Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



La Promesse

1h 30'



Due fratelli, Luc e Jean Pierre Dardenne, sono i registi di questo film belga, nudo e crudo. Non sono visionari come la famosa coppia di fratelli americani (Joel e Ethan Cohen), né poetici come i famosissimi nostrani (i Taviani). Loro raccontano la realtà così com'è, e non a caso fino ad oggi hanno girato diversi documentari. Raccontava uno dei due in conferenza stampa che una volta André Delvaux aveva detto che in Belgio era impossibile fare dei film di attualità come era stato possibile in Italia, dove era stato prodotto un film come Le Mani Sulla Città, e ci ha detto che Delvaux si è ricreduto dopo aver visto il suo film. Quello che a mio parere invece è impossibile in Italia è fare un film del genere con la partecipazione della TV, senza che tutto diventi finto, poco credibile, leccato, senza che sia necessario far recitare qualche attore veterano del filone, per riconoscerlo sempre nello stesso ruolo.

In questo film, prodotto tra gli altri, anche dalla televisione belga, tutto è plausibile, i personaggi sono raccontati con onestà. La storia, una storia di immigrati, è presentata con toni realistici (una colonna sonora fatta di rumori e canzoni cantate dal vivo piuttosto che di un accompagnamento musicale di commento lo conferma), attraverso un personaggio alle prese con un forte dubbio morale, un difficile cammino, una presa di coscienza. Non è quindi proprio il tono di un documentario, freddo ed imparziale, se è mai possibile esserlo (non lo furono le correnti letterarie più obiettive, come il verismo o quella cinematografica del neorealismo). Il punto di vista è quello di un adolescente, di un uomo in fieri, e quindi fortemente caratterizzato. E quindi più che ad un romanzo verista il film si avvicina ad un romanzo del filone del realismo e non a caso lo spunto iniziale di questo film nasce, come dichiarano i registi, da una frase di "Delitto e castigo" (...'tutti sono colpevoli agli occhi di tutti e questo fatto mi tormenta').

Il ragazzo in questione è Igor. La promessa quella fatta a un africano in punto di morte, di occuparsi della propria moglie e del figlioletto, appena arrivati in Belgio dal loro Paese, sicuramente fragili e indifesi di fronte a questa società sconosciuta. Lui, Hamidou, in un modo o nell'altro aveva trovato il modo per sopravvivere, ma morire in terra straniera, cadendo da un'impalcatura e nascosto nella sabbia dal suo datore di lavoro abusivo, per non avere rogne, non era previsto. Quest'uomo così insensibile da fare una cosa del genere e da raccontare una serie di bugie alla moglie di Hamidou per farla stare buona, è Roger, il padre di Igor. E Igor ha assistito a tutto questo, ed è costretto a mantenere il segreto. Roger non è un uomo malvagio e incapace di sentimenti, è solo un povero diavolo che cerca di cavarsela come può. Con un traffico di immigrati clandestini. Fino a lì non è impossibile accettarlo, per Igor. Ma il segreto della morte di Hamidou, di fronte agli occhi di Assita, che non implorano, ma pretendono la verità, è difficile da tenere. Da una parte c'è il padre, un padre affettuoso, generoso con lui. Dall'altra un crimine, nei confronti di qualcuno che fino a ieri forse non sapeva neanche se avesse una dignità di uomo. Piano piano, per Igor, Hamidou, che è presente come un fantasma, diventa un uomo, con tutta la sua dignità e la moglie, che con la sua forza e il suo coraggio ha molto da insegnare, una donna col diritto di sapere. Il film è questo dubbio morale. Quando Igor ha preso la sua decisione il film finisce, non sapremo cosa ne sarà dei destini dei personaggi, se Igor riuscirà a riconciliarsi col padre, se Assita resterà in questo occidente così misero, descritto (con stupore, dice il regista, degli spettatori africani) non come un paradiso, ma per quello che è.

I personaggi del film anche sono quelli che sono. Ogni attore ha recitato la sua parte con grande libertà e la cosa ha sicuramente giovato molto al film. I due africani, Assita e Rasmané Ouedraogo, che hanno recitato con Idrissa Oudreaogo nel film Tilai, tra gli altri, sono attori di cinema professionisti, mentre Jérémie Rénier (Igor) e Olivier Gourmet (Roger), hanno una formazione televisiva e teatrale.

© 1997 reVision, Raffaella Mastroiacovo



torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci