Copertina | News | Forum | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | Links



Ricordati Di Me

1h 36'

Regia: Gabriele Muccino



C’è un desiderio di fuga segreto che dà sostanza alla voglia di cambiamento dei personaggi di Ricordati Di Me. Papà ritrova un amore di gioventù e con questo amore anche il desiderio di completare un romanzo. Mamma ritrova la voglia di fare l’attrice a teatro e si innamora del regista. Intanto, dei due figli il maschio si dà da fare per modificare il suo carattere troppo insicuro e la femmina vuol diventare a tutti i costi un personaggio televisivo.
Tutti insomma vogliono trasformarsi, perdere qualcosa di sé che non appartiene intimamente loro. Quasi la loro vita non fosse altro ormai che la somma di stanchi rituali, che appartengono ad un immaginario che per appartenersi ha bisogno di modificare di continuo il proprio aspetto, di proporre sempre nuove sfide.
Il desiderio di fuga di cui si diceva non ha nulla a che fare allora con la ricerca di una dimensione più autentica dell’essere, con la conquista della parte più autentica della propria personalità. Qui si tratta invece di un sapere "performativo", che solo mettendosi in gioco, proponendo a se stesso sfide sempre più alte, riesce a conquistare uno status di realtà. Ma è evidente che questo mettersi in gioco assomiglia a rintracciare un modello che non appartiene a se stessi, ma trova fuori di sé la propria vera ragion d’essere, quasi la realtà non fosse altro che un continuo processo di espulsione di quanto appartiene più intimamente a noi stessi.

Questo per dire, fra l’altro, che il ritratto che dell’Italia contemporanea propone Ricordati Di Me ha poco o nulla a che fare con le contraddizioni reali che attraversano il paese, che inevitabilmente vedrebbero coinvolta una riflessione non certo effimera su quello che si è e su quello che si potrebbe diventare e molto invece ha a che fare con il tentativo di giocare con intelligenza e anche con sottile ironia alla conquista di un status di realtà che coincide con l’esperienza del rischio, con la possibilità di scomparire di fronte allo spettacolo che è la vita, che è l’unica vita che ci è concessa. Solo a patto di trovarsi senza uno spettacolo da proporre, da imporre all’attenzione dei più, è possibile ai personaggi di Ricordati Di Me trovare una ragion d’essere, che certo non può che rappresentare quella perdita del centro attorno a cui ruota l’abile regia di Gabriele Muccino, così attenta inevitabilmente al movimento che porta con sé la perdita della memoria e anche l’annullamento di qualunque autentica forma di ricerca, ricerca che non può essere in nessun modo sostituita da un movimento continuo che conosce solamente se stesso e il desiderio di superare i risultati conseguiti, di mettere a rischio quello si è chiamati ad essere da un io collettivo che non ha veramente nome, che non può averlo perché la sua sostanza è fatta di paura, paura di perdere il proprio posto nello spettacolo continuo che si è chiamati a recitare.

© 2003 reVision, Marco Marinelli