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I Rubacchiotti

The Borrowers - 1h 36'

Regia: Peter Hewitt



Una delle prime operazioni ad essere insegnata ai bambini è la sottrazione. Questo è un dato di fatto, mi direte, frutto di metodi incontestabili che nulla hanno in comune con il cinema, così come la matematica, elementare o complessa che sia, che con I Rubacchiotti non ha di certo nulla a che fare. Avete mai provato, però, ad analizzare un film procedendo per sottrazioni? Prendete la storia, i personaggi, gli effetti speciali, quello che volete insomma, e cominciate ad eliminare tutto quello che vi ricorda un film già visto... probabilmente, di questi tempi, vi rimarrà spesso ben poco da salvare. Nel nostro caso, poi, lo spirito del rubacchiotto sembra aver preso il sopravvento, ma come avrebbe potuto essere diversamente? Nati oltre quarantacinque anni fa dalla penna dell'inglese Mary Norton, i Borrowers sono degli omini alti, come si sarebbe detto in quegli anni, un soldo di cacio, si nascondono ovunque, vivono nelle intercapedini, sotto i pavimenti, dentro le pareti e, come dice il loro nome (quello originale), non rubano ma prendono in prestito tutto ciò che è strettamente necessario per vivere. Eccoli quindi usare un calzino come letto, un guanto come vestito, un guscio di noce come casco o magari le batterie della radio per illuminare la propria casa con le luci dell'albero di Natale.

Nella storia "finalmente" approdata al cinema dopo svariate serie televisive di successo che si sono succedute negli anni, i nostri piccoli amici si ritrovano a dover fronteggiare un susseguirsi di eventi catastrofici che farà correre loro il costante rischio di essere "squiccicati" dai mani, esseri giganteschi che saremmo poi noi umani (la sottrazione è sempre in agguato, questa volta con un compito riparatore, quasi a compensare quella operata sulla statura dei poveri rubacchiotti): una vecchia prozia morta, un testamento che non si trova, un avvocato disonesto ed una casa destinata alla demolizione. Il caso vuole che Arrietty e Peagreen, minuscoli e coraggiosi fratellini, assistano alle losche manovre dell'avvocato Ocius Potter (un John Goodman grandioso come sempre, figuriamoci qui dove anche le dimensioni hanno il loro peso!), riescano a sottrargli il testamento ed inizino così uno scontro senza esclusione di colpi che dalla vecchia casa si estenderà alla centrale del latte e da lì al municipio, dove l'aiuto degli extra, rubacchiotti senza fissa dimora, si rivelerà determinante.

Senza voler qui scomodare, con il rischio di cadere nella banalità, Gulliver ed i suoi Lillipuziani - anche se la scena di massa con i rubacchiotti che legano Ocius Potter come un salame non può che riportare alla memoria il modello per eccellenza di letteratura e cinematografia in formato ridotto - non dimentichiamoci delle sottrazioni che avevamo iniziato e di quello che il regista Peter Hewitt ed i suoi collaboratori hanno casualmente preso in prestito (il cinema degli ultimi anni è del resto pieno di casualità che rendono due o più film sostanzialmente identici). Nel caso specifico sarebbe sufficiente confrontare I Rubacchiotti con Un Topolino Sotto Sfratto, esilarante commedia della scorsa stagione (negli USA in due film sono usciti in verità quasi contemporaneamente). Che cosa avevamo se non una vecchia casa, un'eredità, due fratelli, uno dei quali grasso, baffuto e particolarmente avido, ed il piccolo abitante a quattro zampe che delle intercapedini di quella casa aveva fatto la propria dimora? Aggiungiamo poi lo spietato derattizzatore che va qui ad eliminare Jeff lo sterminatore e la fabbrica di spago che si sovrappone alla centrale del latte tanto da trasformarsi in un raffinato caseificio ed i giochi sono fatti: da un lato rimane un topolino, dall'altro una moltitudine di rubacchiotti che, spogliati della loro storia e, perchè no, dei loro costumi, a metà strada fra il postatomico Mad Max ed i preistorici Flintstones, hanno ben poco motivo di esistere. Se inoltre consideriamo che il divertimento è scarso, il ritmo fiacco e gli effetti speciali deludenti, non ci resta che voltare pagina e passare alla prossima favola.

© 1999 reVision, Carlo Cimmino



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