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Ratatouille1h 50'
Regia: Brad Bird Puoi essere il più incontentabile e schizzinoso dei critici gastronomici: la cucina
Pixar soddisferà in ogni caso il tuo palato. Perché sazia senza rimpinzare, stupisce senza avvezzare allo stupore. Ogni portata
è un pezzo di bravura, in una sapiente ricetta di complessità e fluidità. Vedi la rocambolesca battaglia del topolino Remy
contro la vecchiaccia armata di fucile. La corsa a perdifiato nei sotterranei di Parigi, con la straordinaria resa visiva dei
flutti d’acqua e delle tubature arrugginite. I surreali interventi del fantasma del grande chef Auguste Gousteau, morto di
dolore quando il suo rinomato ristorante perde la quinta stella. Le schermaglie amorose tra l’imbranato sguattero Linguini e
l’esperta cuoca Colette. I maldestri tentativi di Skinner (nuovo dispotico padrone del ristorante, ricalcato sulla fisionomia
del grande Mischa Auer) per carpire i segreti di Linguini. Le dolci sensazioni del gusto che in una sequenza memorabile (omaggio
a Fantasia di nonno Disney) si traducono in sinestesie ottico-sonore. I millimetrici tempi comici con cui Linguini rincorre
fornelli e pentole, guidato come una marionetta dall’amico topo che abita sotto il suo cappello.
L’ingrediente centrale è la dialettica maestro/allievo, che condisce tutti i duetti della trama: Remy-Padre, Remy-Gousteau, Linguini-Remy, Linguini-Skinner. Siamo tutti rassegnati discepoli di qualcuno più vecchio o più potente, siamo tutti critici pronti a rinnegare le pietanze altrui, in un’angosciosa catena di magisteri e infedeltà, figli maledetti da incolpevole talento e padri conservatori da rinnegare. Il secondo inarrivabile piatto della casa è una struttura narrativa che si scinde in due strati: il film degli umani (nel quale Remy si esprime con incomprensibili squittii) e il film dei topi (che invece capiscono benissimo la nostra lingua...). Due livelli che si danno continuamente il cambio nel corso del racconto, diventando di volta in volta uno il contorno dell’altro, fino ad impastarsi insieme nel finale, quando il popolo dei topi conquista il dominio del ristorante. A metà pasto ti rendi conto che la Pixar ti ha servito di nuovo lo stesso menu (beffardamente
cucinato in modo diverso) di Cars e de Gli Incredibili, un menu
che serve in tavola la "rottura delle convenzioni". Il desiderio di andare oltre le norme imposte dall’ordine costituito.
L’impossibilità del Genio di "nascondersi" nei bassifondi, insieme agli altri roditori suoi simili. Ma mentre pensi questo,
ecco che arriva il dolce. Alla porta appare il terrificante critico Anton Ego, le cui acuminate recensioni decretano il trionfo
o la rovina di un ristorante. Remy decide di servirgli proprio la "ratatouille", un umile stufato di verdure lontanissimo dalle
ricercatezze con cui ha viziato la sua selezionata clientela. E quando Ego avvicina la pietanza alle labbra... torna improvvisamente
bambino, si ritrova nella sua vecchia casa di campagna, in cucina, in compagnia di sua madre. Un momento di profonda, inattesa
emozione, quasi una madeleine proustiana (non a caso siamo in Francia).E sorseggiando il caffé ti dici: ciò che accade ad Anton Ego è proprio l’esatto contrario della realtà. Perché le stesse invenzioni narrative, la stessa inesauribile creatività visiva, quasi mai riuscirai a gustarle in un film normale, di quelli che di solito si cucinano per gli spettatori "grandi". Quelli, in realtà, sono film da bambini. Con Ratatouille, invece, si ritorna adulti. © 2007 reVision, Dante Albanesi |
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