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Vogliamo Anche le Rose

1h 25'

Regia: Alina Marazzi



Per evitare equivoci ci sembra che l'obiettivo di quest'ultimo film di Alina Marazzi, sia un motivo importante per credere nella forza del cinema come linguaggio, come modalità espressiva che si rivela automaticamente allo spettatore per le sue caratteristiche discorsive e non quale contenitore ottuso buono per discussioni pallose in televisione. Quindi un obiettivo che discende da una espressione cinematografica che è quella splendida e unica della Marazzi. Così direttamente nel press book del film leggiamo: "Le storie, vere ed esemplari, riportate nei diari privati di tre giovani donne mostrano le ragioni più intime e personali che stanno alla base di questa rivoluzione sociale, dalla presa di coscienza della condizione femminile alla messa in discussione del primato maschile, fino a una radicale revisione del rapporto uomo donna. Anita, Teresa e Valentina provengono da diverse regioni d’Italia e appartengono a diverse classi sociali, eppure sono accomunate dal fatto di essere donne e da un’uguale rivendicazione: non si riconoscono più in una società patriarcale, maschilista e maritale, che le vuole madri efficienti, mogli obbedienti, figlie integerrime". Il cinema di Alina Marazzi è tanto diretto che dovrebbe sgombrare il campo da tutti gli equivoci. Lo ripetiamo, Vogliamo Anche le Rose non è un documentario storico, ma l'inequivocabile constatazione che è ora di liberarsi da forme di potere oppressive come quella che ha caratterizzato nel corso della storia umana le relazioni tra maschi e femmine. E dovremmo aggiungere i soprusi nei confronti di tutte le differenze sessuali che si perpetuano contro le minoranze omosessuali. Il montaggio di Ilaria Fraioli, che ha lavorato già con la Marazzi ed anche con autori tra i più interessanti ed intensi del cinema italiano contemporaneo, quali Baldoni, Marra, Quatriglio, Celestini, Menozzi, Beltrami, è fondamentale per dare una forza ed unità complessiva ai materiali. Alcuni dei quali indimenticabili come Anna di Alberto Grifi. Oppure L'Amore in Italia di Luigi Comencini. E poi Curiosità e La Ragazza Ideale di Nino e Alfredo Pagot e Cenerentola di Pino Zac. Questi ultimi regalano al film un'atmosfera surreale, leggera, ancorché si parli di temi importanti e delicati come l'aborto. Le testimonianze delle tre ragazze sono il vero cuore del film. Perché intercettano la verità spirituale di queste giovani donne, la loro percezione intima del mondo in un contesto storico spesso brutale e opprimente.
Da notare che la Marazzi non accusa nessuno, si limita ad offrire il punto di vista schietto e soprattutto spirituale, psicologico. Le testimonianze sono legate fortemente ad una situazione esistenziale, ad un desiderio di vivere, di superare una posizione di difficoltà determinata principalmente dal sistema dei valori dominanti, che sono affermati da un padre di famiglia quando si parla di rapporti sessuali al di fuori del matrimonio, di apparenza, di buon costume. Ed oggi è tutto superato? Crediamo di no. Per questo occorre vedere il film lasciandolo scorrere sulla propria coscienza, sul valore che hanno i piccoli gesti quotidiani, guardando a trecento sessanta gradi alla donna. Per cercare di ridiscutere l'emancipazione femminile come diritto all'espressione della donna in tutti i suoi aspetti. Liberazione e non soggezione ambigua ad interessi economici, che mascherano ancora il sottile dominio del maschio.

© 2008 reVision, Andrea Caramanna