Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci



Attacco Al Potere

The Siege

Regia: Edward Zwick



Il caos politico di un mondo de-ideologizzato, con schieramenti trasversali impegnati in scambi di colpi proibiti: è questo lo scenario di Attacco Al Potere, un film della 20th Century Fox che ambisce ad uno spettacolo totale, costruito con un'azione simultanea di componenti visuali (esplosioni/inseguimenti), narrative (suspence, intreccio articolato) e filmiche (il messaggio socio-politico, il sistema di valori condiviso o avversato dai personaggi). Se Armageddon è il manifesto di un cinema aggressivo e individualista, atto a veicolare un pensiero sostanzialmente reazionario, Attacco Al Potere si candida invece a rappresentare la Hollywood democratica e progressista, alla ricerca di un difficile equilibrio tra valori vecchi (patriottismo) e nuovi (società multirazziale). L'apparizione in apertura di Bill Clinton, "rubata" alle cronache televisive, è di per sé una dichiarazione di intenti, e pone fin da principio l'operazione nei binari di un evidente contenutismo.
Le appartenenze politiche vengono così schematizzate: Denzel Washington è l'agente FBI che incarna il Nuovo Umanesimo Americano, tollerante ed educato al sommo rispetto dei diritti e delle differenze, non a caso è nero e collabora con un gruppo di lavoro assolutamente multietnico, perfettamente integrato; poiché ogni processo dialettico con porta con sé il principio della propria critica, il personaggio di Annette Bening è un'agente della CIA che appartiene al medesimo universo culturale sopradescritto, ma con la grossa discriminante di una disinvoltura, di una spregiudicatezza che ne mettono a repentaglio l'integrità morale e la collocano nella terra di mezzo dell'ambivalenza; Bruce Willis infine è lo stereotipo dello yankee militarista, scienziato della guerra, braccio armato di un potere senza nome e senza luogo.

Una volta creati i caratteri, Attacco Al Potere inscena una dialettica oppositiva applicata al problema del terrorismo, che assolve alla funzione di nemico invisibile e soprattutto irrazionale. Ogni azione eversiva innesca un nuovo scontro di caratteri; a questo corrisponde un "momento di verità" del film, uno svelamento progressivo del personaggio che mostra il proprio segno di appartenenza assumendosi la responsabilità di una scelta irreversibile. Il congegno complessivamente funziona a dovere: la recitazione è di altissimo livello, e d'altra parte si è rischiato poco optando per attori che hanno rivestito ruoli molto simili in passato (Washington, per esempio, è tradizionalmente poliziotto o avvocato incorruttibile). La regia di Edward Zwick è corretta, a tratti persino ispirata; ottima è la qualità delle immagini, ed interesserà gli appassionati sapere che il direttore della fotografia è Roger Deakins, che ha lavorato in Kundun di Scorsese e in Fargo dei Coen.
Detto questo, ci sia concesso almeno un dubbio: seppure in presenza di un'opera di buona fattura, c'è da chiedersi quali siano le reali opportunità di un cinema politico praticamente istituzionalizzato, a metà fra la cronaca-spettacolo e il film a tesi: il pericolo del significato dominante è sempre in agguato, ed ostacola una adesione autentica alla poetica cinematografica.

© 1999 reVision, Luca Bandirali





torna all'inizio




Copertina | Cinema | Home Video | Colonne Sonore | L'Archivio | CineLinks | Scriveteci