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Io, RobotI, Robot - 1h 54'
Regia: Alex Proyas Molto mestiere, un occhio all'accademia, qualche guizzo di creatività e un'anima visionaria esaltata dall'estetica futurista propria
delle evocazioni letterarie di Isaac Asimov. Questi gli ingredienti che consegnano il film di Alex Proyas direttamente all'immaginario collettivo sulla fantascienza targata
XXI secolo e che fanno dell'interazione fra uomini e robot il fulcro di un'ipotesi evolutiva che è allo stesso tempo utopia e percorso filosofico.Asimov, infatti, è il padre di una raffinata evoluzione del pensiero fantascientifico moderno per cui non si deve più temere la ribellione della "creatura" ma gli esiti della sua obbedienza, spostando l'attenzione sul piano della comunicazione, sul presupposto che la macchina risponde solo al linguaggio della logica, chiave del pensiero razionale elaborato dall'uomo. Sono proprio contraddizioni, punti deboli e lacune insite in partenza nell'impalcatura concettuale alla base delle leggi della convivenza, a rivelare la fallibilità e incompletezza del cuscino di sicurezza eretto fra gli uomini e le macchine. L'androide non tenta più di sopraffare il proprio creatore per capovolgere l'ordine dei ruoli e fare del padrone uno schiavo, ma al fine di proteggerlo dalle sue debolezze, per salvarlo da se stesso, da quella tensione autodistruttiva che da sempre mina la sua sopravvivenza. E, come è facile intuire, quantomeno arduo si rivela il tentativo di rendere in immagini una poetica che intenda prediligere l'invenzione intellettuale e la puntualità delle argomentazioni scientifiche rispetto all'azione, semplice contrappunto allo snodo della trama. In questa coraggiosa rivisitazione filmica, Will Smith, nei panni del detective Del Spooner, pur muovendosi come un pesce fuor d'acqua nella Chicago del 2035, mentre
tenta di far luce sulla morte del dottor Lanning si rivela l'unico in grado di individuare un corto circuito che potrebbe dar luogo all'Apocalisse. L'equilibrio apparentemente
rotondo e perfetto, regolato da leggi che impongono la salvaguardia e la tutela degli esseri umani anche a scapito della conservazione delle macchine e che assoggetta la
convivenza al rispetto assoluto della vita, infatti, viene turbato da una disfunzione che aggira i limiti della innocua riproduzione seriale di un individuo-complice.
Esemplari di robot sempre più raffinati vengono immessi sul mercato, ed è nel processo di antropomorfizzazione che si inserisce il bug che genera il caos: la macchina prova
sentimenti umani, prende coscienza di sé, del proprio istinto vitale e, di conseguenza, anche dell'istinto di sopravvivenza e affermazione nel mondo.Primo, facile capro espiatorio una multinazionale che fabbrica e vende una nuova generazione di sofisticatissimi robot ma si scoprirà che il colpevole è altrove, così come la verità che è sotto gli occhi di tutti e allo stesso tempo celata dal fumo del luogo comune. Nonostante le acclarate incongruenze, omissioni e difficoltà di trasposizione, il regista confeziona un buon poliziesco che sfoggia le ricche vesti del blockbuster, coniugando l'estro di Patrick Tatopoulos, già scenografo di Independence Day e Godzilla, per la costruzione di una splendida Chicago modernista e retrò con la fotografia fredda e luminosa di Simon Duggan e gli effetti speciali visivi di John Nelson (Il Gladiatore). Alla fine, il visionario artefice de Il Corvo e Dark City, attraverso un intrigante ed elaborato susseguirsi di metafore sulla diversità ed i conflitti razziali, lascia emergere la verità, inconfutabile ora come al tempo dell'originale invenzione letteraria, per cui su qualsivoglia tipo di società si concentri l'attenzione e l'analisi, le leggi vengono elaborate per essere inevitabilmente infrante. © 2004 reVision, Elisa Schianchi |
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