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Un Bacio RomanticoMy Blueberry Nights - 1h 35'
Regia: Wong Kar-wai Che gli oggetti possano contribuire a saldare legami emotivi, dando forma nuova al
tempo e allo spazio, il cinema e la letteratura lo hanno raccontato più volte. Wong Kar-wai crede nella sacralità degli oggetti,
nel suo valore evocativo, persino epifanico quando in ballo c’è la precarietà dei sentimenti capace di sconvolgere corpo e
anima, quando le percezioni della natura umana deviano il loro naturale corso predisponendosi ad alimentare la concretezza del
colloquio amoroso. Nel suo primo film in lingua inglese, il cineasta nato a Shanghai e operante a Hong Kong traccia, con ispirazione
speciale, la rotta di un viaggio nell’"altro mondo" dell’America contemporanea scegliendo come protagoniste due identità nella
tempesta unite solamente dalla trasfigurata presenza di oggetti d’affezione. Un Bacio Romantico è il teorema lavoratissimo
e raddensato di un analista dei sentimenti, di un narratore che cerca nel cinema la possibilità di dare forma al divenire
incerto dei moti interiori, degli inciampi psicologici, delle derive esistenziali. E questo per dirci che esistono ancora,
lungo il declino della nostra società omologata e globalizzata, le possibilità di vivere il particolare stupore di piccole
metamorfosi quotidiane, scoprendo le cose e, soprattutto, le persone.Con impressionistica secchezza, ecco allora reificarsi l’immagine di treni nella notte che geometricamente rimandano ai destini paralleli dei personaggi: il vuoto d’angosciosa solitudine spezzato dalla folgorante affermazione di un movimento vitale. Nel cuore di un metropolitano paesaggio notturno che assume screziature bluastre e violacee (grazie all’elegante e tagliente fotografia di Darius Khondji), affiorano le presenze emblematiche di questo dostoevskiano incrocio di "biancori" allusivi (è sicuramente il Dostoevskij de "Le notti bianche" che Wong Kar-wai aveva in mente quando ha concepito questo suo nuovo film). Elizabeth, avvolta da una bruciante inquietudine che la spinge in una delle tante caffetterie notturne di New York, possiede
l’intensità raddolcita che le regala la sua interprete, Norah Jones, cantautrice e pianista dallo stile suadente premiata più
volte ai Grammy Awards e qui al suo debutto di fronte alla macchina da presa: a lei il compito di creare il fil rouge che lega
le altre identità del film. Elizabeth è una giovane donna lacerata dall’improvvisa fine di un rapporto amoroso con il proprietario
del locale dove si è rifugiata. Lui è Jeremy (Jude Law), angelicamente tenebroso perché anch’egli reduce da una love story
dissoltasi nel nulla, ridotta ad una scheggia di memoria il cui simbolo è divenuta una delle molte chiavi che l’uomo conserva
in un barattolo, la sua feticistica collezione di fallimenti sentimentali. L’illusione è sempre la stessa: scegliere anziché
essere scelti, nel vortice di una passione non temperata e avvolgendosi nelle spire di una relazione improvvida. Eppure si deve
rischiare, sfidando l’amarezza annichilente di tanti abbandoni e mancanze.Complice del nuovo incontro è una torta al mirtillo (ebbene sì, proprio la torta idolatrata da David Lynch!), preparata da Jeremy con romantica ostinazione, nonostante i clienti preferiscano quelle con altri gusti. Il titolo originale del film, My Blueberry Nights, ci avverte del consolatorio effetto dolce che travolge Elizabeth, mercé porzioni avidamente consumate. Al tepore di un sonno a pancia piena si aggiunge la tenerezza di un inaspettato bacio sulla bocca (a sigillo del titolo italiano) che sviluppa la geometrica consonanza con Jeremy: due orientali e simmetrici cerchi che sanciscono l’unione tra cielo e terra animando l’intimo colloquio tra i due, foriero di una trasformazione rigenerante. E’ proprio attraverso il bacio individuato all’inizio come atto fatale che il regista propone l’andatura circolare della sua storia sancita dal ritorno dello stesso gesto nel finale, ad indicare una catartica quadratura. Dopo quell’incontro, Elizabeth si lascia alle spalle Jeremy, assieme al proprio passato, recandosi a Memphis, nel Tennessee, dove trova lavoro come cameriera, conoscendo così Arnie (David Strathairn), un poliziotto che affoga nell’alcol il dolore di essere stato mollato dalla bella moglie Sue Lynne (Rachel Weisz), incapace di sopportare il soffocante amore del consorte. Altra tappa di questa fuga è il casinò di Las Vegas dove Elizabeth incontra l’impenetrabile Leslie (Natalie Portman), una cinica giocatrice d’azzardo che nasconde le proprie ferite amorose perdendosi in un cul de sac assai pericoloso (ha anche un grosso debito da pagare). La solidarietà tra le due donne si rafforza lungo un on the road consumato a bordo di una Jaguar fiammante, solidificando il vano rituale di un esorcismo sentimentale alimentato dalla bruciante dialettica del "così vicino, così lontano". Sì, perché nel frattempo Elizabeth ha mantenuto il colloquio con Jeremy attraverso una fitta corrispondenza: parole vergate su lettere che hanno regalato a quella distanza il volume seducente e misterioso di un’elettiva affinità in attesa del suo inevitabile, promesso compimento. Pensieri come catene che rinsaldano i poli vibranti di due identità predisposte all’incontro: Un Bacio Romantico ci
racconta del potere che ognuno di noi possiede nel conferire valore alle cose, di determinare la qualità delle persone che
incontriamo e di quelle che impariamo ad amare. E’ una lezione sulla concreta bellezza dei sentimenti, allestita sullo scenario
dello svuotamento contemporaneo, ravvivata dalla febbre visionaria di un cineasta che ama concentrarsi, con implacabile acutezza,
sulle architetture psicologiche (riverberate nel décor d’interni ed esterni di set dal vivo che appaiono irreali) dei suoi
fascinosi "loser". Già di attese, distanze e solitudini ci avevano raccontato In the Mood for Love (il suo capolavoro)
e il claustrofobico 2046, voragine emotiva visualizzata al limitare di una soglia separata dalle
sottili pareti di un hotel. In questo nuovo film, gli stessi temi si sciolgono nel disegno raffinato ed avvolgente di uno script
fluido ed incisivo. Con la consueta perizia, Wong Kar-wai dirige con commovente attenzione i due interpreti protagonisti,
attento a delineare gli altri di contorno con sapiente vividezza da esploratore di psicologie. Così scopriamo, accanto alla
principale, un’altra esordiente di riguardo, Chan Marshall (in arte Cat Power), voce originale capace di fondere l’acuto sound
del soul con quello coinvolgente del rock (provate ad ascoltare il suo nuovo album, "The Greatest", che ha il titolo di una
canzone presente nella colonna sonora di questo film). Un Bacio Romantico è letteralmente avvolto da una suggestiva patina musicale che valorizza, assieme alle voci della Jones e della Power, quella gospel di Mavis Staples assieme alla potente interpretazione della jazz singer Cassandra Wilson, con i bei contrappunti della chitarra country di Ry Cooder, capace questa di farsi ricordare. Le immagini che lasciano spazio alle parole scritte, la musica che si fa verbo: l’amore capace di dare peso e valore rinnovato alle cose si fa esso stesso oggetto, barriera visibile che attira a sé i protagonisti, perduti e poi ritrovatisi, di questa lotta incessante, e però umanissima, con il tempo e lo spazio, le due dimensioni che solo la memoria e il desiderio sanno stimolare e far congiungere, sconfiggendo l’attanagliante silenzio di ogni vuoto. © 2008 reVision, Francesco Puma |
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