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Pleasantville

2h 04'

Regia: Gary Ross



Pleasantville non è un film sul potere mediatico della televisione. Il fatto che si presenti come tale è pura finzione cinematografica. L'opera prima di Gary Ross segue una retorica narrativa certamente più vicina al cinema di Altman che non al recente The Truman Show. In definitiva si parte dallo schermo televisivo per arrivare a parlare d'altro. Per enunciare la buona novella della rivoluzione affermando i nuovi valori della diversità e della eterogeneità sociale e culturale.
Due ragazzi degli anni '90. David (Tobey MacGuire), timido e complessato teenager appassionato fan della sit com "Pleasantville", e la sorellastra Jennifer (Reese Whiterspoon), emancipata reginetta di bellezza della scuola. Alle loro spalle una delle tante famiglie problematiche. Per David il passato idealizzato nel bianco e nero di "Pleasantville" è il rifugio quotidiano ai problemi della vita contemporanea: disoccupazione, AIDS e inquinamento. Un mondo artificiale di puri valori familiari, calorosi saluti e sesso sicuro. Un mondo ultraperfetto che si regge su tutta una serie di stereotipi. Per Jennifer "Pleasantville" non esiste, la sua unica preoccupazione è uscire con i ragazzi più grandi.

E' sera nella tranquilla provincia americana. David si prepara ad assistere alla maratona televisiva di "Pleasantville". Jennifer aspetta che la madre esca per fare entrare in casa la sua nuova preda e guardare un concerto su MTV. Come accade di frequente il controllo della televisione, "le mani sul telecomando" rappresentano l'esplodere dei contrasti famigliari. Nella lite il telecomando va in frantumi. Uno strano ometto suona alla porta. Consegna ai due uno strano telecomando spacciandosi per colui che ripara i televisori. L'incauto utilizzo del telecomando risucchia letteralmente i due giovani all'interno di "Pleasantville". Mondo reale e mondo fittizo si trovano uno intrappolato all'interno dell'altro. Anni '90 e anni '50: quando due mondi collidono. David diventa Bud e Jennifer Mary Sue. Figli perfetti di una perfetta famiglia americana. David pronto a giocare il suo ruolo, la sorellastra riottosa ad essere limitata dal personaggio della brava ragazza. Per la giovane Pleasantville è sinonimo di Nerdville.
In realtà è l'esuberante sessualità adolescenziale della ragazza a minare i valori e le ferree regole di "Pleasantville". A Pleasantville nessuno conosce il sesso, i tiri vanno sempre a canestro, la biblioteca è piena di libri dalle pagine vuote e i gabinetti sono locali desolatamente vuoti. Per non parlare dei pompieri che sono abilissimi nel salvare i gattini rimasti sugli alberi ma non conoscono il fuoco. Nel lindo bianco e nero della sit com scoppia la rivoluzione del colore. Colore che assume a poco a poco il ruolo di vero protagonista della vicenda. Il suo valore simbolico diventa preponderante, quasi irritante nella semplicità ad offrirsi per essere letto come tale. Da questo momento la vita a Pleasantville non sarà più la stessa.

Dapprima la rivoluzione sessuale, il seme del dubbio portato in grembo da Jennifer, con i suoi simboli ed i suoi riti ancestrali slegati da ogni convenzione sociale. La scoperta del sesso per Betty (Joan Allen), la madre dei due ragazzi, provoca immediatamente l'autocombustione di un albero in giardino. L'albero in bianco e nero brucia di un fuoco a colori vivi. Questo primordiale evento provoca una inarrestabile reazione a catena. Alla rivoluzione sessuale segue la rivoluzione culturale. I libri acquistano colore, le loro pagine parole. La biblioteca è il luogo simbolo di questo passaggio, i giovani del posto i suoi naturali alfieri. Svuotati dai loro rassicuranti presupposti i valori della finzione si rivelano per ciò che sono: stereotipi organizzati e controllati per funzionare da sostituti dei veri valori. Gli abitanti di Pleasantville cominciano a mutare, a passare dal bianco e nero al colore. Dalle semplici certezze della monocromia alla pluralità ignota del colore, dal ruolo loro assegnato dalla sceneggiatura ad un ruolo autonomo. Il barista del paese (Jeff Daniels) scopre che cuocere sulla piastra hamburger non è la sua aspirazione. Creare opere d'arte a colori è la sua vera missione. Stralcia dalla sceneggiatura la sua parte e comincia a dipingere. Poi è la pioggia ad irrompere nel paese immaginario. La pioggia reale, piccolo diluvio universale, a segnare il passaggio da un mondo vecchio e rassicurante nella sua assenza di colori ad un mondo nuovo carico di colori diversi ed accesi. La pioggia segna anche un cambiamento di tono nel film. La commedia diventa film drammatico. Colonna sonora del mutamento il rock'n'roll. Un genere musicale che in questo caso recita la sua parte ben al di là del semplice scontro generazionale.

Lo scontro tra colorati (colored in inglese come il lemma che indica la popolazione di colore nel gergo americano) e persone in bianco e nero è il risultato di questo cambiamento. E' la rivoluzione sociale, penultimo passo verso l'affermazione della complessità, del pluralismo non solo cromatico. Una rivoluzione che genere violenza, intolleranza. La distruzione del bar, il rogo dei libri, la messa all'indice dei colori. Tra nazismo e maccartismo si consumano i contrasti a Pleasantville. Parallelamente a questi scontri procede e si conclude la presa di coscienza per i protagonisti del loro vero ruolo. Anche Jennifer e David acquistano colore nell'evoluzione. Ultimo passo: la rivoluzione politica. Il riappropriarsi della storia di ciascuno e della Storia come simbolo. Il murales che David e il barista dipingono sulla parete della stazione di polizia è il riassunto, raccontato per immagini, della storia di Pleasantville. Del paese, del film. Ogni rivoluzione ha bisogno dei suoi simboli, dei suoi muri da abbattere. Tolto il trucco la struttura dell'inganno non regge più, non serve più nascondersi sotto un falso make up in bianco e nero.
Così ha termine la parabola. La metafora del cambiamento trova nei valori della pluralità, della diversità conclamata ed accettata, la chiave per aprire verso l'esterno il mondo conchiuso di Pleasantville. Peccato il film si soffermi ad osservare solo gli aspetti positivi del cambiamento. Quasi a voler forzatamente dimostrare a tutti i costi una tesi preconcetta. Anche una giusta rivoluzione ha le sue ombre, i suoi chiaroscuri. Un cartello stradale indica Springfield. Un autobus parte per lasciare il paese ormai immerso nei colori della primavera. Le strade non terminano più con il loro inizio. Chissà, forse domani sarà veramente un altro giorno....

© 1999 reVision, Fabrizio Pirovano