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Una Relazione PrivataUne Liaison Pornographique - 1h 20'
Regia: Frédéric Fonteyne Il film dura 90 minuti, ci informa un cartello compiacente sopra la biglietteria. Bene, rientriamo nella classicità più assoluta. Dopo cinque giri di lancetta,
l'assunto pare interessante. Anatomizzare una relazione sentimentale nata (quasi) per caso. C'è il cotè narrativo dell'inchiesta, con i protagonisti che guardano in macchina e raccontano. Dopo
venticinque minuti, la poltrona comincia ad essere più scomoda, e ci si chiede come si potrà raggiungere l'ora e mezzo. Divengono più frenetiche le consultazioni dell'orologio. Occorre attendere
circa quaranta minuti per una discreta scena di sesso, e cinquantacinque per ricevere del pathos sospensivo. All'ultimo arrembaggio, c'è finalmente un po' di struggente malinconia, quando già il
quarto uomo segnala il recupero. E si va via sull'onda del flou, al novantunesimo e qualche secondo. Ripassando davanti al compiacente cartello di prima, nel momento in cui odo una signora discettare
sulla sua mancanza d'amore per i film francesi, sorprendentemente contraddetta dalla recentissima visione di Una Relazione Privata, a buon diritto mi chiedo se io non capisco più il cinema, o
se gli altri vedano film che a me non sono mai mostrati. Non che questa Liaison Pornographique abbia in sé qualcosa di pessimo. Ma è geometria sentimentale già vista numerose volte negli ultimi
vent'anni. Con una messa in scena che cerca di essere ammicante, ed è solo epidermica.
L'idea, come già detto, è buona: compilare "la scheda tecnica di un amore", cercare di scovarne i meccanismi di funzionamento. Come si può trovare attraente una persona estratta a caso dalla folla (quella folla sfocata che apre e chiude il film), come si decide di prendere, o lasciare, in un solo attimo. L'istanza giornalistico-indagatoria prende però il sopravvento, anche nei toni, fino a lasciar ruotare il film ad un regime così basso da non essere neppure più mimetico dei reali schemi di funzionamento di una relazione, per quanto privata essa sia. Vagamente imbarazzante il contributo degli attori, con Sergi Lopez assolutamente vacuo e Nathalie Baye, che per questa prova è stata premiata a Venezia, invecchiata e appesantita, in balia del naturalismo delle lacrime in primo piano (e con le stesse scarpe dall'inizio alla fine del film). Il vero difetto di Una Relazione Privata è quello di scantonare là dove si potrebbe preannunciare un cambio di ritmo, di non avere una propria
identità definita. Troppo arido per ambire al rigore illuministico di Rohmer. Troppo evanescente per poter figurare nell'elenco di teoremi compilato da Sautet. Assolutamente de-passionalizzato, quindi
impossibile da assimilare al deprecatissimo Lelouch. Privo della furbizia che serve per usare in maniera patente e sfacciata simbologie elementari come lo sfocato, il ralenti e i vecchietti in articulo
mortis, quindi impossibile da accostare al vate Kieslowski. Se lo spettatore deve agitarsi sulla propria seggetta solo perché i personaggi non hanno nome proprio, ma sono semplicemente Elle et Lui,
proporrei la distribuzione di Robbe-Grillet all'ingresso del cinema. C'è un parziale riscatto (e chi non ha visto il film non vada oltre, se non vuole rovinarsi la sorpresa) nelle due ultime sequenze,
che documenta la simultanea rinuncia dei due amanti improvvisati. Quei tre minuti nel bistrot, ancorati con grazia all'improvviso impulso che decreta la vita, o la morte, di un amore, ed il finale
(questo sì) con rinuncia alla Sautet fanno rimpiangere i precedenti ottanta. Se valeva la pena attendere, è giudizio che spetta al singolo.
© 1999 reVision, Riccardo Ventrella |
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