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Harry Potter e La Pietra FilosofaleHarry Potter and The Sorcerer's Stone - 2h 31'
Regia: Chris Columbus Devo ammetterlo. Per molte ore sono stato rapito, trasportato in un luogo altro, fantastico, leggendo e rileggendo le avventure di
Harry Potter. Harry Potter e la pietra filosofale, Harry Potter e la camera dei segreti, Harry Potter e il prigioniero di Azkaban, Harry Potter e il calice di fuoco, sono
stati la causa di momentanee ma ripetute fughe dalla realtà quotidiana verso un mondo governato da altre regole, abitato da maghi buoni, terribili maghi cattivi, studenti
di una fantastica scuola di magie, imponenti bestie mitologiche e bizzarri draghi sputafuoco. L'immaginazione sollecitata dalla parola scritta cercava continuamente di
visualizzare mondi, personaggi dagli strani nomi e costumi, dando così vita ad un universo privato creato nella mia mente di lettore attraverso un intimo patto con la parola
stampata. Un tour de force mentale in grado di favorire la fuga in un mondo di fantasia ricco di conforto e appagamento mentale. Con il timore e le aspettative legate ad un sogno che diventa realtà, ad una fantasia che si materializza, mi sono accostato alla visone del film Harry Potter e La Pietra Filosofale diretto da Chris Columbus. L'atto privato ed estremamente intimo della lettura diviene manifestazione pubblica, rito e movimento di massa. Il film di Columbus si limita a rileggere visivamente ed in maniera molto superficiale la storia contenuta nel libro, senza nulla aggiungere e privando improvvisamente la maggior parte dei personaggi di quella complessità che la carta stampata gli attribuisce. Al di là dei personaggi principali, Harry Potter (Daniel Radcliff) e i suoi due compagni Ron (Rupert Grint) ed Hermione (Emma Watson), la forza del libro risiede proprio nella complessa psicologia dei personaggi di contorno. Il misterioso ed oscuro professor Snape (Alan Rickman), il preside Albus Silente (Richard Harris), il mastodontico custode Hagrid (Robbie Coltrane) e il balbuziente professor Quirrel (Ian Hurt) sono personaggi profondi, tinteggiati con toni chiaroscuri nel libro, mentre nella trasposizione cinematografica sono solo personaggi di contorno, poco più che figure piatte appositamente ritratte come tali per dare maggior risalto alle azioni dei tre protagonisti. Persa la complessità dei personaggi, e di conseguenza il lato "adulto" e più intrigante del libro, al film non resta che puntare tutto sull'azione pura, sulla trama vera e propria. Così la pellicola si trasforma in una giustapposizione forzata di brevi vignette visivamente appaganti, rese vivaci ed intriganti da un sapiente uso degli effetti speciali. La prima apparizione di Hagrid, l'arrivo degli scolari ad Hogwart, la partita di Quidditch, l'intrusione nella scuola dell'enorme Troll, l'abominevole cane a tre teste Fluffy, tutta la sequenza finale partendo dal pozzo delle chiavi volanti fino allo scontro ultimo tra Harry ed il professor Quirrel/Valdemort, restano impressi nella memoria come momenti singoli, spazi a sè stanti uniti tra loro soltanto dalla presenza dei tre bambini protagonisti. Una narrazione frammentaria, disomogenea, piena di alti e bassi, di punti di climax e anti climax, privata di un qualsiasi elemento narrativo o psicologico capace di omogeneizzare il tutto. Al vuoto di idee legato ad una narrazione povera, allo svilimento della complessità dei personaggi ridotti a semplici figure di cartapesta,
alla incapacità di catturare con continuità l'attenzione dello spettatore, si sostituisce lo stupore provocato nello spettatore dalle mirabolanti trovate visive legate all'uso
degli effetti speciali. Sintomatica di questa tendenza è la sequenza della partita di Quidditch che vede come protagonista Harry Potter. Lo spettatore si trova improvvisamente
immerso in un rutilante volo di scope magiche, palle pazze che inseguono e tentano di disarcionare gli stessi giocatori, una sequenza confusa ma visivamente appagante, piena di
colori e movimento, stupefacente nella complessità degli effetti speciali impiegati e mirabilmente celati agli occhi dello spettatore. Un momento della narrazione che ricorda
molto da vicino, soprattutto come intenti, la sequenza della corsa dei Pod in Guerre Stellari. Episodio I: La Minaccia Fantasma. La confusione, il moto
incessante, l'esaltazione massima dei corpi in movimento, l'(iper) utilizzo degli ultimi ritrovati dell'arte degli effetti speciali per celare un enorme vuoto narrativo.
Una spaventosa mancanza di idee e di ogni possibile presenza di tocco autoriale. Dato che siamo in tema natalizio risulta molto facile accostare Harry Potter e La Pietra Filosofale a quegli enormi e luccicanti pacchi che spesso si trovano nelle vetrine dei negozi. Colori e forme capaci di attirare l'occhio del cliente, di indurlo in tentazione, di costringerlo in un certo modo a varcare la soglia del negozio per comprare. Pacchi natalizi privi di contenuto, capaci però di assolvere appieno la loro funzione di esca. Per vendere un capo di abbigliamento, un gioco per bambini, un computer, una riproduzione in plastica di Harry Potter con mille funzioni accessorie, un castello di lego che vagamente assomiglia nelle fattezze alla scuola di magia di Hogwart, un videogioco adatto per Play Station, personal computer e Game Boy. Harry Potter e La Pietra Filosofale in definitiva va inteso, e compreso, per ciò che è in realtà, un mezzo e non un fine, un enorme e costosissimo spot pubblicitario capace di attirare come una calamita milioni di potenziali acquirenti. Speriamo almeno possa servire ad incrementare la vendita di libri. In questo caso, ma solo in questo caso, si potrebbe parzialmente giustificare l'incredibile investimento pubblicitario legato alla figura del giovane e occhialuto mago. © 2001 reVision, Fabrizio Pirovano |
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