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Sesso e Potere

Wag The Dog - 1h 37'



Se credete all’affermazione che che il mondo sia tutto ciò che accade nei media (vedi Bruno Ballardini in "Manuale di disinformazione", Castelvecchi) o non ci avete mai pensato, allora Wag The Dog - Sesso E Potere (veramente orrendo il titolo italiano) è il film che fa per voi. La manipolazione delle notizie è quasi sempre organizzata da potenti gruppi di interesse. In questo caso è l’équipe del presidente americano a mettersi in azione per costruire una serie incredibile di balle televisive, ma non tanto, se solo si dà un’occhiata alla cronaca politica della Casa Bianca e ai recenti scandali a sfondo sessuale. Nel film di Levinson la storia inizia proprio dal presunto (non importa se sia avvenuto realmente, ma quali saranno le conseguenze della fuga di notizie su televisioni e giornali) rovente incontro tra il presidente e una giovane scout nella Stanza Ovale. Per evitare gli effetti negativi dello scandalo in vista delle elezioni che si svolgeranno da lì a quindici giorni si riunisce immediatamente il comitato di crisi, è chiamato il super esperto di manipolazione dei media, lo spin doctor Conrad Brean (Robert De Niro). Il quale aggiusta subito le cose. Ordina al presidente di prolungare la trasferta in Cina, per cause di salute e imbastisce, con l’aiuto del celebre produttore hollywoodiano Stanley Motss (Dustin Hoffman), il diversivo di una guerra con l’Albania (ma perché l’Albania? "Perché no" risponde Conrad Brean), visto che secondo alcune "autorevoli fonti" (naturalmente false) dei terroristi albanesi avrebbero sbarcato delle bombe atomiche in Canada per oltrepassare più facilmente il vicino confine con gli States. Così al grido, pardon, al suono di dolci note, e alle parole della canzone "proteggiamo i confini americani" cantata dal country singer Willie Nelson, il gioco è fatto e tutta l’America crede di essere minacciata dall’Albania, che poi non c’è l’ha neanche l’atomica, ma lo sanno solo gli esperti della CIA che hanno il rapporto dei satelliti e sostengono il candidato avversario del presidente, senatore Neal. I comuni cittadini intanto ascoltano i grossi network che fanno da grancassa alla versione di Brean.

Girato come un instant-movie in soli 29 giorni, Wag The Dog (in inglese vuol dire fa’ scodinzolare il cane) è costato (tra i produttori anche De Niro) solamente 15 milioni di dollari, una bazzecola in confronto ai budget medi che si avvicinano ai cento milioni. Gli attori hanno lavorato a paga sindacale e il film ha già incassato in America quasi cinquanta milioni. Levinson continua a mettere in scena opere claustrofobiche dal ritmo forsennato e dai toni cinici che lasciano un gusto retroamaro. L’atmosfera da kammerspiel è più o meno la stessa dell’ultimo Sfera. Dialoghi serratissimi curati da David Mamet insieme con Hilary Henkin su adattamento del romanzo "American Hero" di Larry Beinhart. Ma Wag The Dog non si limita alla satira politica, a scoprire gli inganni ormai risaputi della televisione. Mette alla berlina la stupidità del popolo americano, così propenso a commuoversi per una causa qualunque e specialmente quando si fa leva sul suo spirito patriottico. Così le scene di mobilitazione (tra scritte sui muri e lanci simbolici di vecchie scarpe) in favore del soldato Schumann, soprannominato old shoe - vecchia scarpa appunto - e impersonato da Woody Harrelson, sono assolutamente spassose. E alla fine non possiamo che sorprenderci per tanta ingenuità, e nondimeno riflettere sulla nostra fragilità di fronte a chi manovra così abilmente fatti e personaggi. In questo senso, ad avvalorare la tesi, Levinson ci fa rivivere la costruzione di un filmato con la tecnica digitale. Grazie ad esso una presunta profuga albanese fugge con in braccio un gattino bianco (è il colore preferito dal presidente) - in realtà ha un sacchetto di patatine -, per mettersi in salvo dalle "bombe" albanesi. Ma potremo alla fine credere con sicurezza che il mondo non è tutto quello che accade nei media?

© 1998 reVision, Andrea Caramanna