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Romeo Deve Morire

Romeo Must Die - 1h 55'

Regia: Andrzej Bartkowiak



Una fuga spettacolare dal carcere di massima sicurezza di Hong Kong, poi un viaggio a New York per vendicare il fratello morto: così Jet Li si presenta allo spettatore di Romeo Deve Morire, film d'azione che lancia negli USA la stella cinese del kung fu dopo qualche produzione minore e una parte secondaria in Arma Letale 4. Alle doti di acrobata, Jet Li unisce qualità di interprete tutte improntate ad un carisma che pare derivato dal "mito" Bruce Lee (al quale, fra l'altro, somiglia notevolmente). Il copione di Romeo Deve Morire è cucito addosso all'attore, che ha modo di mostrare la perizia nel corpo a corpo e la disposizione ad incarnare un eroe dalle molte ombre, pronto all'azione come alla riflessione. Han, questo il nome del protagonista, appartiene ad una famiglia della mafia cinese che spadroneggia nel porto di New York: a fronteggiare il padre di Han c'è una famiglia di gangster neri. Montecchi e Capuleti non c'entrano nulla, e Shakespeare è appena un pretesto che serve agli sceneggiatori per inventare un'improbabile storia d'amore fra Han e una ragazza della fazione rivale.
Ad affiancare Jet Li c'è un ottimo cast, con due attori cari a Spike Lee come Delroy Lindo e Isaiah Washington, a loro agio in panni vestiti tante volte con successo.

La regia è affidata a Andrzej Bartkowiak, già direttore della fotografia per Friedkin (in Jade) e Jan De Bont (in Speed): da tutti e due riprende un certo gusto per gli inseguimenti in auto e in moto, mentre per le scene di kung fu opta per una ripresa dinamica ed un montaggio frammentato, alla Tsui Hark. Fra le cose migliori che gli riescono c'è un movimento di macchina ricercatissimo, prologo di una curiosa scena a sé stante ambientata in un locale di barbiere: la spirale descritta dalla macchina da presa ci ricorda le soluzioni ardite di Brian De Palma.
Nel complesso la prova di regia non sfigura davanti alle esperienze americane di Ringo Lam, Kirk Wong e dello stesso Tsui Hark. Il kung fu qui presentato non è quello tradizionale delle coreografie alla Jackie Chan: tutto accade molto più velocemente (e inverosimilmente) in virtù del trattamento digitale delle immagini, che vedono i duellanti volare a metri di altezza ed avvitarsi in aria violando le leggi di gravità, secondo il concetto sviluppato in Matrix. Altro elemento di interesse è nell'inversione del rapporto causale di musica e immagini, per cui si passa da una colonna musicale al servizio dell'inquadratura, ad una colonna sonora che detta i ritmi del montaggio e crea la composizione dell'immagine: lo si può ben notare negli splendidi titoli di testa, durante i quali le inquadrature di un'auto che sfreccia nella notte "strappano" una dietro l'altra a ritmo di hip hop. Da vedere per capire dove va il cinema d'azione.

© 2000 reVision, Luca Bandirali





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