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Risorse UmaneRessources Humaines - 1h 40'
Regia: Laurent Cantet Il momento più tragico di Risorse Umane è quando il giovane neolaureato
Frank (Jalil Lespert, unico attore professionista del film), il primo giorno del tirocinio in azienda, si reca insieme al padre
nella fabbrica dove il genitore ha lavorato per trent'anni. Il padre mostra con fierezza al figlio le mansioni alla pressa: aggiungere
pezzi il più velocemente possibile, una mano esperta assicura in poche ore il montaggio di centinaia di componenti. Il suo
compito ripetitivo che ricorda le immagini cinematografiche classiche, chapliniane, della catena di montaggio in Tempi Moderni
del 1936, non può essere oggi, nel 2000, motivo d'orgoglio, figuriamoci di felicità. Su questo paradossale sentimento
Risorse Umane, premio Cipputi al festival di Torino 1999, inizia un percorso di pedinamento zavattiniano della realtà,
affidandosi allo stile rigoroso, tipicamente francese (di recente la cronaca dello sfigato maestrino in Ricomincia Da Oggi
di Bertrand Tavernier), che irrita quando illustra una tesi, e giustifica l'obiettivo descrivendo in "sottrazione documentaristica",
con inquadrature regolari, un ambiente ristretto: la fabbrica con gli uffici dei dirigenti, la rumorosa sala delle macchine, la mensa
che visualizza le distanze tra quadri superiori ed operai seduti in banchi separati, le abitazioni anguste dei protagonisti, la piccola
birreria, pochissimi e irrilevanti esterni uggiosi di una qualunque provincia francese della Normandia.
Al suo primo lungometraggio il regista trentottenne Laurent Cantet, che ha già diretto per Haut et Court Les Sanguinaires, episodio della serie 2000 Vu Par (Il 2000 visto da...), ha candidamente rivelato alla conferenza stampa di Torino, che non è stato mai operaio, e nemmeno la sua famiglia ha avuto lavoratori in fabbrica. Eppure dimostra una discreta sensibilità nell'affrontare temi tanto spinosi, anche se i sentimenti rappresentati sono del tutto anacronistici. L'alternativa alla fabbrica in realtà non esiste, il lavoro di quel tipo esula da ogni possibile gratificazione e dipende esclusivamente dalle esigenze della produzione. Nondimeno Risorse Umane delinea chiaramente lo scontro inevitabile e forse un po' surreale tra due opposte mentalità. Quella del padre che crede nel valore appagante del suo lavoro e quella di Frank, che ha già superato tale prospettiva (davvero impossibile) e lotta per le trentacinque ore, fiducioso che tale opzione (ancorché corrisponda ai processi di globalizzazione del capitalismo più arrogante) garantisca condizioni più umane agli operai. Ma non è il distacco tra generazioni l'unica resistenza allo spirito riformista del giovane Frank. Infatti, è ancora, dalla parte operaia, la necessità economica, lo stato sociale di precaria sopravvivenza degli esseri umani, che sono giocoforza costretti ad accettare la logica dei padroni. La solidarietà sindacale anche di fronte agli imminenti licenziamenti si spezza: gli operai rientrano in fabbrica per iniziare una nuova giornata di lavoro, mentre i padroni continuano a studiare nuove strategie di sfruttamento delle "risorse umane". © 2000 reVision, Andrea Caramanna |
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