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Shrek

1h 29'

Regia: Andrew Adamson



Shrek è un film contraddittorio e spiazzante sia nel contenuto che nella forma. Per Italo Calvino la fiaba è come una magica noce al cui interno si può trovare "l'intero universo della narrativa". Shrek è una fiaba digitale, un genere letterario molto antico adattato alle esigenze e ai dettami del postmoderno. Il primo film di animazione in grado di raccontare una fiaba, di risalire alle origini del genere restituendo al racconto quella crudeltà ed immoralità primitiva, interessando gli spettatori più piccoli, ed allo stesso tempo capace di riflettere e parodiare i codici del genere fiabesco divertendo gli spettatori più smaliziati.
Shrek è un orripilante orco di colore verdastro che vive in completo isolamento al centro di una puzzolente palude. Un bel giorno il suo spazio viene invaso dai profughi delle fiabe scacciati dal loro regno dal perfido principe nano Lord Farquaad. I tre porcellini, il lupo di cappuccetto rosso, un irrequieto pinocchio e tutta la banda prendono possesso della palude dell'orco. Infastidito dall'inaspettata invasione, Shrek, accompagnato da un mulo (stra)parlante incontrato durante l'invasione, decide di far visita e chiedere spiegazioni al piccolo principe. Shrek entra nel castello di Farquaad proprio mentre si sta svolgendo un torneo per decidere chi sarà l'eletto, l'eroe che dovrà salvare la bella principessa Fiona dalle grinfie di un enorme drago che la tiene prigioniera e donarla in sposa al principe nano. Shrek viene catapultato all'interno del torneo e ovviamente lo vince. A questo punto Lord Farquaad promette a Shrek di liberare la sua palude dagli ospiti ingombranti una volta sposata la bella Fiona e diventato re. Shrek e ciuchino, l'eroe e il suo aiutante, partono alla ricerca del castello ove Fiona è tenuta prigioniera. Una volta trovato il castello, ferito il drago nei suoi sentimenti più intimi, i tre protagonisti iniziano il viaggio di ritorno verso la città dove regna incontrastato Farquaad. Durante il viaggio nasce una strana simpatia tra l'orco e la principessa liberata, un sentimento reciproco che, unitamente ad un colpo di scena finale, porterà verso un inaspettato e canonico happy end.

Durante il viaggio verso il castello dove è tenuta prigioniera Fiona, Shrek raccoglie una cipolla in un campo. Inizia a mangiarla sollevando il disprezzo di ciuchino che alla cipolla cruda dice di preferire un bel piatto di lasagne. Shrek allora spiega al sua amico che: "gli orchi sono come le cipolle, hanno diversi strati". Shrek è come una cipolla, ha diversi strati, diversi piani di lettura. La struttura narrativa ricalca alla perfezione quella classica della fiaba. Addirittura il film è "incorniciato" nella formula fissa del genere. Inizia mentre Shrek sfoglia un libro di fiabe che si apre con la formula "C'era una volta" e si chiude con una variazione del tema "E vissero tutti felici e contenti". Peccato che l'orco stia leggendo il libro mentre espleta i suoi bisogni corporei e subito dopo aver letto la pagina la utilizzi come carta igienica e peccato che, nel finale, al "felici e contenti" venga sostituito un irriverente "orribili e contenti". In questo scarto, in questo spostamento è racchiuso il film. La trama è quella solita della fiaba. L'eroe, assecondato da un compagno, è chiamato lontano da casa a compiere una serie di imprese per poter adempiere al compito che gli è stato commissionato. In questo peregrinare incontra un antagonista che mette alla prova l'eroe stesso. Superata questa prova di coraggio definitiva, l'eroe è pronto a ritornare a casa per punire il suo antagonista e convolare a nozze regali con la solita splendida principessa. Nella fiaba le azioni predominano sui personaggi che sono delineati in modo schematico e risultano significativi solo in base al ruolo che essi svolgono. Shrek stravolge e ribalta questa convenzione creando una profonda frattura tra personaggi e ruoli. Non c'è più corrispondenza tra i personaggi e i ruoli loro assegnati. Il principe che dovrebbe essere l'eroe è in realtà un nano codardo ed infingardo. Il suo antagonista, l'orco cattivo delle fiabe, è l'eroe del racconto. La bella e dolce principessa è un'agile e spavalda guerriera che custodisce un orribile segreto. Il terribile drago sputafuoco è in realtà un drago femmina in cerca di un compagno stabile. Tutto è stravolto, rovesciato sotto sopra. La peculiarità del film è proprio quella di spiazzare lo spettatore tramite questo semplice stratagemma narrativo. I bambini si divertono incontrando strani personaggi che compiono azioni eroiche. Gli adulti riflettono sull'alto grado di codificazione del genere. Pur mantenendo contatti strettissimi con il genere fiabesco, Shrek lo mette in ridicolo, ne costruisce una perfetta parodia infarcendola di riferimenti più o meno velati al mondo del cinema. Shrek si muove quindi su due linee parallele ed opposte, il recupero della tradizione del racconto fiabesco, con i suoi temi e i suoi personaggi "invertiti", e lo spostamento dei riferimenti. Non più rimandi all'universo delle fiabe ma all'immaginario comune del cinema moderno. Un immaginario che piano piano va sostituendosi a quello delle fiabe. E' per assurdo più facile che un bambino (ri)conosca le evoluzioni acrobatiche stile Matrix di Fiona che non la fiaba dei tre porcellini o dei topini ciechi.

Ma Shrek è anche un film di sintesi. Completamente digitale, con personaggi e luoghi creati al computer senza alcun riferimento alla realtà circostante. Shrek è, come e meglio dei suoi predecessori a partire da Toy Story per arrivare sino a Dinosaur, un universo parallelo autonomo, una terza via che si fa largo tra il cinema live e i cartoni animati tradizionali. Un mondo luminoso che per costruire la sua realtà (più reale del reale?) abbandona i riferimenti tradizionali, nega il profilmico in modo totale, e si avvicina ai videogames, al mondo di internet, agli screen saver, alla mediazione digitale. Il digitale diviene così "the great leveller", il grande livellatore, capace di fagocitare al suo interno ogni tipo di immagine, di testo, facilitando l'osmosi di tutti gli elementi della cultura. La fiaba tradizionale, il cinema moderno, i videogiochi, i fumetti, le pagine web. Una principessa che sembra uscita da un libro di favole e che combatte come Keanu Reevs in Matrix, un asino parlante che sembra un fool shakespiriano, uno specchio magico che si atteggia a schermo cinematografico, un drago con problemi sentimentali capace di innamorarsi perdutamente di un ciuchino che non sfigurerebbe in un film di Woody Allen.
Restano una strana comunione di intenti ed una profonda contraddizione tra il film Shrek e il medium utilizzato per realizzarlo. Entrambi, fiaba e forma digitale, sono un elaborazione del reale, da una parte fantastica dall'altra tecnologica, un artificio per cercare di dare una angolazione diversa alla riproduzione e all'analisi della realtà. Inconciliabile, contraddittorio e per questo estremamente affascinate, è invece il tentativo di raccontare una fiaba che porta come insegnamento l'assoluta irrilevanza dell'aspetto esteriore, della forma, utilizzando un mezzo che tende invece alla (ri)rappresentazione perfetta del reale, della realtà, delle forme che in essa vivono, siano essi uomini, orchi, castelli, draghi o asinelli. Insomma, per dirla tutta fino in fondo belle a aitanti principesse che di notte si trasformano in rozze e cicciottelle orchesse dagli occhi dolci.

© 2001 reVision, Fabrizio Pirovano



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