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Regeneration1h 54' Larghe distese di grigio fango, profondo ed avvolgente, strette trincee scavate nella terra,
corpi di soldati morenti sprofondati in pozzanghere di sangue misto all'acqua della pioggia battente, immagini tremende, cupe
e feroci che catapultano lo spettatore negli orrori della prima guerra mondiale. Una sensazione di angoscia assoluta difficile
da dominare, la stessa di chi si ritrova ad assistere impotente alla distruzione di giovani vite mandate al macello senza colpa
o responsabilità alcuna, solo per soddisfare i giochi di potere degli uomini di governo per i quali quelle perdite umane sono solo
numeri da annotare. Una sensazione di disagio, però, non fine a sè stessa, ma foriera di un profondo messaggio di speranza dal
valore universale.Tratto dall'omonimo romanzo di Pat Barker, Regeneration, presentato nella sezione British Renaissance della 54^ Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, fonde, infatti, tragedia e poesia, commozione e disperazione, nel perfetto equilibrio di un film pacifista nel senso più vero del termine, non frasi fatte e vuoti slogan quindi, ma i nobili principi di chi partito volontario per difendere la patria e ristabilire la pace si è ritrovato trasformato nell'insignificante ingranaggio di un meccanismo di conquista. E se lo scozzese Gillies MacKinnon ci aveva già impressionato favorevolmente con il toccante Small Faces, è indiscutibile come si sia qui avvicinato alla più completa maturità, realizzando un film difficile e vibrante. Centro della vicenda è l'ospedale militare di Claiglockhart, dove una varietà di personaggi storici dalla marcata sensibilità si ritrova casualmente ad intrecciare i propri destini, tenuti insieme dal dottor William Rivers (un bravissimo Jonathan Pryce), figlio del medico che anni addietro aveva tentato di curare dalla balbuzie Lewis Carroll e sperimentatore dei primi fondamenti della psicanalisi freudiana. Attorno a lui soldati ed ufficiali che recano in sè le ferite più profonde dell'animo umano: c'è chi è tormentato nel sonno dal ricordo dei compagni morti in battaglia, chi non riesce più a mangiare dopo essere stato letteralmente scaraventato nel corpo di un nemico, chi, come Billy Prior (Johnny Lee Miller, il Sick Boy di Trainspotting), si è rinchiuso nel mutismo e nel rifiuto dei propri ricordi. E' qui che viene inviato il poeta Sigfried Sassoon (James Wilby), eroe di guerra, ufficiale amato dai propri uomini, affinchè si convinca della necessità di ritrattare la dichiarazione con la quale, rinunciando alla croce di guerra, non accettava più di combattere e denunciava il raggiro perpetuato ai danni di migliaia di ragazzi inviati al fronte fra l'indifferenza delle autorità. E' qui che lo stesso Sassoon incontra Wilfred Owen, ora considerato fra i migliori poeti del periodo, sostenendolo e spronandolo a scrivere. Molteplici vicende e tragedie individuali, talora rischiarate timidamente da sprazzi di
dolcezza o di allegria, incubi e rimembranze di un passato appena trascorso che si vorrebbe già dimenticare e che ci appare
sotto forma di lampi improvvisi, di flashback tetri e disperati, fra i quali emerge sempre più definita la figura del dottor
Rivers, uomo prima ancora che medico, medico prima ancora che soldato. La sua è la presa di coscienza di chi, fedele ai propri
metodi e fermamente intenzionato ad aiutare chi alle sue cure è stato affidato, soffre dei limiti invalicabili frapposti dalla
mente umana e rifiuta di essere l'artefice della "guarigione" di soldati destinati a riprendere il ruolo a loro assegnato di
carne da cannone. La sua reazione è in fondo la nostra, il rifiuto di accettare l'inaccettabile, di giustificare morti e dolori inutili,
traumi drammatici ed eterni, e l'importanza di film come Regeneration è anche questa, quella di farci ricordare di non
dimenticare.
© 1997 reVision, Carlo Cimmino |
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