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Del Perduto Amore

1h 35'



Uno dei limiti evidenti del cinema italiano degli ultimi anni è la mancanza di coraggio nel riaprire le vecchie ferite del passato. Ancora fresche le polemiche sui film della Resistenza, Porzus e più di recente I Piccoli Maestri. Lo stesso dicasi per i film che hanno affrontato il periodo degli anni di piombo, come La Mia Generazione e La Seconda Volta. Anche in Del Perduto Amore c'è il recupero delicato di una fetta di storia del nostro paese: gli scontri politici nel sud Italia degli anni '50. Nel resoconto storico si sviluppa la vicenda realmente accaduta della maestrina Liliana Rossi, leader comunista che tra le minacciose opposizioni di tutto il paese è decisa a creare una scuola, ancorché in una casa abbandonata in rovina e piena di macerie.

Il film di Placido ha una compostezza rara nel panorama italiano e ritrae senza retorica i mali più comuni della politica di quegli anni, anche se si schiera apertamente a favore del comunismo, mentre le accuse più vivide sono rivolte alla democrazia cristiana, il partito maggiormente responsabile della mentalità gretta del sud Italia. Sembra che il regista e anche attore - fa la parte del protagonista a cinquant'anni, prete dello stesso paese - badi innanzitutto ad amministrare la recitazione dei suoi interpreti tenendoli il più possibile sotto le righe. Operazione abbastanza riuscita, specie con attori come Sergio Rubini o lo stesso Bentivoglio che danno spesso la sensazione di dover essere seguiti in ogni espressione. Nessun problema invece con il giovane protagonista Gerardo (Piero Pischedda), la cui prestazione si affianca per bravura a quella di Giovanna Mezzogiorno nei panni di Liliana. Certo di difetti se ne vedono, come il trucco un po' troppo vistoso e folkloristico degli abitanti del paese e della stessa maestrina e le caratterizzazioni a volte fin troppo accentuate, ma l'insieme non ne soffre e la storia si snoda con piacevole garbo senza annoiare anche chi di quel periodo, quasi preistorico della politica italiana, non si ricorda più niente.

© 1998 reVision, Andrea Caramanna



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