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La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano

2h 40'



"Da una nave si può anche scendere ma dall'Oceano..." In queste poche parole è racchiuso il mondo, il dramma e la leggenda di Danny Boodmann T.D. Lemon Novecento, il più grande pianista che abbia mai suonato sull'Oceano. La sua storia ce la racconta un trombettista dall'aria malinconica e dallo spirito inquieto che ebbe occasione di conoscerlo e di suonare con lui nei sei anni che trascorse a bordo del Virginian, una grossa nave che agli inizi del secolo faceva la spoletta fra l'Europa e l'America...
Era il primo mese del primo anno del '900 quando un vecchio marinaio trovò, abbandonato in uno scatolone sul pianoforte della sala da ballo della prima classe del Virginian, un bambino e interpretando il fatto come un segno del destino decise di tenerlo con sè come fosse suo figlio. Allevato nella sala macchine, istruito con i risultati delle corse dei cavalli e coccolato da tutto l'equipaggio, il ragazzino crebbe a bordo del piroscafo senza mai conoscere un mondo diverso da quello galleggiante che gli aveva dato i natali. Alla tenera età di otto anni emerse il suo talento musicale: gli bastava mettere le dita sulla tastiera per dar vita ad un isieme di suoni che avevano in sè qualcosa di sublime, di magico. Così da adulto finì col diventare il pianista dell'orchestra di bordo.
Pur esibendosi esclusivamente in mezzo all'Oceano, la notizia del suo straordinario talento non tardò a diffondersi anche sulla terra ferma, dove se da un lato accese l'interesse degli agenti teatrali, dall'altro indispettì alcuni musicisti tanto che qualcuno arrivò addirittura a sfidarlo ad un duello all'ultima nota. Animato da una purezza angelica e sorretto da una fervida immaginazione, riuscì, pur non varcando mai i confini del suo mondo, a visitare i luoghi più impensati, a respirarne l'aria e a coglierne i sapori ed i profumi. Così come riuscì ad esistere senza essere mai nato e a suonare divinamente il pianoforte senza aver mai letto uno spartito.

Nato dalla penna dello scrittore torinese Alessandro Baricco, questo affascinante personaggio prende vita sul grande schermo grazie al regista premio Oscar Giuseppe Tornatore che lo ha fatto uscire dalla pagina scritta (il monologo teatrale "Novecento") e gli ha regalato un volto (quello espressivo di Tim Roth) nel suo ultimo film: La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano. Nel pieno rispetto del testo di Baricco, Tornatore ha imbastito la sceneggiatura del film arricchendola di preziose invenzioni (di straordinaria poesia è la figura del venditore di strumenti musicali usati) e tradotto i suggerimenti visionari dello scrittore in immagini di rara suggestione (pensiamo alla scena della "danza del pianoforte" durante la tempesta). Ma il risultato non sarebbe stato così straordinario se la sceneggiatura non fosse stata supportata dall'incalzante colonna sonora del maestro Ennio Morricone e dalle interpretazioni straordinarie degli attori principali: l'asciutto Tim Roth (Novecento) e lo struggente Pruitt Taylor Vince (il trombettista Max, narratore della storia). Unico neo del film la divagazione dal tema principale con l'episodio dell'amore mancato di Novecento che, a nostro avviso, interrompe inopportunamente il ritmo del racconto. Peccato veniale consideriamo invece la proposizione insistita del momento dell'avvistamento dell'America.
L'imperfezione non toglie tuttavia smalto al lavoro di Tornatore che anzi sembra acquistarne in umanità. Coinvolgente e poetico, emozionato ed emozionante, La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano è un film sentimentale senza sentimentalismi, un film in cui il sogno, quello di un piccolo regista italiano, diventa grande come la sua voglia di raccontare. Che sia finalmente venuto il momento della riscossa per il nostro cinema? Ce lo auguriamo di cuore. Grazie Tornatore!




Incontro con Giuseppe Tornatore




Giuseppe Tornatore, il regista italiano più amato nel mondo dopo Fellini, dopo aver conquistato l'Oscar nel '90 con Nuovo Cinema Paradiso, risponde all'offensiva dei film hollywoodiani con un film dal budget miliardario, spettacolare e poetico: La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano. Così il regista ci ha raccontato la genesi di questo progetto...

"Mi sono innamorato del monologo di Baricco la prima volta che l'ho letto. Mi hanno conquistato subito la sua forte carica allegorica e la sua modernità. Tuttavia il pensiero di trarne un film non è stato immediato. Avevo in progetto un film con la Medusa di cui avevo già pensato quale potesse essere il soggetto. Quando stavo per sviluppare questa idea però ho scoperto che esisteva già un qualcosa di simile e così l'ho accantonata, proponendo in alternativa ai dirigenti Medusa di portare sullo schermo il monologo di Baricco. La mia proposta fu accolta con entusiasmo dai produttori e così da Tim Roth cui chiesi di interpretare il protagonista. Anche scrivere la sceneggiatura fu semplice, ma poi... poi di semplice non ci fu più nulla. E' stato un film complicatissimo, che ha messo a dura prova tutti coloro che vi hanno partecipato. Un'avventura difficile e bellissima che è durata due anni...".

- Signor Tornatore, rivedendo il film nella sua versione definitiva, modificherebbe ancora qualcosa, se potesse?
"No, non modificherei nulla. Credo che il film sia compiuto così com'è adesso. Ho fatto tutti i tagli che ritenevo opportuno fare, prima durante le riprese poi in fase di montaggio, e mi sembra che il film abbia il giusto equilibrio. Forse fra qualche tempo, quando sarò più distaccato, la penserò diversamente, o forse no... Chi può dirlo?".

- La musica è una componente essenziale del film. Ci parla di come ha lavorato col maestro Morricone?
"Ennio è stato per me un punto di riferimento essenziale nella realizzazione di questo film. Abbiamo lavorato di pari passo, io alla sceneggiatura e lui alla composizione delle musiche, confrontandoci continuamente. Contrariamente a quanto fa di solito, Ennio ha poi creato la sua musica anche durante le riprese, aggiustandola via via che il film prendeva corpo. Morricone ha fatto davvero un lavoro straordinario e non posso far altro che ringraziarlo per aver dedicato al mio film un anno e mezzo di lavoro".

- Tornatore, come negli altri suoi film, anche qui c'è una particolare attenzione per gli occhi, in particolare per quelli di Novecento e di Max...
"Nel cinema gli occhi sono tutto. La stessa macchina da presa non è altro che un occhio prestato allo spettatore per vedere ciò che da solo non potrebbe vedere. Quanto agli occhi dei protagonisti, sono lo specchio del loro modo di vedere le cose. Quelli di Novecento esprimono la semplicità, l'immediatezza con cui questi si pone nei confronti del mondo, quelli di Max la profonda inquietudine di chi è alla ricerca di un equilibrio".

- Una "strana coppia" dunque quella composta da Novecento e Max...
"Una coppia inseparabile, come Stanlio e Ollio, Gianni e Pinotto, Don Chisciotte e Sancho Panza... ma anche le due anime di uno stesso personaggio, ora angelo, ora uomo, ora ingenuo, ora inquieto...".

- De La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano sono state date le definizioni più diverse. Qual è secondo lei quella più calzante al suo film?
"Credo che perfetta sia quella che ne ha dato il direttore della fotografia Lajos Koltai: "Questo film è come Novecento, non scende mai a terra'".

- Con questo film sente di essersi allontanato dal cinema che ha fatto finora?
"Trovo che La Leggenda Del Pianista Sull'Oceano sia perfettamente coerente ai film che ho girato prima. A momenti ho addirittura la sensazione che sia troppo somigliante agli altri miei film. In fondo i temi che un regista affronta sono sempre gli stessi. Continuo a raccontare le emozioni e forse continuo, senza rendermene conto, a fare sempre lo stesso film".

© 1998 reVision, Maria Stella Taccone