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Shakespeare In Love

2h 02'

Regia: John Madden



I film tratti dai lavori teatrali di Shakespeare, o ispirati alla sua (peraltro oscura) biografia sono in tal numero da costituire un genere, con sue regole ed interpreti che si avvicendano nel tempo, dall’immenso Laurence Olivier fino a Kenneth Branagh. Shakespeare In Love è un film che ha pochi legami con questa tradizione, e tende piuttosto al gioco metalinguistico, alla (non troppo) irriverente rilettura, per facezie ed illazioni divertite, della figura di un gigante della cultura occidentale. "Will" Shakespeare diventa uno scapestrato e vanesio flaneur, amante di prostitute; sbarca il lunario scrivendo commedie che la fama di Christopher Marlowe condanna ad un precoce oblio, ed è interpretato con impeto e qualche rudezza da Joseph Fiennes. Aneddoti a parte, il piatto forte del film è il sentimento amoroso, quello reale che unisce il poeta di Stratford alla bella ereditiera Viola de Lesseps, e quello letterario che prende forma nelle parole di "Romeo e Giulietta": la donna dei desideri ha il volto di Gwyneth Paltrow, attrice scialba e inadatta ad un ruolo complesso, in cui dovrebbe sottilmente giocare con l’identità sessuale, suggerire e continuamente dissimulare le coincidenze tra il piano della finzione e quello della realtà. Si ha l’impressione che quanto di buono venga dalla penna di Tom Stoppard, grande commediografo e autore della sceneggiatura di Shakespeare In Love, sia quasi sempre dissipato da una regia fragile e da attori manchevoli.

E’ infatti innegabile la cura profusa da Stoppard nell’elaborazione di un ipertesto calibrato e godibile: nella cornice di una storia d’amore che s’intreccia con l’opera d’arte, egli intesse una trama di citazioni che oscillano fra l’evidenza e l’erudizione; vediamo Will arrampicarsi fino al balcone dell’amata Viola, che lo attende coi capelli sciolti, trepidante d’amore come la Giulietta Capuleti che nasce contemporaneamente per il palcoscenico; ecco una rappresentazione de "I Due Gentiluomini di Verona" cui assiste la regina Elisabetta, vera appassionata di teatro, e poi uno scambio di battute tra Shakespeare e Marlowe che sembra raccogliere le fantasie di chi ancor oggi ipotizza strane affinità tra i due grandi autori.
Tornare sul luogo d’un romanzo, o sulle ceneri d’un personaggio per donargli un’altra vita è operazione tipica della letteratura e del cinema post-moderni, si pensi al recente "Long John Silver" di Bjorn Larsson che va a riesumare uno dei protagonisti de "L’Isola Del Tesoro", o a Mary Reilly, incursione laterale nella vicenda del Dottor Jekyll condotta da Stephen Frears; o ancora al bel testo teatrale (successivamente adattato anche per il cinema) Rosencrantz e Guildestern Sono Morti, recupero dei caratteri dell’Amleto scritto proprio da Tom Stoppard. Ma Shakespeare In Love, con le sue carenze di ripresa e messa in scena, non corrisponde appieno ai modi del filone summenzionato, e meno che mai somiglia al gesto iconoclasta di Duchamp (il quale mise i baffi alla Gioconda di Leonardo per contestare la passività dell’ammirazione che il pubblico dell’arte tributava al quadro). Si rimane piuttosto nell’ambito dell’intrattenimento, senza gli intenti pedagogici del Riccardo III di Al Pacino, con qualche strizzatina d’occhio alle reminiscenze scolastiche dello spettatore.

© 1999 reVision, Luca Bandirali





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