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Ray

2h 32'

Regia: Taylor Hackford



La regia calibrata e trattenuta di Taylor Hackford trasforma quello che avrebbe potuto essere un capolavoro in un onesto tributo all'artista e alla sua musica.
L'intento dichiarato era ricostruire la vita e l'anima di un uomo che ha trovato "il suo sound sulla via di un'odissea" personale, raccontata senza ipocrisie. E, infatti, l'intero film, in 152 minuti di proiezione, celebra Ray Charles come creatura accreditata da una moderna mitologia pagana. Forte della consulenza dello stesso "Genius", che impose un'unica regola: la veritą, il film non č la santificazione postuma di un uomo e del suo talento sconfinato ma la rappresentazione dei demoni, dei picchi e delle cadute di un uomo contraddittorio, capace di perdersi nelle pieghe dell'eroina e dell'egocentrismo ma anche di impegnarsi per i diritti civili e la lotta contro il razzismo.
Trasgressivo nella vita privata e nell'arte, Charles ci č presentato come il tremante risultato di due ossessioni: la musica e la morte per annegamento del fratellino, avvenuta sotto i suoi occhi di bambino ancora vedente. A cinque anni sa gią suonare il pianoforte; a sei perde la vista per un glaucoma irreversibile e solo grazie alla madre, la fiera e forte Aretha, impara la dignitą e l'indipendenza.

La sorprendente performance di Jamie Foxx, che non si č limitato a dare fisicitą al musicista ma lo č diventato in un'impressionante metamorfosi che gli č valsa la candidatura all'Oscar, e la collaborazione con un avanguardista della fotografia, Pawel Edelman de Il Pianista, che ha saturato di colore, fino a raggiungere la suggestione di un dipinto surreale, i flashback dell'infanzia di Ray per far entrare lo spettatore nella sua personalissima percezione di realtą e ricordo, non sono bastate al regista per far comprendere e perdonare del tutto i peccati di un personaggio cosģ umano.
Un meraviglioso elogio alla musica, dunque, a quell'incredibile, coraggiosa, a tratti sacrilega commistione di gospel e blues, di country, jazz e rock'n roll: in una parola la soul music. Ma poco cuore al di lą della maniera che, alla fine, deve pagare un tributo in termini di coinvolgimento e atmosfera.

© 2005 reVision, Elisa Schianchi