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Passato Prossimo1h 30'
Regia: Maria Sole Tognazzi L'intimità come disposizione complessiva di ascolto è quasi sempre un obiettivo lodevole di messa in scena.
Minimalismo nello sviluppo narrativo, perché mancano (grandi) eventi in senso tradizionale, attenzione pressoché
assoluta alla performance degli interpreti. Con alcuni sentimenti che tendono a prevalere: dolore, sofferenza e insoddisfazione
generale, già nella coppia temporale, passato prossimo e presente, disposti visivamente dentro la stessa sequenza tra
l'inizio e la fine di una semplice panoramica. A figurare una stasi insopportabile, un'evoluzione che si compie a malapena nelle
storie intrecciate dei vari personaggi. In fondo qualcosa pure muta, ma si rimane con la sensazione che ogni trasformazione sia
possibile solo attraverso eventi labili nella coscienza di ognuno. Come l'omosessualità di Gianmaria, temuta o semplicemente
sospettata solo per lontananza dal corpo femminile. Anche gli altri rapporti, quelli amicali, sono segnati da duraturi rancori, o
da sospetti, pensieri maligni che inquinano la fiducia reciproca. Le relazioni amorose non riescono anch'esse a superare il passato
con Claudia ancora innamorata di Edoardo eppure disposta a continuare il rapporto banale con il nuovo fidanzato. E ancora incontri sessuali
raffreddati dal dubbio, se il contatto sia stato più o meno piacevole e per chi.
Questa serie lunghissima di pensieri ha una cornice marcata, stretta, perfino claustrofobica: una villa nella campagna laziale, un'abitazione in cui ogni oggetto accende ricordi (il primo momento in casa è segnato da un breve dialogo sulla disposizione cambiata di alcuni mobili), per l'ultima volta perché la casa sarà presto venduta. Una casa che serra dentro sé stessa i personaggi, anche perché le porte chiuse devono evitare la fuga al piccolo cane di Carola, amato animale domestico, e manifesto surrogato (non a caso si chiama Filippo) di un bisogno, una mancanza che di giorno in giorno diventa sempre più isterica, da timidezza si trasforma in ansia, quasi in nevrosi. La visionarietà del film non si affida al tormento ritmico e altalenante tra l'autunnoinverno-presente e l'estate-passato
prossimo, perché l'intimità delle storie, la durata implicita dei legami tra i personaggi, legami più che decennali
sono infine soltanto comunicati vividamente con lo strumento di numerosi dialoghi che elaborano, preparano alla happy end collettiva,
laddove ciascuno trova la risposta più plausibile agli urgenti interrogativi che minavano l'esistenza. Non a caso una sequenza
celebra questa "riunione" simultanea dei cuori. Gli amanti si amano contemporaneamente nei vari ambienti della casa, e questo
momento idillico è vissuto come attimo di verità, capace di regalare nuova forza a ciascuna storia.Chiusa in tale verbosa atmosfera, la parte visiva del film sembra non ben sorretta da quell'unica idea di sfalsamento improvviso tra presente e passato. La ripresa circolare intorno al tavolo da pranzo è infatti inutile, il culmine di alcuni gesti superflui, oppure l'indizio di una leggerezza che si vuole a tutti i costi ottenere, ogni tanto, con più ampi movimenti della mdp, invece che le inquadrature regolari e il semplice alternarsi drammaturgico di campi. © 2003 reVision, Andrea Caramanna |
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