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La Maledizione Della Prima LunaPirates of the Caribbean: The Curse of the Black Pearl - 2h 23'
Regia: Gore Verbinski Quest'anno rivive il "film sui pirati". Divertente, arguto, ironico e irriverente come imposto dal cinismo del XXI secolo.
La Maledizione Della Prima Luna rivisita, con successo, le grandi produzioni del passato, risuscitando un genere che, nonostante le grandi potenzialità di
spettacolo e intrattenimento, era stato a lungo dimenticato in favore dei diversi orizzonti delle moderne avventure, orientati verso lo spazio o i viaggi nel tempo
e nelle dimensioni. E, invece, la Disney dimostra che ingredienti di qualità, miscelati con la sapienza delle vecchie fattucchiere, sono capaci di spazzare via
dall'immaginario dello spettatore alieni e computer per far tornare a sognare con lo spettacolo degli scenari dei carabi, i duelli a fil di spada, i corsari e le
maledizioni. Il tutto, come dicevamo, rivisto e corretto dall'occhio autoironico di una macchina da presa che fa scempio dello stereotipo degli eroi di cui fotografa
le gesta per restituirceli, pezzo dopo pezzo, molto umani, fallibili e, finalmente, simpatici. E così cappelli a tre punte, zazzera da zingaro, camicia svolazzante,
ninnoli e tatuaggi, occhi truccati e denti d'oro presentano il capitano Jack Sparrow, donnaiolo, bucaniere ambiguo e scorretto, al comando di un galeone imbattibile
nei Caraibi del XVII° secolo. Arrestato per i suoi crimini, Sparrow si ritrova libero quando la città viene messa a ferro e fuoco da una banda di pirati alla ricerca
di un antico medaglione azteco al collo di Elisabeth (la Keira Knightley di Sognando Beckham), figlia del governatore. Per salvare la fanciulla
rapita e recuperare la Perla nera, il veliero di cui Sparrow era capitano prima dell'ammutinamento, ecco formarsi un'inedita quanto affiatata coppia: Will Turner
(Orlando Bloom, l'elfo arciere de Il Signore degli Anelli), apprendista, tutto dignità e onore, del fabbro del porto e orfano di un ingombrante
genitore dal passato oscuro, e l'avanzo di galera alla ricerca di ciò che ha perduto. Will, infatti, è segretamente innamorato della bella Elizabeth ed ha bisogno
dell'aiuto del bucaniere per salvarla dalle mani dell'orda sanguinaria. Insieme salpano all'inseguimento della ciurma che ha rapito la ragazza, rincorsi, a loro volta,
dagli inglesi, furiosi per lo smacco del rapimento e per la rocambolesca evasione del pirata.
Gore Verbinski, regista di The Ring, offre il meglio del suo talento visionario nel momento in cui rivela il segreto della losca ciurma della
Black Pearl, orrido risultato della maledizione pendente su un tesoro azteco che la costringe in un limbo eterno tra la vita e la morte. Alla luce della luna, infatti,
le sembianze umane della filibusta si trasformano in un ammasso di scheletri traballanti, condannati a non provare più alcuna sensazione ed a trascinarsi giorno dopo
giorno in cerca di un riscatto che sembra non giungere mai. Geoffrey Rush, premio oscar per Shine, comprimario di lusso, capo della ciurmaglia maledetta, affronta
Depp come un moderno Barbarossa e cerca di dare filo da torcere, quanto a performance d'attore, al suo rivale, favorito da una parte che gli calza a pennello, calibrata
al millesimo sulle sue corde, sempre in bilico tra goliardia e farsa. E, infatti, l'interpretazione originale e sopra le righe del ruolo del capitano coraggioso e
spericolato, acuto ma pigro, istrionico mattatore di un palcoscenico fatto di effetti speciali e legni vecchi, acque azzurre e fetide prigioni, di luci trasparenti e
costumi d'epoca, eroe di un mondo che non c'è più o non c'è mai stato, aiuta la regia nella scommessa di portare un soffio di novità nell'epopea dell'avventura della
tradizione. E ciò che più sorprende, alla fine della proiezione, è come un prodotto per famiglie della premiata ditta Topolino & Co., nato dall'attrazione disnyeana
"Pirates Of The Caribbean" dei parchi di divertimento di Orlando, riesca a trasmettere, pur nella lineare semplicità di trama e sviluppi, l'emozione di combattere al
fianco dei buoni in un gioco da bambini tramutatosi in una realtà visivamente inebriante.
© 2003 reVision, Elisa Schianchi |
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