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Il Quinto Elemento

The Fifth Element - 2h 07'



Cercate di procurarvi Metal Hurlant, rivista francese dei primi anni Ottanta, e apritene un numero a caso, perchè è da lì che Il Quinto Elemento, film d'apertura del 50° Festival di Cannes, sembra discendere direttamente. Non il cinema di fantascienza alla Blade Runner, ma i grandi fumettisti francesi, quindi, possono essere considerati il principale motivo ispiratore di Luc Besson che, dopo il successo mondiale di Nikita e Leon, ha realizzato uno dei progetti a lui più cari, tratto da un suo soggetto scritto all'età di sedici anni. Disegnatori leggendari come Moebius e Jean-Claude Mezieres hanno infatti creato i bozzetti per personaggi fantastici e scenografie futuristiche, e lo stesso nome dell'eroe della vicenda, Korben Dallas, richiama inevitabilmente alla memoria quello di un altro maestro del fumetto, Richard Corben, noto in Italia soprattutto per essere spesso apparso sulle pagine de L'Eternauta. Ma tutto ciò, pur generando in noi, inevitabilmente, un certo moto di simpatia verso il film di Besson, si volge a tutto discapito dello stesso, sospeso a mezz'aria fra il fumetto ed il videogame, senza mai riuscire a rivelare una propria identità.

Unica arma in grado di contrastare il Male Supremo, il Quinto Elemento è da sempre custodito dai Mondoshawan, razza aliena dall'imponente mole ma dalla testa minuscola, per affidarlo agli abitanti della Terra una sola volta ogni 5000 anni, quando una porta invisibile mette in comunicazione la nostra dimensione con quella delle tenebre. Il suo segreto, oscuro ai più, è tramandato gelosamente di generazione in generazione, fin dai tempi dell'antico Egitto, da una stirpe di sacerdoti.
Oggi, nel 2259, quella porta si è aperta ed un'enorme massa magmatica si avvicina velocemente verso il nostro pianeta, senza che nessuno sia in grado di fermarla. L'intervento dei Mondoshawan è quanto mai necessario, ma la loro navicella viene abbattuta dai Mangalore, mercenari alieni dalle fattezze canine, pagati dal potente Zorg (Gary Oldman, già apparso in Leon). Solo grazie ad una tecnica rivoluzionaria, il Quinto Elemento può venire riprodotto in laboratorio da quel che resta di un superstite, prendendo le sembianze terrestri della bellissima Leeloo (Milla Jovovich). Sarà lei, insieme a Korben Dallas (Bruce Willis), autista di aero-taxi un tempo al servizio delle Forze Speciali, ed a Cornelius (Ian Holm), l'ultimo depositario del segreto del Quinto Elemento, a dover recuperare le quattro pietre magiche, evocative dei quattro elementi tradizionali, aria, acqua, terra e fuoco, necessarie per sconfiggere le forze del Male.

Fantascienza, avventura, amore e comicità vengono qui, comunque, mescolati senza il benchè minimo ritegno, prendendo la replicante di Blade Runner ed il poliziotto indistruttibile di Die Hard per poi ricollocarli, rapidamente trsformati in Leeloo e Korben, nella New York del 23° secolo, una metropoli dai connotati inverosimili, fatta di modellini che sembrano modellini ed accurati disegni che restano splendide opere di fantasia, come tali mai reali nè, ipoteticamente, tangibili.
Non aspettatevi quindi le atmosfere suggestive dei precedenti lavori di Besson, nè un appassionante film d'azione in stile hollywoodiano, nè, tanto meno, una pellicola dai profondi risvolti esistenziali, ma piuttosto una malriuscita commedia ambientata in un futuro popolato di effetti speciali, dove proprio i momenti più volutamente comici - vedi il viaggio premio con relativa star dei media e tutto un contorno di personaggi trendy che proprio dal mondo di Jean-Paul Gaultier, stilista e qui creatore dei costumi, sembrano provenire - risultano essere i più irritanti.
Non ci resta altro da fare che sorridere, quando possibile, e, in ogni caso, apprezzare gli interpreti che, in tutto questo guazzabuglio, riescono comunque a convincere.

© 1997 reVision, Carlo Cimmino



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