![]() |
Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links |
|
![]() |
The Ring1h 55'
Regia: Gore Verbinski L'esperienza di circolarità fabbrica una trappola plausibile che lega la materia del sogno a quella vacillante della realtà.
Così ritorniamo agli occhi chiusi-aperti, alle palpebre sempre sbarrate di Kubrick. Vale a dire alla impossibilità di un riferimento, di una soluzione di
continuità. La bambina che non dorme mai è proprio questa indicibilità perturbante dell'essere che è sempre sveglio e dormiente, dalla nascita
alla morte. Un film che scorre ininterrotto, solo la morte taglia, fa il "cut", ma qui neanche la morte, perché la "storia non finisce", continua
dopo il trapasso. Con l'idea eccezionale, vicina a fantasie cronenberghiane (come La Zona Morta), di un pensiero che s'impressiona sulle pellicole (che sembrano
radiografie del cervello, o meglio dei pensieri dominanti) o modifica alcuni contorni, in particolare le fisionomie dei ritratti fotografici, il viso che si deforma fino
alla sua tenebrosa cancellazione. Nella famigerata videocassetta è depositata una porzione di pensiero, il dato psicologico di una bambina, che non solo può
imprimersi in supporti come le videocassette, ma anche diffondersi attraverso allucinazioni, contagiare gli altri come un morbo che si appiccica e divora la percezione
altrui fino a corroderla definitivamente. I morti sono deturpati da pensieri maligni, appaiono completamente rinsecchiti perché hanno perso ogni liquido vitale,
non possono opporsi ad un pensiero assassino che ha l'ossessione di invadere tutti i corpi esterni. A ben vedere si tratta di una possibilità divorante che è
pronta a replicarsi come un virus, a comunicarsi attraverso il medium televisivo. Per questo c'è una scena chiarissima in cui la protagonista Naomi Watts si rende
conto, guardando i vicini visibili dalle finestre, che una percentuale altissima dell'umanità trascorre il tempo di fronte al pericolo: la televisione.
In The Ring la materia sognante non solo è una parte ossessiva della realtà, ma è costituita da una serie di simboli e segni ricorrenti che
farebbero comunicare direttamente i vivi con i morti. Se la prima parte è attraversata da suggestioni da horror collegiale tipo So Cosa Hai Fatto,
con qualche effetto di troppo e le gonnelline delle studentesse nella prima sequenza, in seguito cresce il sentimento d'orrore metafisico di molti film
recenti, con presenze angeliche bianche e nere, terrene e non, come in Le Verità Nascoste di Zemeckis, laddove il ribaltamento finale della
storia coincide con un perturbamento ulteriore del piano visivo. In The Ring assistiamo inoltre ad una sorta di falso epilogo, che sarebbe anche un dispositivo classico
dell'horror, intriso di un umore completamente diverso dal resto del film. Infatti tenderebbe a descrivere il rapporto consolatorio tra padre madre e figlio, che si rafforza
dopo la terribile prova. Ma questa scena è presto smentita dalla diretta consapevolezza che il Male opera per libera scelta, e che le vittime iniziali come quelle
finali entrano in una fatale, caotica circolarità. In questo senso The Ring è un'opera disperante, nella quale mancano in modo cupo ed angoscioso i
punti di riferimento, le simbologie poco rassicuranti si fissano in immagini belle e inquietanti, eredi del surrealismo, come lo specchio, la scala, le foglie che luccicano
al tramonto, l'albero isolato in cima alla collina, il faro. L'apparizione dei segni risveglia l'incerta possibilità di una ricostruzione/redenzione, di un puzzle
isterico, i cui pezzi diventano sempre più concreti e al contempo perturbanti. La scoperta di simboli è un processo di concretizzazione che sfugge ad ogni
esegesi e che il film impone allo spettatore, come le viti che escono dal pavimento o il cavallo che impazzisce e dopo un galoppo sfrenato e pauroso sulla nave si getta in
mare e, ancora più classico, il tunnel che caratterizza tutte le ipotesi di esperienze pre-morte. The Ring procede su quel sentiero sempre più tortuoso
e imprevisto delle ambigue connessioni tra biologia neuronale ed elettromagnetismo delle macchine artificiali. Il percorso va dallo schermo televisivo sintonizzato su un
canale morto di Gibson in Poltergeist al medesimo schermo più che vitale, dal quale non può che materializzarsi la presenza di un corpo estraneo
insopportabile.
© 2003 reVision, Andrea Caramanna |
|