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The Queen

1h 42'

Regia: Stephen Frears



Il cinema inglese ci ha abituati ormai da tempo ai ritratti di grandi donne della sua Storia (del resto, sono roba loro Maria Stuarda, Elisabetta I e... Lady Macbeth). Donne di potere che sanno essere spietate ed implacabili, ma pur sempre donne e quindi capaci di esibire una sensibilità speciale, interpretate sullo schermo da fuoriclasse della dissimulazione, le grandi attrici della leggendaria tradizione anglosassone. In una sequenza di The Queen, Helen Mirren, nei panni della regina Elisabetta II, sfoga in solitudine il proprio stupito dolore immersa nella quiete bucolica di un magnifico bosco: lo stesso pudore con il quale Judi Dench nel ruolo del titolo di Lady Henderson Presenta si lascia andare ad uno struggente pianto liberatorio, dopo la morte del marito, di fronte alla dolce calma di un lago. Due caratteri femminili taglienti e riservati, volitivi e fragili, due vicende esistenziali ambientate in diversi periodi del secolo appena trascorso (la Henderson negli anni ’40) e un unico, talentoso regista, Stephen Frears, ex enfant terrible della nuova ondata anni ’80 del Free Cinema. Grazie al suo ultimo The Queen, la Mirren si è portata a casa meritatamente la Coppa Volpi nell’edizione del Festival veneziano appena conclusasi. Del resto, non è la prima volta che la grande attrice incarna il personaggio di una regnante: è già stata l’ironica, estrosa Carlotta in La Pazzia di Re Giorgio (ruolo per il quale, a suo tempo, vinse un premio a Cannes: si vede che il sangue blu le porta fortuna). Stavolta l’impresa era ardua visto che si trattava di rappresentare una controversa e ancora scottante vicenda, con i suoi protagonisti attualmente quasi tutti vivi e in carica. C’è da dire che Frears si era già confrontato con la Storia recente in un riuscito film televisivo, The Deal, incentrato sulla nascita del New Labour e quindi sul rapporto tra Tony Blair e Gordon Brown.
Cosa assai diversa è, però, fare i conti con uno degli eventi che hanno segnato l’immaginario collettivo nell’ultimo scorcio del Novecento, ovvero la tragica (e per molti misteriosa) morte in un incidente d’auto a Parigi di Lady Diana, la principessa anticonformista amata dal popolo e dai media ma tradita dal marito futuro re d’Inghilterra e praticamente ripudiata dai reali medesimi.

Usando lo stesso straordinario sceneggiatore del suo film in tv, Peter Morgan (che si è aggiudicato il premio Osella a Venezia), Frears non ricostruisce il fatale fattaccio dell’agosto 1997 ma si limita ad evocarlo attraverso una serie di sequenze d’archivio. La sua macchina da presa s’inoltra nella magnificenza prima di Buckingham Palace e poi del naturale scenario della residenza nella campagna scozzese di Balmoral, rifugio di Elisabetta II, del consorte Principe Filippo (James Cromwell) e dei nipoti William e Harry, questi ultimi scrupolosamente protetti dal frastuono mediatico seguito alla morte della madre.
Il tono è caustico ma mai irriverente, con qualche accenno satirico soprattutto nell’iniziale scena della visita di Tony Blair (interpretato dallo stesso Michael Sheen di The Deal) e della di lui consorte Cherie (Helen McCrory). È un imbarazzato approccio tra due universi paralleli e distanti: il premier è venuto a convincere il vedovo Carlo (Alex Jennings) e la Regina a trasformare il funerale di quella che lui chiama la "Principessa del Popolo" nella spettacolare manifestazione da diretta televisiva planetaria che poi è stata.

Con intelligente acutezza, Frears compone l’implacabile ritratto di una famiglia reale allo sbando, coi suoi dolori privati, le sue durezze politiche, il suo ricorso a dogmi nobiliari e strategie aristocratiche.
The Queen presto diventa una stilizzata e straniante commedia nera, affidata ad interpreti straordinari (da ricordare pure la prestazione della grande Sylvia Syms nei panni della vetusta Regina Madre) e alla sublime performance di Helen Mirren, attenta a conferire la durezza necessaria e la riottosa ma vibrante umanità al suo difficile personaggio. Lo zelo eccessivo di Blair (preoccupato di non trasformare l’inaspettato avvenimento in un boomerang politico), l’aspra e scostante riservatezza del Principe Filippo, i troppi bicchieri di scotch, i sofismi da salotto, i distinguo e i rimproveri morali: tutto sembra accadere come in un brutto sogno dentro le lussuose stanze del regno, mentre fuori il popolo cerca di elaborare il proprio traumatico lutto trasformando Diana in un mito dei nostri tempi. Di questi contrasti vive il film, proponendo magari riflessioni più ampie (che potrebbero riguardarci) sui conflitti che hanno sempre alimentato il confronto tra etica comune e ragione di stato, ma il tutto condotto con una controllata leggerezza da kammerspiel borghese.
Assai convincente è poi il passaggio dai documenti dell’epoca (il funerale in Mondovisione con i potenti della terra e gli artisti più glamour, Elton John, Steven Spielberg e gli allora accoppiati Tom Cruise e Nicole Kidman) alla finzione con la Elisabetta della Mirren che scende in strada ad ammirare commossa i sudditi invocanti la sfortunata principessa di Galles che non volle farsi regina. Dovrebbero andare a scuola da Frears i tanti sceneggiatori e registi nostrani avidi di ricostruzioni di eventi storici, che spesso sanno comporre solamente insipide fiction familiaristiche da museo delle cere.
The Queen è un anomalo, raffinato biopic, esemplare nel tratteggiare il ritratto di una donna potente sconvolta da un maledetto incidente che da privato è diventato politico: una piccola storia che, grazie all’enfasi mediatica, è entrata nel grande libro della Storia.

© 2006 reVision, Francesco Puma