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La Regina Degli Scacchi1h 30'
Regia: Claudia Florio Nel rigore logico degli scacchi è forse possibile trovare un sollievo rispetto a dinamiche psicologiche che non si è in grado di
controllare, che non si sa come fronteggiare, dal momento che quanto si percepisce durante il gioco è una metafora totalizzante del mondo, ben distinta da quel continuo
rinvio ad altro, che costituisce la struttura originaria di un reale che rifiuta di essere ingabbiato all'interno di codici immobili, espressione di una razionalità escludente.Ecco allora spiegato il motivo del disagio profondo che impedisce a Maria Adele Pieralisi (Barbora Boboulova) di arrivare a comprendere che risolvere gli enigmi logici proposti durante le partite di scacchi nelle quali è coinvolta significa accettare un'immagine del mondo sottratta al suo lato dell'ombra, che solo è in grado di giustificare la tensione che attraversa le diverse fasi del gioco. Con questo non si vuol dire che la logica del giocatore di scacchi è il raddoppiamento di una logica altra, inconscia, che ha tutt'altre e più sottili giustificazioni. Quello che si vuol dire è che Claudia Florio, molto opportunamente, tenta di fornire uno spessore emotivo ad una logica formale che alla convocazione dei concetti dovrebbe sostituire l'evocazione di strutture in grado di rinviare ad un'ulteriorità di senso, dove quello che si nomina può trovare la propria radice nascosta. In questo modo, la scena del mondo rischia continuamente di rinviare ad una dimensione nascosta, di scatenare ipotesi interpretative sempre nuove e sempre diverse, trovando il proprio limite nell'ossequio ad una norma che è solo disciplina, volontà di cogliere l'attimo fuggente che ci vedrà protagonisti di un improvviso ribaltamento di prospettiva, all'interno del quale il movimento di pensiero con il quale abbiamo finito per identificarci troverà finalmente la propria caratterizzazione emotiva, sentimentale più opportuna. Non l'inconscio, non il potere di ribaltare le rimozioni, le pulsioni inconfessate e inconfessabili in strumenti di conquista del reale, insomma, è la vera posta in gioco della
"cerca" promossa da Maria Adele.
Si tratta di qualcosa di più e di diverso, si tratta del tentativo di arrivare ad un accordo con gli altri e con il mondo dove quello che muove, quello che realmente siamo, esprime
un disegno che deve rimanere nascosto.Ma non nelle profondità dell'inconscio, continuo ribollire di pulsioni che la società non sa o non vuole vedere, quanto in quella volontà rinviante, in quella tensione conoscitiva attenta a cogliere i limiti di qualunque costruzione razionale, che mai potrà impedirci di vedere l'insufficienza del linguaggio nel fondare un sistema che non sia consapevole dell'artificialità dei limiti che propone e della maggiore produttività del simbolo, che sa come avvicinare questo e l'altro, dimostrando di poter mettere da parte la coscienza razionale, ossessivamente impegnata a promuovere una logica che - come quella del giocatore di scacchi - vede gli altri come pedine di una logica immodificabile, espressione di un destino che esclude ogni apporto umano, ogni forma di collaborazione con la volontà individuale. Rimproverare a La Regina Degli Scacchi di voler escludere i soprassalti, le sospensioni del film d'autore significa allora non aver capito che qui si tenta di disegnare quel disegno antiumano che consiste nel voler trattenere l'uomo al di qua di qualunque ipotesi di salvezza, perché è solo nella tensione verso un oltre solo intravisto, solo intuito nell'ambivalenza del simbolo, che è possibile fare propria quella dimensione creativa, dove l'uomo può finalmente pensare di contrastare la coazione a ripetere che è pericolo estremo, smarrimento dei valori che sono propri dell'uomo. © 2002 reVision, Marco Marinelli |
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