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Primo Amore1h 40'
Regia: Matteo Garrone La ricerca dell'essenziale può condurre una mente psicotica ad una dannazione in vita per se stesso, coinvolgendo chi per amore
è pronto a tutto pur di soddisfare l'altro. Eppure chi è pronto a tutto per l'altro, tanto da lasciarsi risucchiare fino al totale annullamento di sé, ha anch'esso una
mente disponibile a farsi plasmare, una predisposizione all'acquisizione della perversione altrui.In Primo Amore l'elemento di disagio mentale è solo un mezzo. La "malattia" di Vittorio è rilevata ma non enunciata a chiare lettere. Le visite dal medico psichiatra appaiono inconsuete nei modi, frammenti, stralci di dialogo, rare incursioni in cui la mdp osserva e registra attraverso finestre, vetri, stipiti di porte, per porre in modo immediato la marginalità dell'eventuale caso clinico rispetto ad una vicenda più complessa e che non intende spiegarsi attraverso la psichiatria. Vittorio (Vitaliano Trevisan, di professione scrittore e co sceneggiatore del film) si sente attratto solo da donne molto magre, ma stavolta l'incontro con Sonia (Michela Cescon, al duo debutto cinematografico), pur disattendendo le sue aspettative, lo coinvolge. Sonia sembra da subito fortemente interessata a l'uomo, e Vittorio intravede la possibilità di iniziare una sfida: non amare un corpo già magro, ma innamorarsi di una donna per quello che è convincendola inconsapevolmente a dimagrire. Dalla casa laboratorio di orafo, attività ereditata dal padre, Vittorio si trasferisce con Sonia in un antica casa di campagna, ed è a questo punto che Sonia decide di dimagrire, sotto il controllo soddisfatto di Vittorio. Da qualche chilo in meno la donna passa ad un dimagrimento eccessivo, e giunta al limite delle proprie forze, Sonia comincia a rendersi conto di aver offerto troppo per amore. Innanzi tutto ci sono gli ambienti, fondamentali in un film di Garrone, specchio e sintesi dell'animo dei personaggi. Vittorio passa dall'edificio con delle sbarre alle finestre, vera prigione della sua solitudine, fortino in cui è custodito, ancor prima dell'oro, il segreto della sua ossessiva ricerca, alla casa immersa nella campagna, confronto con la speranza di una relazione soddisfacente, apertura apparente verso l'esterno, in realtà desiderio di chiudersi con la sua compagna in un mondo circoscritto a quella stessa ossessione ora fattasi carne. In principio è solo maneggiando, plasmando un materiale prezioso, portandolo all'essenzialità stilistica, che Vittorio cerca di soddisfarsi. Poi Sonia, la sua personalità, il suo carattere, ciò che ama, diviene la materia più perfetta e preziosa, ma ancora grezza, bisognosa del suo intervento. L'uomo modella, plasma, cercando il punto più malleabile, più disposto a subire modifiche certo che l'amore della donna, la sua dedizione siano lo strumento migliore per ottenere il risultato desiderato - ricordiamo che al loro primo incontro Vittorio dimostra delusione circa il peso della donna, e Sonia ne è rimasta dispiaciuta - e solo dopo aver compreso di avere totalmente in mano il materiale tanto agognato, Vittorio abbandona il suo lavoro. Il passaggio tra la prigione e la natura è il punto di cesura di una storia che ora accelera sino al drammatico epilogo, una metafora della ricerca individuale di uno stato di perfezione, una condizione libera da sovrastrutture, da orpelli, raggiungimento di una estrema condizione di purezza il cui mezzo per eccellenza è da individuare nel fuoco - quello del laboratorio, quello del camino domestico - presente in ogni passaggio definitivo. Ciò che rimane è il conseguimento di uno stato limite, il punto da cui ricominciare. Regista scevro da ogni mediazione, Garrone pone questioni universali estremizzandone i portati. Fu così ne L'Imbalsamatore, anche
qui storia di manichea ossessione condotta fino all'annullamento di chi cerca materia da plasmare. In entrambi i film, è la persona amata - quindi attratta dal fascino
misterioso di una personalità coinvolgente e carismatica - meritevole di tanta perversa attenzione, unica a possedere quel tesoro nascosto da portare alla luce, ma anche
portatrice di quel sentimento di ribellione atto a rivoltarsi contro l'amato carnefice fino ad eliminarlo fisicamente. Perché in fondo il desiderio più nascosto di Vittorio
- come di Peppino nei confronti di Valerio nel film precedente -, una volta giunto al massimo del suo operato-missione, è cercare la morte per mano della persona amata.
Ma se Valerio fugge da Peppino a causa di un amore mai dichiarato, lasciato a competere con altri, interrompendo l'operato dell'imbalsamatore, Sonia è costretta a rimanere
intrappolata sino alla sofferenza per la propria sorte, reclusa psicologicamente da un amore dichiarato, vissuto, e concretamente lontana da ogni distrazione mondana, mai
sola di fronte alle tentazioni, pena la caduta di un equilibrio precario.Primo Amore va nella direzione de L'Imbalsamatore doppiandolo, giungendo all'apice di quel precedente percorso, un film i cui meriti sono da ricercare anche nella ormai consolidata troupe di Garrone, oltre che nella personale "ossessione" di un'estremista dei controversi sentimenti dell'animo umano. © 2004 reVision, Emanuela Liverani |
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