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Scream 31h 50'
Regia: Wes Craven Notte. Il rumore sordo delle pale di un elicottero in volo. Un fascio di luce proveniente dal veivolo illumina la pendici di una collina. Una per volta vengono illuminate delle enormi lettere bianche: H-O-L-L-Y-W-O-O-D. Quale luogo migliore per concludere la trilogia di Scream se non Los Angeles. La città degli angeli, la città del cinema, territorio ove realtà e finzione vivono in perfetta simbiosi.Dopo gli eventi terrificanti accaduti in Scream 2, Sidney (Neve Campbell) vive da reclusa in una villa sulle montagne a nord della California. Ciò che Sidney non riesce a lasciare fuori dalla porta è però il suo passato, in particolare l'immagine della madre morta, uccisa dagli assassini mascherati del primo episodio. Il punto di origine di tutta la trilogia, dei suoi avvenimenti, dei suoi efferati omicidi e massacri. Negli studi hollywoodiani si gira Stab3: Ritorno a Woodsboro. Un set cinematografico che ricostruisce in modo perfetto la cittadina di Greensboro, scenario "reale" degli avvenimenti raccontati nel primo Scream. Attori professionisti che interpretano i protagonisti dei primi episodi della serie. Unico legame tra la "realtà" degli avvenimenti e la loro ricostruzione fittizia è Dewey (David Arquette), chiamato come consulente "informato sugli avvenimenti" dalla produzione di Stab. Qualcuno ha però deciso che realtà e finzione devono arrivare ancora una volta a confondersi l'una all'interno dell'altra. Ecco riapparire il folle omicida con il mantello nero e la maschera urlante di Munch. Uno ad uno gli interpreti di Stab cadono vittima del maniaco, esattamente nello stesso ordine in cui dovevano morire sul set del film. Ogni volta sul luogo dell'omicidio viene lasciata una foto di Maureen Prescott, la madre di Sidney. E' a questo punto che tutti i protagonisti dei primi episodi sono costretti a ritrovarsi per cercare di liquidare definitivamente il maniaco, e con lui il loro passato. Se il primo episodio di Scream stabiliva le regole, in un perfetto equilibrio tra racconto e (auto)riflessione sul genere horror, il secondo rafforzava questi canoni, badando più alla trattazione teorica che alla trama, il terzo episodio sembra ricollegarsi al primo dando maggior spazio alla vicenda raccontata e rinnegando, in parte, le regole che governava i primi episodi. Succede così che le "regole per la visone" enunciate all'interno di Scream 3 vengano in parzialmente confutate dall'andamento stesso della pellicola. Un passo in avanti rispetto alla rigida regola applicata nelle due precedenti puntate. Uno scarto interessante tra teoria critica e realtà cinematografica. Regola numero uno: il killer è un essere soprannaturale. Inutile sparagli o cercare di accoltellarlo. Regola smentita in pieno nel convulso finale da action movie. Regola numero 2: tutti, compreso il protagonista principale, possono morire. Anche in questo caso il finale è molto diverso da ciò che "teoricamente" dovrebbe essere. Regola numero 3: la soluzione della vicenda risiede nel passato. Le colpe del passato tornano per fornire la chiave di lettura del presente. Nel caso di Scream 3 questa è l'unica regola, tra quelle espressamente enunciate, che viene rispettata. Rivelare in che modo toglierebbe sapore alla fine del film. E' chiaro che Wes Craven ha costruito la sua creatura (Scream, Scream 2, Scream 3) basandosi su una serie (in)finita di opposizioni, creando di volta in volta nuove coppie oppositive. Realtà - finzione; vedere - sentire; vedere - essere visti; teoria - pratica; Scream - Stab; Greensboro - Woodsboro; personaggi reali - attori; Woodsboro - Hollywood ……E' nello spazio, nella zona grigia, che viene a formarsi tra questi termini che si muovono tutti i personaggi della serie. E' in questa terra di mezzo che nasce, si rigenera e muore la creatura Scream. Unico principio omogeneizzante, tipico stereotipo del genere horror, è la supremazia dello sguardo. Particolare non di poco conto messo a confronto con un cinema di derivazione (post)moderna che sembra scindere in modo definitivo lo sguardo, il vedere, dalla conoscenza. In tutta la serie di Scream chi guarda, chi è padrone completo dello sguardo, esercita un enorme potere. In tutti gli episodi l'unico vero padrone dello sguardo è il killer, il maniaco omicida. Vede e non può essere visto. Telefona mentre guarda la sua vittima. Non è un caso che proprio il telefono sia l'oggetto culto in Scream. Con il telefono si ascolta ma non si può vedere, si può solo essere visti dall'assassino. Chi risponde muore, cade sotto il potere dello sguardo dell'omicida. L'unica figura a condividere con l'assassino questo enorme potere di vita o di morte è lo spettatore. Nella sala buia lo spettatore ascolta ed osserva ogni cosa. Essere a conoscenza di cosa potrà accadere non fa altro che aumentare il grado di suspance. E' questo forse l'ultimo ed estremo tentativo craveniano di metacinema, di trascendere i limiti fisici dello schermo cinematografico, trasformare l'assassino in spettatore e viceversa. © 2000 reVision, Fabrizio Pirovano |
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