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Sai Che C'è Di Nuovo?The Next Best Thing - 1h 37'
Regia: John Schlesinger Sai Che C'è Di Nuovo? è la spia di un cambiamento di mentalità, di un nuovo atteggiamento sociale che in USA può dirsi ormai
quasi completamente assestato (e che gli sceneggiatori di Hollywood hanno di conseguenza ritenuto maturo per il pubblico del week-end). La prima novità di questo
film è che esso scinde e pone chiaramente a confronto le tre discordanti anime (un tempo indivisibili) che formano l'antica figura del Padre: l'Educatore o "datore
di cure", come viene definito nella sequenza del processo; il Procreatore, o responsabile biologico della nascita; l'Amante, che sottrae la donna ai suoi doveri di
madre. La seconda novità è che il ruolo del Padre Educatore - sul quale convergono sin dall'inizio tutte le simpatie - è retto da un personaggio omosessuale
(interpretato da Rupert Everett). La terza e più importante novità sta nell'assenza assoluta del personaggio negativo, evento rarissimo nei film "a tesi", nei quali
lo spettatore è posto di fronte ad un bivio morale, dove prendere la propria direzione e le proprie responsabilità. Non esiste qui l'antagonista "che non capisce,
ma che poi si ravvede", "che la pensa in modo platealmente sbagliato", figure alle quali il cinema medio mondiale ci ha ormai assuefatto. Ognuno ha le proprie ragioni
e nessuna è da disprezzare: Sai Che C'è Di Nuovo? sarà ricordato come uno dei primi film per il grande pubblico che parla di omosessualità senza mai toccare né
la tragedia, né la farsa. Uniche eccezioni restano l'amico gay che muore di AIDS (stile Philadelphia) e i due attempati ricchissimi dandy (stile Vizietto)
per i quali Everett lavora come giardiniere: ultimi "residui testuali" di quelle opposte e fortunatamente superate concezioni. Per il resto del film, l'omosessualità
resta un dato di fatto, un connotato tra i tanti che non viene mai messo in discussione (e al riguardo c'è uno splendido scambio di battute: "Ma cos'hanno gli eterosessuali
a Los Angeles?" "Non ce ne sono").
Caso mai, ci dice Schlesinger, il problema non è nella diversità in sé stessa, ma negli atteggiamenti, nelle "posture" più o meno dichiarate con le quali essa si esprime.
Ecco perché la scena più intensa (e forse l'unica veramente originale) è quella in cui il Padre Educatore affronta il Padre Amante e, pur di inorridirlo e metterlo in
fuga (impedendogli di portarsi via la sua donna e suo figlio) si vede costretto a recitare se stesso, ad "amplificare" in modo indecente i propri connotati di omosessuale.
L'etero capisce subito il gioco e domanda: "Tu sei gay o stai solo facendo il gay?" E l'altro ribatte: "Tu sei interessato o stai solo facendo l'interessato?". L'unica
difesa di un gay disgraziatamente troppo normale è "fare il gay", come pure la sola speranza di successo per un innamorato è "fare l'innamorato", ballare e cantare alla
Ginger & Fred, come fanno Madonna ed Everett all'inizio della storia. E di questa "finta finzione" (è triste dirlo) sarà stato senz'altro cosciente l'omosessuale
dichiarato Rupert Everett, forse ormai convinto che il suo unico futuro nel cinema è nello spettacolo gigionesco della propria diversità. Come un nano che può recitare
soltanto il ruolo del nano.
© 2000 reVision, Dante Albanesi |
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