: impurità che mezzo secolo di detersivo Disney avevano accuratamente mondato. Ed è sorprendente constatare come alla base di tutta la recente animazione (Monsters & Co., Alla Ricerca di Nemo, Gli Incredibili) vi sia sempre un identico tema: la paura/amore per il Diverso. Ma non è forse questo ciò che racconta ogni favola?

© 2005 reVision, Dante Albanesi