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A Ruota Libera1h 22'
Regia: Vincenzo Salemme Era il 1987 quando un altro attore napoletano interpretava uno stupendo racconto morale su un paralitico psicosomatico che non crede
più ai miracoli (compresi quelli del Duce), che si annoia di fronte alla pietà sempre uguale e banale del prossimo, che preferisce restare sulla sedia a rotelle per
non essere costretto a vivere, e a sbagliare. Ma confronti del genere mettono solo malinconia.
A Ruota Libera è un film di bravi attori abbandonati nel caos di una regia inesistente. Simpatica la logorrea di Salemme, divertente l’imbranataggine di Carlo
Buccirosso (che con Salemme ripesca il vecchio gioco carnefice/vittima di Totò e Peppino); spassose le zitelle inacidite di Massimo Ceccherini e Nando Paone. È spiacevole
peraltro notare come Sabrina Ferilli, che pure nelle apparizioni televisive (quando cioè non tenta di recitare) sa mostrare una simpatia e una spontaneità non comuni,
ogni volta che qualcuno ha l’ardire di inserirla in un set, sfoderi un’incorruttibile legnosità capace di mandare a picco qualsiasi film (un potere che soltanto Maria
Grazia Cucinotta può contenderle). Una piacevole rivelazione è invece Manuela Arcuri, che si cala con ironia e naturalezza nello spirito sbracato della storia, e nei
panni della ninfomane inferocita costruisce un personaggio che sa apparire sexy e comico allo stesso tempo (ibrido rarissimo nella recente commedia all’italiana).
Quello di Salemme è un prodotto che vorrebbe essere medio ma, non trovando il piano stabile che gli è consono, scivola a ruota libera verso il basso. Perché il cinema italiano è ormai un campionato dove si può giocare solo in serie A o in serie C, e il vecchio genere comico ha dunque due sole possibilità: tentare una strada "d’autore", con risultati buoni (Benigni, il primo Villaggio), sufficienti (Verdone, Nuti), orribili (Pieraccioni); oppure abbandonarsi alla volgarità, con esiti curiosi (Ceccherini) o insopportabili (Boldi/De Sica). Per colmare questo vuoto evidente non c’è bisogno di grandi maestri (ne abbiamo avuti già tanti, e tanti ne avremo), ma di un nuovo Dino Risi, di un nuovo Monicelli (il finale di A Ruota Libera è copiato senza ritegno da La Grande Guerra). C’è bisogno di un mestierante smaliziato e scorbutico che strappi la cinepresa dalle mani dei comici di cabaret e li trasformi in animali da cinema, sottomettendoli a dei ritmi puntuali, ad una sceneggiatura scritta e riscritta, ad un montaggio che segua uno sviluppo e uno scioglimento; abituandoli insomma a non accontentarsi della prima battutina che salta in mente (caro Salemme, la satira contro la Fiat Duna la faceva già "Cuore" dieci anni fa). E in definitiva, se per questo Natale 2000 il meglio che il cinema italiano ha saputo offrirci è Body Guards e A Ruota Libera, allora veramente ce lo meritiamo Pokemon 2. © 2001 reVision, Dante Albanesi |
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