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La Pianista: storia di una patologia “Ma guarda tu se dopo aver vinto due guerre dobbiamo permettere ad un austriaco di fare queste
cose….”I due non si conoscevano. Proiezione speciale, rassegna di Cannes. Pubblico intellettuale e compito. Mica gente tratta in inganno dal trailer che sta passando adesso sulle nostre televisioni. Eppure, i due uomini (sui cinquant’anni, posati, cerebrali) erano usciti dalla visione di La Pianista, ultimo film dell’austriaco Michael Haneke, con un tale disagio da scambiarsi frasi da compagni delle medie: “Ma guarda tu se dopo aver vinto due guerre…”. I due non si conoscevano. Ma c’erano rimasti così… male, che pur di far scivolare via il velo sgradevole lasciato dal film erano disposti a dire una frase idiota ad uno sconosciuto. Il minimo che si possa avere verso chi è in grado di realizzare film così disagevoli, così inospitali, è un tantino di ammirazione. Vi starete domandando se La Pianista sia proprio lo stesso film di cui vedete i trailer in onda in questi giorni. Da quei trailer, infatti, La Pianista sembra quasi un romantico film d’amore. Strategia slealissima verso gli spettatori - almeno quelli che non conoscono già Haneke, che non hanno visto Funny Games o Storie, che non sanno, cioè, quali sono le ossessioni del filosofo austriaco. Loro, quelli che andranno al cinema convinti di vedere uno smielato film francese, non potranno che inorridire quando il personaggio di Isabelle Huppert, la pianista molto composta e molto borghese del titolo, annuserà fazzoletti intrisi di sperma in un sexy shop o si mutilerà i genitali su una vasca da bagno. Perché questo succede: La Pianista non è (solo, tanto) un film d’amore. E’ anche quello, ma è soprattutto la storia di una patologia, di una difficoltà nei rapporti, di una catena di relazioni che imbrigliano la protagonista sotto una colte di costrizioni e perbenismo, di convenzioni che lei cerca di infrangere con segreti atti sadomasochistici e riti personali. Un film ancora più duro e difficile da vedere degli ultimi di Haneke. Un film spietato che a Cannes è stato accolto con molti sospetti e molte polemiche (anche per il premio per i migliori attori assegnato ai due protagonisti). In realtà, Haneke sembra tutto meno che un approfittatore, un astuto calcolatore del dolore, un istigatore di polemiche inutili. Il problema è proprio lì: La Pianista è un oggetto disagevole da manipolare perché la concezione del dolore che c’è dietro non è di facciata, rimuovibile, aggirabile. E’ profondamente innervata nella tristissima visione del mondo di Haneke. E, piaccia o non piaccia, anche questo è il nostro mondo. Haneke ha il coraggio di andare fino in fondo. Di guardare le cose dritte come molti hanno paura di fare persino nella vita, figuriamoci al cinema. Per questo, La Pianista è un capolavoro. Un capolavoro che non consiglio a nessuno, che dovete andarvi a vedere a vostro rischio e pericolo. © 2001 reVision, Fabrizio Bozzetti |
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