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Amore A Prima Vista

Regia: Vincenzo Salemme



Dopo La Bomba un altro film italiano sfrutta il filone "parodia della malavita". Vincenzo Salemme è il protagonista Bruno Garramone, il boss carismatico e sciupafemmine - si vanta di una media di dieci donne al giorno - che si sottopone ad intervento chirurgico per salvare la propria vista. Ad attenderlo c’è la promessa sposa Nina (Mandala Tayde), siciliana, focosa e impaziente. Ma le cose non vanno secondo copione. Il trapianto di cornee scombussola visioni e preferenze sessuali di Bruno che s’innamora di un Fortunato, ma di nome, maggiore dei carabinieri. Il pretesto narrativo, per l’originalità e gli effetti surreali che produce, rende gradevoli i minuti iniziali del film. Purtroppo lo spunto iniziale, una volta svelato, ci lascia solo con una serie di gag prevedibili.
Amore A Prima Vista è il classico prodotto che si dimentica delle possibilità linguistiche del cinema. Il genere farsa teatrale degli equivoci potrebbe essere la definizione migliore per questo secondo film di Vincenzo Salemme. Gli sketch degli equivoci, con verve e inclinazione comica tutta partenopea (con le musiche di Pino Daniele), e che richiamano alla memoria la tradizione del grande Totò o meglio di Eduardo e Peppino De Filippo, si ripetono stancamente l’uno dopo l’altro, cercando di strappare più risate possibili al pubblico, ma si avvitano su pochi stereotipi (l’unica buona idea, naturalmente, è solo quella iniziale relativa agli effetti indesiderati delle cornee trapiantate).

La regia, subordinata totalmente ai tempi della battuta, si limita a seguire con precisione le performance attoriali. Ne derivano sequenze ingessate, inquadrature fin troppo rigide, in cui il movimento è praticamente assente, e anche quando riusciamo a scorgere nella volgare tappezzeria dell’abitazione mafiosa il ritratto leonardesco della donna con l’ermellino ci si chiede se ciò sia del tutto casuale, non scommettendo sull’intenzionalità di una scelta registica. Tutto sembra riprendere una quinta teatrale, e, del resto, molti dei protagonisti hanno una lunga esperienza di teatro.
Nella scontata girandola delle situazioni tipiche della commedia italiana, indimenticabile risulta il personaggio, un po’ fuori contesto, interpretato dal grande Enzo Cannavale: uno psicotico, temibile antropofago, col vezzo di sbranare, a mo’ di leone con tanto di potente ruggito, le sue incredule prede. Per il resto sarebbe meglio tacere, perché la maggior parte delle battute di spirito si basa su una lunghissima serie di luoghi comuni (dai carabinieri alle mamme), alcuni non molto edificanti sugli omosessuali, che diventano fatalmente, per la pronta risata, "uomosessuali".

© 1999 reVision, Andrea Caramanna



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