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Les Amants Réguliers

2h 58'

Regia: Philippe Garrel



La necessità di Les Amants Réguliers corrisponde al desiderio corposo di un passato pregno di valori sicuri, aspettative certe, sogni realizzabili.(Ri)vivere un tempo nel quale era (ancora) possibile avere la sensazione di costruire il futuro, attraverso il cambiamento radicale del mondo. Un tempo nel quale gli "ismi" erano pensiero corrente, eccitante, contrapposizioni chiare, definite, tra le rivolte naturali degli studenti e il potere oppressivo rappresentato dalle forze di polizia che faceva il suo sporco lavoro di controllore di un ordine (costituito) antico. I numerosi sacrifici, il sangue versato da una parte e dall'altra non sono serviti alle generazioni successive, che dimenticano la Storia, perché la Storia si può solo vivere come hanno fatto i vari François ed anche rifiutare non sopportando il dolore, la delusione, per il mancato raggiungimento di obiettivi (e in questo senso il suicidio finale può considerarsi l’immagine più penetrante di un vuoto assoluto, di un’assenza totale di riferimenti). Eppure Garrel si limita, supportato dal rigore e la limpidezza austera del bianco e nero, a guardare i movimenti dei suoi protagonisti, con tenerezza e passione e considerando tale prospettiva come l'unica via possibile per i moti giovanili dell'epoca. Il Sessantotto è stato un grande momento di energia vissuto visceralmente da migliaia di giovani che lottavano, fumavano, facevano l'amore come capitava all'ombra dell'ideale più utopico, la libertà, magari senza una sua precisa articolazione ed elaborazione. Con una luminosità di sguardo incondizionata (e protratta nel tempo), la purezza incontaminata dei sentimenti da filmare con la leggerezza della mdp in stile nouvelle vague. E il film di Garrel, con questa inevitabile lunghezza, una durata di ben centosettantotto minuti che servono solo a rivivere una condizione, è un ripiegarsi su dimensioni, corde, elementi molto noti della storia cinematografica: quella di impegno, militanza, ma che era anche storia di formazione dell'individuo fuori dalla banale diegesi. E da qui il rischio di non dire nulla di nuovo, anzi di irritare per furore nostalgico inneggiante a Bernardo Bertolucci e a Prima della Rivoluzione. La tesi è più o meno la stessa (da sempre): era questo il mondo che volevano cambiare alcuni giovani, ma poi sono venuti i cattivi (borghesi) di turno che hanno fatto fuori estetica e buon gusto, ordine reazionario avverso libertà (di drogarsi, di fare l’amore). La peggiore delle malattie: l'anarchismo, quando il giovane è condotto davanti agli ufficiali del servizio di leva, e come un qualunque Antoine Doinel truffautiano fa il ragazzo selvaggio, fugge sopra i tetti di Parigi e non sotto come Rene Clair... Ma il film non può ridursi solo al racconto.
La Nouvelle Vague imperitura insomma, che si divora l'ultima possibilità di sguardo. Peggio o meglio dei dreamers di Bertolucci poco importa, perché i personaggi di Garrel giocano la loro identità in modo universale o almeno è l’unica dimensione possibile che si può respirare, quella fuori dalla Storia.

Les Amants Réguliers è la commedia di un gruppo di giovani e non la vicenda drammatica di un periodo storico indicato, sottolineato in maniera puerile. Storia di generazioni con qualche elemento che cambia, ma la sostanza è sempre la stessa. Rivolta contro le generazioni precedenti e poi nuovo ordine stabilito dal loro passaggio d'età. Né più né meno, ma niente di romantico, per carità, né commozione o nostalgia.
Il cinema di Garrel è un cinema dell’impossibilità narrativa, in quanto le coordinate narrative che si presuppongono diverse perché fuori dai tempi postmoderni, quali eredi immobili di un altro tempo (il medesimo della Nouvelle Vague), sono cinema fragilissimo, come se Godard continuasse oggi a scrivere film come negli anni sessanta.
Garrel dovrebbe rendersi conto dell’impossibilità di tale opzione, ed è naturale che altre sue prove come La Cicatrice Interiore (1972), sono avanti anni luce rispetto a Les Amant Réguliers, che è alieno solo per il suo carattere retrò, per l’aura sessantottina che vuole perpetuare, non come resoconto storico, ma come modalità visiva e certamente lontano da qualunque tipo di cinema mainstream. Ma questa opposizione oggi spesso vacilla. Per esempio: un film brutto ed immorale (dalla cupa ideologia) come La Guerra dei Mondi di Spielberg paradossalmente è molto più utile per ca(r)pire i fantasmi contemporanei. Mentre Les Amants Réguliers risulta un’operazione sterile, laddove con qualunquismo indica l’etica militante assente fra i giovani e che Garrel, didatticamente, si ostina a rimettere in gioco, ma con strumenti ormai obsoleti, con linguaggi corrispondenti alla non attualità (nel senso buono della parola). Anche se non essere attuali ha sempre la sua parte di merito.

© 2005 reVision, Andrea Caramanna