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Il Popolo MigratoreLe Peuple Migrateur - 1h 32'
Regia: Jacques Perrin A causa del dannato antropomorfismo si continua ad immaginare il pianeta Terra in funzione della specie umana, poiché i
nostri occhi rubano il senso misterioso della Natura, modificano l'ambiente con l'incessante lavoro che deturpa l'anima sacra della vita. Ma le altre creature viventi
della Terra semplicemente vivono ed hanno vissuto per milioni di anni, i loro sacrifici, le fatiche sono state corrispondenti alla capacità di sopravvivere,
con armi pari, in un duello dignitoso e severo per le sue regole, il granchio divora l'uccello con l'ala spezzata, un rapace sottrae il piccolo di un pinguino, ne fa
scempio, per nutrirsi e nutrire anche lui la sua specie. Le stelle, la luna, il sole, i venti, i colori dei paesaggi, deserti, fiumi, montagne, mari, pianure, hanno
guidato per milioni di anni il cammino incessante degli animali migratori. Hanno sempre veduto ciò che l'uomo con difficoltà studiava: i campi magnetici,
le posizioni stellari, la direzione ed il flusso dei venti e delle correnti marine. E gli animali migratori hanno appreso tutti questi elementi sulla loro pelle, con il
sangue, il dolore, la morte ed anche la vita che continua, con l'atto generoso delle loro esistenze che si succedono con l'unico compito, l'unico obiettivo, sopravvivere
secondo le regole naturali.Il Popolo Migratore non solo ribalta il punto di vista, ma fa apparire aliena la presenza dell'uomo sulla terra, l'unico essere vivente che rifiuta le regole della Natura, o almeno ci tenta, sì perché l'uomo è in fondo colui il quale vorrebbe sottrarsi alle due regole fondamentali della vita: la fatica e il Caso. Il viaggio di decine di specie diverse di volatili è un momento necessario e crudele, interessa ogni latitudine terrestre. Lo sguardo della mdp percorre come un
gigantesco compasso tutte le rotte, dalle savane africane, dalle pianure messicane all'Estremo Oriente, dal Sud verso Nord per raggiungere le zone artiche dove nidificare
e poi di nuovo il viaggio di ritorno verso sud. Un cammino che sembra infinito e soprattutto spropositato in rapporto alle forze che questi uccelli devono mettere in
campo, alla loro destrezza e abilità di superare ogni sorta di pericolo, in primis quelli tesi dall'uomo, i cacciatori che piazzano oche finte per attrarre le
vittime alle quali spareranno per il piacere della cucina, o le gabbie di varie dimensioni, ma sempre strette, che imprigionano tutti gli animali esotici, dai bellissimi
variopinti pappagalli alle scimmie, infine le altre trappole tese dall'inquinamento ambientale, le sabbie mobili degli scarichi industriali, i detriti che possono ferire
anche a morte ed impedire la continuazione del viaggio. Ma la presenza umana può, per fortuna, anche essere benevola, come il fanciullo estasiato dalla presenza
ciclica degli uccelli, o la vecchietta che si avvicina alle cicogne per nutrirle direttamente dalla sua mano.Senza tante parole d'accompagnamento come in tanti documentari naturalistici spesso tesi alla spettacolarizzazione dei momenti cruenti della vita di tante creature, Il Popolo Migratore si limita a guardare, a contemplare da vicino la leggenda di questi animali, la cui ostinazione e coraggio sono davvero commoventi specie quando si spengono di fronte a un evento sfavorevole del Caso: una pioggia battente, un temporale o una tempesta di neve, o la presenza di un predatore, mentre dall'altra parte è non meno emozionante l'atterraggio di un'oca sfinita su una nave da guerra, si acquatta sul ponte e poi gira e piega il collo e la testa per dormire tranquilla. © 2002 reVision, Andrea Caramanna |
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