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Crimen Perfecto

Crimen Ferpecto - 1h 45'

Regia: Alex de la Iglesia



De la Iglesia è un cineasta passionale e crudele. Crimen Perfecto è una parodia della società contemporanea, la società dei consumi, del desiderio (di merci) protratto all’infinito, diretto verso affascinanti articoli. Il grande centro commerciale diventa così il luogo d’elezione narrativo della contemporaneità; con le masse che premono ai cancelli agli orari d’apertura. Con le stesse folle che assalgono i vari reparti per conquistare l’oggetto dei desideri.
Già all’inizio il film suggerisce la sindrome da vetrina luccicante, da continua esposizione magniloquente delle merci. Si tratta di una scena teatrale? No, è soltanto la lezione di un manager ad alcuni apprendisti venditori. Intorno alla parola "vendita" c’è il mondo immaginario possibile, immaginario che coincide con la lista degli oggetti da possedere. Chi conosce le subdole regole delle tecniche di convincimento, come Rafael, può ambire alla carriera. Può conquistare il piano, diventare direttore. La sua ascesa si traduce automaticamente in ulteriore successo: stile impeccabile degli abiti, donne bellissime e smaniose. Rafael conquista il mondo e dà uno schiaffo a tutta quella "mediocrità" che c’è in giro...

Ma i crimini non sono mai perfetti. Il titolo originale peraltro fa esplicito riferimento a "Ferpecto", piccolo errore d’ortografia che è sintomo dell’imponderabilità sostanziale delle cose del mondo. De la Iglesia è tra i pochi autori ad avere il senso del grottesco come Ferreri e Almodovar (più il primo che il secondo per la smisurata ferocia, sono citati anche Buñuel e Villaronga). I suoi personaggi sono divertenti, ma anche ripugnanti per la vitalità triviale, per la volgarità e malvagità delle loro azioni tra cui risaltano i ricatti sentimentali di Lourdes (non solo richieste obbligatorie di sesso), l’omicidio efferato, che si compie in realtà solo dopo l’incidente, con il crudo smembramento del corpo della vittima. La critica sociale di De la Iglesia si esalta quando racconta il nucleo familiare di Lourdes, con il padre narcolettico, la madre dittatrice e la sorella che sembra uscita veramente da un film dell’orrore, fino a sprofondare nel luccicore abbagliante e sinistro della televisione. Un bagliore accecante e perverso che inserisce tutta quanta la scena nella storia della realtà paratelevisiva, sempre a rimorchio di qualche telecamera pronta a riprendere il malcapitato o il credulone di turno. Gli eventi esistono solo se hanno una ribalta elettronica. Che importa se tutti prima o poi, secondo la suggestione Warholiana, avranno i famigerati 15 minuti di celebrità? De la Iglesia non è un autore che si può etichettare facilmente come qualcuno ha tentato di fare, con opere peraltro invisibili in Italia come 800 Balas, Muertos de Risaz e Perdita Durango.
Crimen perfecto che è stato, per fortuna, distribuito dalla Nexo, è la miglior commedia che c’è in giro. Molto lontana dal cinema italiano che raramente è in grado di esporre, rappresentare vizi senza cedere ai soliti familismi (de La Febbre), e anche molto lontana dalla produzione statunitense come In Good Company, spesso ipocrita, oppure falsamente d’autore come Sideways. Senza vezzi artistici, De la Iglesia ci racconta solo le mostruosità quotidiane del nostro tempo. Come in uno specchio...

© 2005 reVision, Andrea Caramanna