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Quattro Giorni A SettembreO Que E' Isso, Companheiro - 1h 53' Il regista Bruno Barreto noto al grande pubblico per pellicole come Dona Flor E I Suoi Due Mariti e
Amor Bandito torna sul grande schermo con un insolito thriller politico (così lo definisce il regista) ambientato in
Brasile durante la dittatura militare, Quattro Giorni A Settembre.
Liberamente tratto dal romanzo "O que è isso, companheiro?" di Fernando Gabeira, il film ripercorre gli avvenimenti del
settembre del 1969, soffermandosi in particolare sul gesto estremo messo in atto da un gruppo rivoluzionario clandestino,
l'MR-8, per smascherare di fronte all'opinione pubblica internazionale la politica di repressione del regime militare
brasiliano: il rapimento dell'ambasciatore americano in Brasile.
Pur riconoscendo il grosso lavoro di ricerca e l'impegno messi da Barreto nel ricostruire con fedeltà l'atmosfera che si
respirava in quei giorni e le tensioni e le contraddizioni che animavano i rivoluzionari, dobbiamo però dire che Quattro
Giorni A Settembre non va oltre la fredda cronaca dei fatti e questo perché Barreto, preoccupato di presentare gli eventi
senza prendere le parti di nessuno e senza formulare giudizi, tralascia di approfondire i caratteri, sfiora appena i sentimenti
non offrendo alcun appiglio allo spettatore per appassionarsi alla vicenda.
Insomma Quattro giorni A Settembre ci è apparso più vicino a un servizio di un programma di approfondimento giornalistico
che a un film. Cosa ha spinto allora i membri dell'Academy a inserirlo nella rosa dei film stranieri candidati all'Oscar, vi
chiederete? Probabilmente il desiderio di far dimenticare il sostegno offerto dall'America di quegli anni alla dittatura
militare brasiliana. Nonostante il film non ci sia piaciuto, dobbiamo ammettere però che ne abbiamo apprezzato la sottile
ironia delle battute in cui viene messa in discussione l'intelligenza degli americani e sottolineato il loro cattivo gusto.
Incontro con Bruno Barreto Bruno Barreto, regista brasiliano di fama internazionale, ha inseguito per otto lunghi anni il sogno di
portare sullo schermo i fatti che avevano sconvolto il Brasile nel settembre del '69. A ispirare questo progetto al regista
era stato il romanzo autobiografico del giornalista Fernando Gabeira, diretto testimone degli eventi di quel turbolento
settembre. Per trarre un film dalle pagine di Gabeira tuttavia il regista ha dovuto aspettare che arrivasse il momento opportuno...
-Signor Barreto, perché ha scelto di parlare adesso dei fatti che infiammarono quel settembre del '69? "Ho voluto raccontare degli avvenimenti del settembre '69 oggi, perché credo che sia importante, in un momento dominato dal cinismo quale quello attuale, far riscoprire ai giovani il significato di parole come sogno, utopia, etica, ideologia, idealismo. Inoltre forse era passato il giusto lasso di tempo per affrontare quei fatti con la giusta distanza critica". -Quale messaggio vorrebbe arrivasse alle giovani generazioni attraverso il suo film? "Che la violenza non è necessariamente la migliore soluzione per risolvere i problemi politici". -Qual è stata la più grossa difficoltà da superare nella realizzazione di Quattro Giorni A Settembre? "Sicuramente la stesura della sceneggiatura. Non volevo fare un thriller politico alla Costa-Gavras o alla Stone, né un documentario, ma un opera di fiction che interpretasse la realtà senza tradirla, un thriller politico insomma che non fosse prigioniero dei cliché del genere e per lungo tempo ho cercato uno sceneggiatore che capisse il tono chiaroscurale che volevo dare alla vicenda. Solo dopo aver cambiato cinque sceneggiatori sono riuscito a coinvolgere nel progetto Leopoldo Serran, sapevo che lui sarebbe riuscito ad esprimere ciò che volevo, e così è stato". -Quanto Quattro Giorni A Settembre tiene presente "O que è isso, companheiro?" di Gabeira? "Diciamo che il film parte dal libro, ma prende poi una sua strada. Nel romanzo Gabeira racconta in prima persona di come la sua vita sia stata modificata dal sequestro dell'ambasciatore americano. Per la forma in cui il libro era stato scritto era impossibile tradurlo per lo schermo così com'era, inoltre mi interessava approfondire la psicologia degli altri protagonisti di quel settembre del '69 (l'ambasciatore americano, i torturatori, gli agenti dei servizi segreti, la classe media...) e questo per raccontare questa pagina della storia brasiliana in tutte le sue sfumature". -Cosa l'ha conquistata del romanzo di Gabeira? "Ad avermi conquistato è stata l'ironia con cui Gabeira riflette sulla militanza di sinistra degli anni '60". -Come è stato accolto Quattro Giorni A Settembre in Brasile? "Il film ha ottenuto un grosso successo di pubblico mentre ha diviso la critica. Alcuni critici brasiliani hanno infatti trovato che il film fosse troppo tenero con la dittatura militare". -E in America? Quattro Giorni A Settembre per non essere una pellicola in lingua inglese sta avendo un discreto successo in America e questo perché fa leva sul senso di colpa degli americani per l'appoggio offerto dal governo degli Stati Uniti alla dittatura brasiliana". -Gli ex-terroristi brasiliani come hanno reagito al film? "Con disapprovazione per lo più, perché hanno trovato che il film umanizzasse troppo i torturatori del regime". -Si può parlare, secondo lei, di una rinascita del cinema brasiliano? "Credo di sì. Dal '94 infatti grazie a una nuova legge che favorisce il cinema il Brasile è tornato a produrre una media di 50 film l'anno". -Si aspettava la nomination all'Oscar? "Non so dirle se me l'aspettavo, la desideravo, questo sì, ma non ci speravo". © 1998 reVision, Maria Stella Taccone |
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