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I Diari Della Sacher - Prima Serie
Regia: Roberto Nanni, Andrea Molaioli, Susanna Nicchiarelli, Mara Chiaretti, Isabella Sandri, Valia Santella, Giuseppe M. Gaudino Prodotti da Nanni Moretti e Angelo Barbagallo, i Diari della Sacher nascono da una singolare realtà: l'Archivio
Diaristico di Pieve Santo Stefano, che raccoglie memorie e biografie redatte da gente comune. Vite di uomini e donne non illustri, cronache marginali all'ombra
di una storia paurosamente più grande. Una lodevole iniziativa che ha sinora prodotto sette titoli:
Antonio Ruju. Vita di un Anarchico Sardo di Roberto Nanni (28') Dall'estrema povertà della Sardegna alla lotta al fascismo, dalla totale adesione all'ideale anarchico, al lavoro come agente di borsa. La vita di Antonio Ruju, sempre dominata dall'insofferenza per la violenza e la sopraffazione. Bandiera Rossa e Borsa Nera di Andrea Molaioli (27') Roma, 1944. Il "diario di guerra" della tredicenne Gloria Chilanti, in una città occupata e ridotta alla fame. Il suo sguardo di bambina accarezza appena i grandi eventi, soffermandosi invece sul mondo a lei vicino: i genitori impegnati nella Resistenza fatta di stampa clandestina e staffette, la fame e la ricerca del cibo nei vicoli dove prospera la borsa nera. Ca Cri Do Bo di Susanna Nicchiarelli (24') Quattro compagne di scuola e amiche per la pelle, tra il '33 e il '37 redigono un diario in comune, scrivendolo a turno: la scuola, il saggio di ginnastica, i festeggiamenti per le vittorie in Etiopia, il giuramento di eterna amicizia. E soprattutto la promessa di non sposarsi mai. Davai Bistrè! Avanti! Presto! di Mara Chiaretti (28') Francesco Stefanile, contadino napoletano, a vent'anni parte volontario per combattere in Russia. Subisce la sconfitta e la prigionia in Uzbekistan e in Siberia. Tornerà a casa solo dopo tre anni. I Quaderni di Luisa di Isabella Sandri (28') Luisa T. si sposa a 18 anni, mette al mondo due figli, si occupa della casa e dei lavori in campagna. A 35 anni decide di scrivere un diario, al quale racconta la sua disperazione, la noia ripetitiva delle sue giornate di casalinga con un marito-padrone che non ama e che non la ama. Ma anche i primi moti di ribellione... In Nome del Popolo Italiano di Valia Santella (29')Claudio Foschini ha 52 anni e ne ha trascorsi 27 in carcere: "ragazzo di vita", nato in una baracca, cresciuto nella periferia romana, è approdato alla criminalità con naturalezza, quasi per gioco. Ha vissuto sulla sua pelle l'esplosione di un mondo che non esiste più, la diffusione massiccia dell'eroina, la fine di un soggetto sociale. Scalamara di Giuseppe M. Gaudino (33') Scalamara è la strada di un vecchio quartiere di Sassari dove Costantino, un ragazzo di 71 anni, ha vissuto la sua giovinezza. Sua madre lo abbandonò in tenera età. Fuggì a Roma per una professione che allora "non si poteva dire", e che nessuno si preoccupò di spiegare al bambino. Oggi Costantino è un uomo coraggioso, che ha preso di petto la vita. Per lui vivere è conoscere, sapere e dire la verità agli altri. Presentati per la prima volta a Venezia nel 2001 e di recente al Premio Bizzarri, i Diari della Sacher contengono in sé i lati negativi e positivi del documentario italiano contemporaneo. Di positivo c'è questo desiderio ansioso di recupero della memoria, presa di coscienza della fragilità di ogni passato anche recentissimo. Un passato che, quasi quotidianamente, resta intaccato da subdoli revisionismi o da semplice ignoranza allo stato puro. (E del resto, il desiderio di invertire la marcia del tempo, dalla nostalgia per le pizze negli spogliatoi di Palombella Rossa al rimpianto per una famiglia felice ne La Stanza del Figlio, è certo uno dei temi portanti dell'opus morettiano). Di negativo c'è purtroppo l'assoluta mancanza di inventiva visuale, il totale e sconfortante ripiegamento sui moduli dell'intervista di marca televisiva, con primo piano fisso e microfono in campo (e la cosa davvero incredibile è che persino un apprezzato sperimentatore come Roberto Nanni non abbia tentato nulla per svincolarsi da tale schema). Moretti realizza sette dignitosi intrattenimenti televisivi da seconda serata, che non mancheranno di commuovere e avvincere il loro pubblico come retorica catodica impone, ma nei quali purtroppo non c'è ombra di cinema, non si intravede il minimo progetto autoriale. Probabilmente intimiditi dalla schiacciante personalità del produttore-regista, gli esecutori dei diari finiscono paradossalmente col tradirla, sfornando opere che nulla hanno a che fare con il moralismo puntiglioso, l'ironia surreale, lo sdegno acidulo che da sempre muove l'arte di Moretti. Un'opacità diffusa sulla quale spiccano due eccezioni: alcuni (pochi) intensissimi momenti di In Nome del Popolo Italiano, dove certe concitate letture del diario riecheggiano con crudezza le disperate crisi d'astinenza del suo autore; e soprattutto il pregevole Scalamara del sempre bravo Giuseppe Gaudino: l'unico che sembra affrancarsi dai dettami presumibilmente imposti dalla committenza, per inseguire un sublime quarto d'ora di cinema fatto di "nulla", dove il vecchio Costantino vaga per le stradine di Sassari alla ricerca della casa natia. Un vagabondaggio "iraniano" in piena Sardegna. Per il resto, si assiste ad una vacua e stravista alternanza di parola coniugata al presente e di immagini ancorate al passato, un piatto avvicendarsi di interviste più o
meno interessanti, di filmati di repertorio più o meno conosciuti. L'ingenua fiducia verso una presunta "verità" del discorso autobiografico (che ricorda quella di
Carlo Giuliani, Ragazzo) ha bloccato in partenza qualsiasi scavo del personaggio, qualsiasi interpretazione "dissonante" della regia. "Stile" che,
se accostato alle più mature prove del documentario italiano, odora tristemente di démodé, se non di vero e proprio cine-antiquariato. Ciò perché le dinamiche di scambio tra
Storia e Cinema viaggiano ormai su binari meno "scolastici", assai poco ossequiosi alle vecchie mitologie del verismo documentale. É il caso, ad esempio, di un bellissimo
cortometraggio di César Meneghetti e Elisabetta Pandimiglio intitolato Senza Terra (Sem Terra), raro mix di sperimentazione visiva e riflessione politica, di documentario
e ricostruzione romanzata. La storia di un uomo segnato da un evento straordinario: nascere in mezzo all'oceano. In una nave carica di emigranti, convinti di far fortuna
negli USA. Si ritrovano invece dirottati in Brasile, dove l'aristocrazia rurale ha sostituito gli schiavi con i più convenienti salariati europei. Oggi i ricordi del vecchio
sono indecifrabili: qualcosa è scattato dentro di lui, il giorno in cui ha smesso di parlare. Così, da due opposti angoli del pianeta, le donne che lo hanno amato ricostruiscono
la tragedia di un uomo destinato a cercare la sua patria senza mai raggiungerla. A questa vicenda si alterna la manifestazione del 2000 a San Paolo del movimento "Sem Terra",
rappresentante di quindici milioni di diseredati, nato negli anni '90 per promuovere l'occupazione dei terreni abbandonati e la creazione di aziende autogestite. Meneghetti
e Pandimiglio (che, casualmente, hanno appena realizzato uno dei "Diari" della seconda serie) non insegnano nulla, ma regalano l'ansioso desiderio di sapere di più, colpendo
la psiche con una scarica di visioni e suoni frantumati (l'angoscioso compleanno del protagonista), volutamente incompiuti, mosaico di un'esistenza annegata nell'oblio.
Sem Terra è un esempio di come storia e politica possano convivere col cinema senza doverlo necessariamente soffocare.
© 2002 reVision, Dante Albanesi |
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